Le banche scrivono alle imprese: «Rialziamo i tassi»

Le banche scrivono alle imprese: «Rialziamo i tassi»

Grande è la confusione nei mercati finanziari, e le contorsioni del governo Berlusconi sui contenuti della manovra non fanno che aumentare lo sfaldamento del sistema Italia. Il termometro della sfiducia, il rendimento chiesto da chi compra titoli di debito emessi dal Tesoro italiano, è tornato a salire. Ora è al 5,171% per il decennale, 370 punti in più dell’analogo Bund. Se continua così, «possiamo vedere schizzare al cielo il costo del credito…arriverà a livelli insostenibili», è la funesta previsione del banchiere Corrado Passera al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Fa una certa impressione sentir parlare così l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, manager solitamente ottimista e rassicurante. I Btp sono come una zavorra per le banche italiane: più perdono di valore, più aumenta il rischio percepito sugli istituti, grandi e piccoli. E chi presta loro i soldi chiede una remunerazione maggiore.

In tempi normali le banche italiane erano abituate a servirsi di quattro canali di finanziamento: i depositi della clientela, il mercato dei fondi monetari (money market funds), l’interbancario, il mercato obbligazionario. E uno dopo l’altro questi canali si sono inariditi. Emettere obbligaioni è diventato carissimo: raccogliere scadenze a 3-5 anni oggi non costa meno del 5%, mentre la carta a 10 o addirittura 20 anni è invendibile. I fondi monetari, specialmente americani, che per anni hanno rappresentato un buon ricettore di carta bancaria italiana a brevissimo termine, hanno chiuso le porte. È in questo scenario che si colloca il prestito di 500 milioni di dollari erogato dalla Bce a una banca europea (italiana?), e che a sua volta trova contropartita in un’analoga operazione della Bce con la Federal Reserve di New York. Sull’interbancario è meglio lasciar perdere: causa sfiducia fra banche, i volumi si stanno riducendo, mentre il costo sale. Restano i depositi della clientela: ma anche qui non ci sono buone notizie. Stando ai dati della Banca d’Italia (che sono però aggiornati a giugno), il costo dei depositi è via via aumentato (0,88% contro 0,60% di un anno prima), mentre per tutto il 2011 i volumi si sono andati contraendo. Le turbolenze di questi giorni non spingeranno certo le famiglie ad aumentare i depositi in banca. 

La domanda è: quanto ci vorrà prima che tutto questo caos scarichi i suoi effetti a valle, sul mondo della produzione e sulle imprese? Mesi? Settimane? Abbiamo chiesto ai diretti interessati, a chi eroga il credito alle imprese. E la risposta che abbiamo raccolto è stata: «ieri». Non è una battuta, ci ha spiegato questa mattina un top banker di una primaria banca italiana. Mentre nei corridoi del Senato la manovra continua a cambiare aspetto a ogni passo, e ben poche certezze si hanno sui tempi, le banche hanno preso le loro decisioni: una stretta ai cordoni della borsa, finché la situazione di allarme non rientra. Così, al ritorno dalle ferie estive, l’unica certezza che le imprese hanno trovato o stanno per leggere sulle comunicazioni delle banche è che il costo del credito è in salita.

Le lettere ai clienti stanno partendo, in qualche caso sono già arrivate a destinazione. «Non possiamo fare altro al momento: stiamo rivedendo al rialzo i tassi», riferisce un banchiere di una primaria banca italiana. Se come intermediario spendo di più per finanziarmi – è il ragionamento – non posso che aumentare anche il tasso sugli impieghi ai clienti. A giugno il tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia sui prestiti in conto corrente alle società non finanziarie era del 4,53 per cento. «Siccome stanno emergendo problemi di liquidità per tutti – gli fa eco il tesoriere di un altro istituto – non nascondo che se, come risultato dell’aumento dei tassi applicati alla clientela, calano gli impieghi, non mi strappo i capelli». Prestiti più cari e stretta sui volumi erogati: benvenuti nel credit crunch. La contrazione di credito colpirà le imprese, e in particolare le Pmi, che non dispongono di altri canali di accesso al credito diverso da quello bancario. Meno soldi per finanziare i nuovi investimenti ma anche per il capitale circolante. Chi ha bisogno di smobilizzare i crediti per finanziare la produzione dovrà attendere.

Il rallentamento dell’economia è servito. Già due settimane fa, mentre la manovra si contorceva su stessa, Linkiesta aveva dato l’allarme. La spirale è inesorabile: aumento del rischio paese, difficoltà a trovare liquidità per le banche, credito sempre più difficile alle imprese. Nel mezzo della prima ondata di panico che aveva travolto i Btp, gli industriali più sensibili avevano messo le mani avanti (vedi intervista a Fabio Storchi della Comer Industries). Bisognava fare in fretta. Ma la manovra correttiva, pensata per dare un preciso segnale di impegno agli investitori, ha continuato a cambiare colore e contenuti. A meno di un (al momento) improbabile ritorno di serenità sui mercati, una gelata autunnale attende le imprese italiane. 

lorenzo.dilena@linkiesta.it