“La Grecia fuori dall’euro, per il bene dell’Europa”

"La Grecia fuori dall'euro, per il bene dell'Europa"

BERLINO – Strana posizione quella del deputato liberale tedesco Frank Schäffler. Il quarantaduenne parlamentare dell’Fdp, cravatta rosa, abito gessato, occhiale nero, nelle ultime settimane è diventato uno dei politici più citati dai giornali per avere dato voce a chi è contrario al salvataggio della Grecia e all’estensione del fondo europeo salva stati (Efsf) che si vota domani nel Bundestag. Strana perché uno si potrebbe aspettare un personaggio che vuole far cadere il governo, rischio per altro reale se Merkel non dovesse raggiungere la maggioranza interna. Invece Schäffler si sbottona così, in una intervista concessa oggi a un gruppo di giornalisti stranieri nella sede della stampa estera: «Non voglio organizzare un’altra maggioranza. Voglio solo poter dormire bene la notte. Spero che si confermino le persone che mi hanno appoggiato. Voglio continuare a difendere la mia linea». In sostanza voterà contro la legge, ma spera che Merkel abbia la maggioranza, perché nessuno, e men che meno il suo partito, si può permettere una rottura nel governo e le elezioni anticipate.

La sua storia é un buono spaccato dell’atmosfera che si respira a Berlino in vista del voto di domani nel Bundestag. Frau Merkel ha fatto appello a tutte le sue forze per ottenere di mettere in riga gli eurosciettici, numerosi tanto nel suo partito, la Cdu, come nel partito cugino bavarese, la Csu, e tra gli alleati liberali. La cancelliera ha bisogno della maggioranza interna, non perché lo imponga la legge (riuscirebbe comunque a far passare la legge con l’aiuto dell’opposizione), ma perché fallire sulla politica europea significherebbe mettere in discussione l’esistenza dell’attuale governo. I giornali scrivono oggi di deputati della maggioranza raggiunti telefonicamente dalla stessa Merkel che faceva pressione per il voto, per la “Abstimmung”, in programma per domani.

Frank Schäffler é stato tra i primi della maggioranza a parlare di «insolvenza controllata della Grecia», e ha lanciato una raccolta di firme all’interno del suo partito contro la linea di Merkel del salvataggio ad ogni costo. Un po’ cavalcando i sondaggi che dicono che il 75% dei tedeschi sono contro alle misure che si accinge a votare la coalizione, un po’ nel tentativo di dare un colpo di reni al suo partito, in caduta libera. Si é trasformato nell’ “euro-ribelle” per eccellenza, in quello che non crede alla filastrocca della cancelliera che ripete «se fallisce l’Euro, fallisce l’Europa».

È questo quello che si definisce un euroscettico? «Non sono un euroscettico, anche se so che a volte vengo descritto cosí dai giornali, preferisco definirmi un eurorealista, e definire gli altri euroromantici, ad esempio Schäuble (ministro delle Finanze)». «Io sono cresciuto in una generazione di politici che si è formata all’interno dell’Europa, e che non può che vedere la Germania in un contesto europeo», assicura Schäffler.

Ciononostante si dice contrario per principio alla «politica del denaro a basso costo, dei fondi di salvataggio e del debito pubblico che porta senza dubbio all’inflazione», e quando l’inflazione diventa significativa, la minaccia si trasferisce «ai milioni di cittadini che hanno risparmiato nelle assicurazioni sulla vita, e che in pratica hanno investito i loro soldi in questi debiti». Mettere a disposizione il loro denaro a una sorta di “transferunion” che ne può disporre, indipendentemente dalle decisioni di uno stato, significa mettere a repentaglio «i fondamenti stessi della società e della democrazia».

Secondo Schäffler il problema è che si sta evitando di dire le cose come stanno: «La Grecia non ha la benché minima possibilità di uscire dalla crisi attuale restando nell’Euro. Il problema della Grecia é un problema di competitività. È nell’interesse tanto dell’Europa come della Grecia, se il paese esce dall’Euro e svaluta la sua moneta per rilanciare l’economia».

Peró succede in Germania che, anche se i sondaggiindicano che la maggioranza della popolazione è contro all’estensione del fondo salva stati, i partiti e i politici che prendono posizione contraria alla linea della cancelliera, vengono puniti alle urne. È successo due settimane fa a Berlino, proprio ai liberali, nelle elezioni locali. Una lezione che ha smorzato l’astro nascente di Schäffler, che nel frattempo aveva raccolto firme di 3000 membri del suo partito contrari all’ampliamento dell’Efsf. Tant’è che negli ultimi giorni, molti “ribelli” della coalizione sono rientrati nelle fila, sotto la pressione di Merkel, e del mondo intero che si aspetta che la Germania dimostri forza nella prova di domani. «Le pressione è altissima», ammette Schäffler, «io evidentemente l’ho superata, spero di non rimanere solo», sorride. Le prove generali di voto nella Cdu, confermano la presenza di franchitiratori ma sembrano assicurare a Merkel la maggioranza sperata. A un giorno dal voto, anche il più infervorato dei dissidenti é obbligato ad abbassare la testa, e non augurarsi che la coalizione crolli. Sarebbe un disastro per i liberali, per la cancelliera e per l’Europa.

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