Per salvare l’Euro ora si invoca lo Zar

Per salvare l'Euro ora si invoca lo Zar

Un alto commissario per il bilancio pubblico. Questa è la soluzione per la stabilizzazione dell’eurozona secondo il premier olandese Mark Rutte e il suo ministro delle Finanze Jan Kees de Jager. Nella lettera al Financial Times, i due politici olandesi spiegano quale dovrebbe essere il futuro dell’Unione europea. «Nel Patto di stabilità e crescita ci sono rigorose regole di bilancio, è ora che tutti le rispettino», scrivono Rutte e de Jager. In caso contrario, ci sarà l’espulsione dall’Unione monetaria Ue. E per il nome di quello che sarà il supervisore dei conti pubblici europei si ipotizza già che sia l’attuale commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn.

Non è servito il salvataggio della Grecia. Non è servito quello dell’Irlanda o quello del Portogallo. E non è bastato nemmeno approvare un nuovo piano di sostegno finanziario ad Atene, condito di una misura di potenziamento delle architetture finanziarie europee per la gestione delle criticità. Nulla di tutto questo è bastato per riportare alla normalità la zona euro, sempre più in crisi d’identità, sia a livello economico sia a livello politico. «Ora è il momento di agire», dice il primo ministro olandese Rutte. Il momento non è stato scelto a caso.

Nelle ultime settimane stanno aumentando le spinte secessioniste per far fronte a una crisi ben peggiore delle previsioni. Come abbiamo visto, la banca elvetica Ubs ha apertamente parlato di Euro break-up, il collasso della divisa unica che aleggia sopra il Vecchio continente. Ed è proprio per questo che anche il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, ha affrontato la questione nella conferenza stampa di oggi dopo la decisione di mantenere invariati all’1,50% i tassi d’interesse. Rispondendo ad una domanda, per la prima volta Trichet ha parlato della possibilità dell’espulsione di un governo dell’Eurozona limitandosi a ribadire che «i governi devono completamente rispettare il Patto di stabilità e crescita». 

Ma quali sarebbero i poteri dello Zar del budget, come lo hanno definito Rutte e de Jager? In primo luogo, dovrebbe essere in grado di valutare l’attuale situazione contabile dei Paesi membri, anche nei casi più ostici, come quello ellenico. Per fare ciò, spiegano fonti della Commissione europea a Linkiesta, «è possibile che abbia poteri di intervento nella finanza pubblica dei singoli Paesi nei rispettivi programmi di consolidamento fiscale». In altre parole, il commissario proposto dall’Olanda sarebbe in grado di implementare le misure di austerity degli Stati con azioni più profonde, se la fattispecie lo richiede. «Chi vuol far parte dell’Eurozona deve rispettare gli accordi e non può sistematicamente violare le regole», scrivono Rutte e de Jager. E qui arriva il secondo potere, quello sanzionatorio. Lo Zar potrebbe, in caso di poca virtuosità di bilancio, ridurre i fondi strutturali destinati dall’Ue agli Stati membri o costringere, in extrema ratio, una nazione a lasciare la zona euro.

In tutto questo marasma finanziario, a tenere banco è sempre la questione della Grecia. Secondo la trojka composta dagli ispettori di Fondo monetario internazionale, Bce ed Europa, i progressi nel piano di consolidamento fiscale ellenico «non sono soddisfacenti». I particolari li ha spiegati il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. «Il piano di privatizzazione non sta procedendo nella giusta velocità e ci sono enormi problemi di riforme», ha detto Juncker. Inoltre, il Prodotto interno lordo (Pil) di Atene si è contratto del 7,3% nel secondo trimestre dell’anno, evidenziando che le aspettative del governo guidato da George Papandreou erano completamente errate. Infatti, la Commissione Ue si attendeva che la contrazione del Pil greco fosse del 6,9%. Anche Trichet ha spiegato che la situazione di Atene è «difficile e seria», rimarcando che «l’adozione di misure veloci e profonde deve essere veloce».

A tal proposito, l’evidenza è che la voragine greca sta aumentando di giorno in giorno. «Non mi sento di escludere delle modifiche ai Trattati Ue nei prossimi mesi», ha sottolineato Juncker. Su questo punto, sono quattro i Paesi che stanno spingendo per una repentina modifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che disciplina il recesso dall’Unione europea, ma non l’espulsione o l’uscita dall’Unione monetaria europea (Uem). La proposta che arriva da Berlino, accolta anche da Olanda, Finlandia e Francia, è quella dell’introduzione di una clausola capace di derogare al Consiglio Europeo, guidato da Herman Van Rompuy, la possibilità di valutare, di concerto con la Commissione Ue, la possibilità di espellere uno Stato sia da Ue sia da Uem in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio. E questo non è propriamente il progetto di integrazione europea sognato negli anni Cinquanta.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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