Sull’Italia si allunga l’ombra di un taglio del rating

Sull’Italia si allunga l’ombra di un taglio del rating

L’Italia vede lo spettro del declassamento del debito sovrano. La notizia arriva direttamente dalle sale trading di Londra e Parigi, dove da stamattina non si fa altro che parlare del downgrade italiano. «Moody’s sta ultimando la relazione da allegare al taglio del rating, che potrebbe essere di due note, da Aa2 ad A1 con outlook negativo», dice in via confidenziale un senior trader di Société Générale a Linkiesta. L’agenzia di rating, tuttavia, spiega che «è tutto ancora sotto review per downgrade» Il discorso non cambia parlando con le sale operative di Credit Suisse o Morgan Stanley. Gli unici a non sbilanciarsi troppo sono gli uomini di Mediobanca, che parlano solamente di voci. In effetti, su quest’ultimo punto, difficile dare torto a Piazzetta Cuccia. Nel frattempo, tuttavia, sta avvenendo quanto ipotizzato più volte nelle ultime settimane, cioè un peggioramento della crisi italiana. A testimoniarlo ci sono le parole del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che non ha usato parole benevole verso Roma: «I mercati finanziari osservano che ci sono ancora problemi nell’esecuzione dei piani in Grecia e in Italia, quindi l’Ue deve aumentare la pressione su questi paesi in modo che mettano in atto il piano che hanno concepito loro stessi».

La mattinata di Piazza Affari è iniziata nel peggiore dei modi. L’indice Ftse/Mib ha aperto in rosso di oltre due punti percentuali e non si è più ripreso, sospinto al ribasso dai titoli bancari, i più colpiti dalle vendite. Ad amplificare lo scenario di stress ci ha pensato poi quanto pronunciato, o meglio, quanto non detto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti durante il Workshop Ambrosetti di Villa d’Este a Cernobbio. L’aumento dell’incertezza sulle soluzioni per il consolidamento fiscale italiano ha fatto da driver ai rumours.

I primi a invocare il fantasma del downgrade sovrano di Roma sono stati i francesi di SocGen. «È possibile che nei prossimi giorni arrivi il declassamento dell’Italia da parte di tutte e tre le agenzie di rating», hanno detto diversi operatori. E la notizia è stata confermata anche dalla banca elvetica Credit Suisse e dalla statunitense Morgan Stanley. È il sintomo di tutta l’instabilità che i mercati finanziari stanno vivendo, frutto della mancanza di credibilità su una veloce uscita dalla crisi dell’eurodebito. Gli investitori si stanno domandando cosa accadrà quando la Banca centrale europea (Bce) terminerà di sostenere Roma e Madrid tramite l’acquisto di titoli di Stato. Del resto, anche il presidente in pectore della Bce Mario Draghi, durante un convegno a Parigi, ha rimarcato che l’Eurotower non è un bancomat. «I paesi membri dell’eurozona non devono dare per scontato il programma di acquisto dei titoli di stato, compresi quelli italiani, deciso dalla Bce nelle scorse settimane», ha detto Draghi.

Per ora, c’è solo una certezza. Il 17 giugno scorso è arrivato il primo warning da parte di Moody’s, quindi il periodo di verifica sul rating sovrano italiano sta giungendo al termine. Considerando tutte le variabili in atto, non bisogna stupirsi che possa arrivare un taglio del giudizio, anche pesante. I continui cambi di fronte sul piano di austerity, uniti all’immobilismo della classe politica italiana, stanno facendo perdere ulteriore credibilità nei confronti dell’Italia. «Per Roma non bisogna più parlare di contagio, ma di epidemia», dice a Linkiesta un trader di SocGen. E anche oltreoceano la pensano così. Stamattina la CNBC parlava dell’Italia come della prossima Grecia. Il tutto riprendendo proprio le parole di Van Rompuy.

Nel frattempo, non conosce freni la corsa del rendimento dei titoli di Stato italiani. Il differenziale fra Btp e Bund tedeschi, storico benchmark di solidità finanziaria nella zona euro, ha continuamente ritoccato al rialzo da stamattina, arrivando a far segnare uno spread di 368 punti base sugli schermi Tradeweb. Il rendimento massimo toccato oggi è stato sopra quota 5,55 per cento. Analogamente, il Credit default swap (Cds) ha avuto un andamento rialzista. Il derivato a protezione dal fallimento ha superato i 430 punti base sulla piattaforma Markit, fino a quota 437 punti, peggio di Egitto, Vietnam e Libano. Se arrivasse davvero il downgrade del rating italiano, lo scenario potrebbe essere senza soluzioni.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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