La coperta di De Magistris è corta, e a Napoli torna la monnezza

La coperta di De Magistris è corta, e a Napoli torna la monnezza

La coperta è corta e basta un nulla per capirlo. Il risultato è che a Napoli anche 500 tonnellate di spazzatura a terra, molto ben visibili perché in pieno centro storico, riportano alla ribalta un’emergenza che ogni volta si dichiara superata e invece è ormai malattia cronica. Stavolta il motivo è che i dipendenti di una delle ditte, per questioni di pagamenti, hanno optato per lo sciopero selvaggio, mettendo in ginocchio mezza città. «Se adotteremo sanzioni contro chi sciopera così? Certo» dice il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano.

Ma la situazione è rovente e la coperta è corta. La giunta di Luigi de Magistris lo sa: parte la raccolta differenziata all’ombra delle Vele di Scampìa, il quartiere-supermarket del narcotraffico italiano, non partono per ora le navi cariche di monnezza da spedire nel Nord Europa.
Motivo? I permessi per varcare i confini sono più difficili da ottenere di quanto si pensava. «Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo – continua Tommaso Sodano -. Resto esterrefatto quando sento che ci potrebbero volere tre mesi per i permessi, noi faremo tutto quanto possibile per accelerare». Chi parla di tre mesi è la Regione Campania: il terreno dei rifiuti è l’unico sul quale il sindaco Luigi de Magistris e il governatore Stefano Caldoro sono in guerra aperta. Il perché è il no senz’appello del sindaco ad un nuovo termovalorizzatore a Napoli. Ieri il Comune dava non senza soddifazione la notizia della gara deserta per scegliere l’azienda che costruirà il termovalorizzatore a Napoli Est. Oggi ha risposto la Regione Campania con durezza: «È una bugia, ci sono tante società interessate per questo abbiamo allungato i tempi». La questione è più che altro la seguente: quale società sfiderà la posizione di un sindaco che ha annuciato di voler usare tuti i mezzi legali a disposizione per impedire la costruzione di un inceneritore sul territorio cittadino di sua competenza?

E poi, come se non bastasse, ci sono i problemi tecnici, superabili ma che non consentono quell’impennata promessa dal sindaco («differenziata al 70 per cento entro fine anno»). C’è buona volontà ma mancano i bidoncini – il Comune li sta acquistando con una gara d’appalto che hai i suoi tempi – e mancano anche i cassonetti della monnezza: ne servirebbero almeno altri 5mila. Dove sono finiti? Incendiati nelle rivolte dei cittadini contro i cumuli di rifiuti o in quelle dei disoccupati organizzati contro il dramma lavoro. Insomma, pure loro vittime sacrificali delle emergenze napoletane. 

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