Sul tavolo della Merkel il piano segreto per salvare la Grecia

Sul tavolo della Merkel il piano segreto per salvare la Grecia

Oltre al default c’è di più. Il destino della Grecia forse non passa attraverso l’Euro break-up, il collasso dell’eurozona, ma da una ordinata ristrutturazione del proprio debito. E a tracciare una road map ci ha pensato la società tedesca Roland Berger, specializzata proprio in queste operazioni. Il Progetto Eureca è stato diffuso oggi, ma già una settimana fa era stato presentato dall’amministratore delegato Martin Wittig al cancelliere tedesco Angela Merkel, come rivela il quotidiano francese La Tribune. Sono quindici i passaggi del piano, che prevede la creazione di una holding capace di privatizzare tutti i possibili asset ellenici, circa 125 miliardi di euro (un valore pari a più della metà del Pil greco) in modo da sgravare il compito del salvataggio greco all’Ue.

Consolidamento degli asset pubblici. Secondo il rapporto dettato dalla Roland Berger e pubblicato oggi, il progetto prende spunto dalla Treuhand nella Germania dei primi anni Novanta. La Treuhand è stato il trust che ha permesso la privatizzazione delle società pubbliche della Germania Est. Il piano prevede l’inserimento nel nuovo trust di tutti gli immobili statali, porti, aeroporti, compagnie telefoniche, poste, banche della Grecia. O, perlomeno, quelli che ancora possono garantire un ritorno economico. Secondo gli esperti di Roland Berger, il fondo avrebbe appunto una dotazione iniziale complessiva di circa 125 miliardi di euro.

Posizionamento del trust. I Paesi dell’Unione europea sarebbero tutti compartecipanti della nuova società a capo del fondo, la cui sede sarebbe in Lussemburgo, come usuale per questo genere di strumenti a livello comunitario. L’intera Ue, quindi, comprerebbe dal trust la holding con tutti le attività greche. Il trust a questo punto dirotterebbe i 125 miliardi di euro ad Atene, mentre inizierebbe il collocamento degli asset. L’obiettivo del trust, come nel caso del Treuhand, è quello di condurre la privatizzazione delle società ex elleniche. L’orizzonte temporale non è limitato a pochi anni, ma fino al 2025, data in cui il trust cesserebbe la sua vita. Nel frattempo, tuttavia, lo scopo è quello di alienare, anche all’esterno dell’Unione europea, quanti più beni è possibile. Il tutto con delle aste aperte a tutti gli investitori istituzionali e privati.

Riacquisto di titoli di Stato. Con i 125 miliardi di euro iniziali del fondo, la Grecia potrebbe essere in grado di riacquistare i propri bond dalla Banca centrale europea (Bce) e dal fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf). In questo modo, secondo i calcoli di Roland Berger, il debito si abbatterebbe fino a toccare quota 88%, dall’attuale 145 per cento. Ma non solo. La Bce vedrebbe ridotta a zero la sua esposizione e sarebbe liberata dal fardello ellenico. In modo analogo anche i contribuenti europei, soprattutto tedeschi, sarebbero sgravati dall’onere psicologico di sentirsi direttamente coinvolti nel salvataggio della Grecia. Allo stesso modo, Atene potrebbe giovarsi di una riduzione di almeno 50 punti dei tassi d’interesse. Così facendo, la Grecia potrebbe tornare sui mercati finanziari per rifinanziarsi in modo più agevole.

Programma di sviluppo per Atene. L’analisi di Roland Berger non prevede solamente una privatizzazione di tutti gli asset ellenici in grado di portare valore. La nuova holding investirebbe circa 20 miliardi di euro, tramite l’uso dei fondi strutturali europei o l’emissione di obbligazioni covered (dagli stessi asset greci), coi quali rivalutare quanto possibile le attività e massimizzare il ritorno economico delle dismissioni. Nei calcoli di Roland Berger ci potrebbe essere un surplus compreso fra i 40 e i 60 miliardi di euro, da poi dirottare in via immediata agli investimenti in Grecia durante il processo di ristrutturazione. In tal modo si creerebbe uno stimolo fiscale pari all’8% del Prodotto interno lordo (Pil), in grado di trainare la crescita economica e riportarla su territorio positivo.

Effetti collaterali. Il primo effetto, secondo la società tedesca, si avrebbe sui Credit default swap (Cds), i derivati che immunizzano dal fallimento di un asset. Con la massiccia riduzione del debito pubblico, dal 145% all’88%, per Atene sarebbe più semplice confrontarsi sui mercati internazionali e lo spread dei Cds si allenterebbe. Il secondo effetto è invece più diretto a combattere uno dei mali che da sempre affligge Atene, la corruzione nel pubblico settore. Con la privatizzazione pilotata dall’esterno degli asset pubblici si minimizzerebbero i rischi di aste truccate o al ribasso. Il terzo e ultimo effetto sarebbe diretto sulle banche del Paese. Il riacquisto di titoli di Stato permetterebbe anche la riduzione dei collaterali a garanzia presso la Bce da parte degli istituti di credito ellenici, riportando una parziale stabilità all’interno del sistema.

Oggi il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, durante il discorso sullo stato dell’Unione, ha escluso che Atene possa essere lasciata da sola. «La Grecia è e resterà un paese membro della zona euro», ha detto Barroso. Inoltre, ha sottolineato che «la Commissione Ue sta valutando un meccanismo più ampio di garanzie per aiutare le banche greche a tornare sul mercato». Non è da escludere che si stesse riferendo al Progetto Eureca.  

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Roland Berger EURECA Project 20110927

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