Il Pdl vuole applicare il modello cinese a Internet

Il Pdl vuole applicare il modello cinese a Internet

In questo periodo pochi temi vanno di moda come il diritto d’autore in rete. Così, dopo un’estate di indignazione contro la delibera dell’Agcom, è arrivato il momento di una proposta di legge targata Pdl (più un Responsabile). Il testo, firmato tra gli altri anche dall’onorevole Santo Versace, completa la delibera dell’Authority e affonda il colpo su internet service provider (Isp) e motori di ricerca. E rischia di trasformare i cittadini in delatori.

La proposta di legge è stata depositata alla chetichella il 26 luglio e assegnata in commissione Attività produttive lo scorso 12 settembre. Uno dei primi a togliere il velo sulla legge ammazza-Isp è stato il blogger Stefano Quintarelli. L’avvocato Fulvio Sarzana – già leader del movimento anti delibera Agcom – lo ha analizzato nel dettaglio scoprendo particolari interessanti.

La prima novità riguarda il principio di sorveglianza preventiva. Significa che se fino ad oggi i provider e i fornitori di servizi come Ebay non sono stati obbligati a controllare ogni singolo file o informazione immessa negli spazi web che concedono, con la nuova legge questo principio cambierà. Continuando con l’esempio del sito di aste online: starà a Ebay controllare che all’interno del suo portale non ci siano annunci o pubblicità malandrine. Cioè pubblicità che possano «agevolare o promuovere» la vendita di servizi in violazione del copyright. E dovrà farlo ex ante. Il principio vale anche per i motori di ricerca, che dovranno escludere tutte quelle parole chiave di solito utilizzate per scaricare file protetti o acquistare merce contraffatta. Altrimenti saranno responsabili civilmente. «Vale la pena ricordare – dice l’avvocato Sarzana – che service provider e motori di ricerca gestiscono ogni giorno una mole di dati gigantesca».

Gli fa eco Dario Nenni, il segretario generale dell’Aiip, l’associazione che riunisce i principali provider italiani: «Noi non siamo poliziotti né vogliamo diventarlo. Questa legge ci attribuirebbe una responsabilità che non ci spetta. Il nostro lavoro è un altro: trasportare bit. È come se la società che gestisce le autostrade fosse responsabile per un automobilista che infrange il codice della strada o rapina un autogrill».

Il principio, soprattutto se applicato ai motori di ricerca, avrebbe conseguenze “cinesi”: “Google e altri motori di ricerca dovranno applicare dei filtri preventivi. Alcune parole non saranno più ricercabili dagli utenti” dice Sarzana. Insomma, alcune parole “pericolose” potrebbero sparire dal vocabolario del web. Il sogno proibito di molte lobby e multinazionali.

La seconda novità che lascia allibita l’associazione dei provider e molti addetti ai lavori è il principio del cittadino-delatore. Oggi il provider può rimuovere un file solo dopo la segnalazione dell’Agcom o dell’autorità giudiziaria. Domani, se la legge passasse, basterebbe la segnalazione di «qualunque soggetto interessato», quindi anche un semplice cittadino, perché il provider «agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso». Altrimenti diventerà responsabile del contenuto proibito.

Insomma, saremo tutti un po’ poliziotti. Uno scenario possibile è che gli Isp verranno inondati di segnalazioni ogni giorno. Un flusso che – ad oggi – queste società non sono attrezzate per gestire. «Infatti noi le gireremmo tutte alla Polizia Postale, che verrebbe a sua volta sommersa» precisa Nenni dell’associazione provider italiani, «chi lavora in questo settore deve investire sulle infrastrutture, sulla banda larga per intenderci. Non possiamo perdere tempo a svolgere un compito che non ci spetta, così si tarpano le ali a noi e a tutti gli utenti. C’è un motivo se nessuno al mondo ha applicato questo principio: perché è demenziale».

Dulcis in fundo, alcuni cittadini potranno ritrovarsi anche senza internet. La legge in esame prevede che gli Isp possano staccare la spina del web a chi viene “pizzicato” a caricare file protetti da copyright. Perché? Semplice: “Per evitare che siano commesse nuove violazioni della stessa natura” recita la proposta di legge.

Là dove la delibera Agcom non è arrivata, potrebbe arrivare il testo di Versace & co.: colpire i provider, cioè coloro che regolano l’accesso a internet. Il modo più semplice e rapido per arginare la pirateria senza troppe complicazioni giudiziarie. Tanto che la Camera dovrà esaminare una legge-fotocopia (http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/67421), proposta dal leghista Giovanni Fava, presentata anche qualche giorno prima di quella targata Pdl: 14 luglio 2011. Le cartucce da sparare sono quindi due. E si tratta di proposte talmente estreme da far apparire garantista persino la delibera Agcom.

A proposito di Authority entro il 3 novembre l’Unione Europea dovrà dare il via libera – comunque non vincolante – alla delibera più contestata degli ultimi anni. E dalla metà di novembre in poi potrebbe entrare in vigore.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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