Ad Atene peggiorano i conti mentre esplode la piazza

Ad Atene peggiorano i conti mentre esplode la piazza

«La recessione sarà più dura del previsto e i conti pubblici saranno forse peggiori delle previsioni». L’ufficio statistico greco smentisce ancora il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos, che ieri aveva ribadito che «la Grecia è su una buona strada». In un’Atene sconvolta dagli scontri di piazza per lo sciopero di svariate categorie di cittadini, a tenere banco è ancora il rapporto della troika composta dai funzionari di Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha infatti sottolineato che «prima di parlare della prossima tranche di aiuti per la Grecia, bisognerà attendere il rapporto della troika». E non è scontato che vengano erogati i soldi del pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro approvato oltre un anno fa.

Dopo gli scontri di piazza, dopo gli scioperi, dopo le dichiarazioni ai limiti della farsa del ministro Venizelos sulla salute del settore bancario, per la Grecia arriva il momento di dimostrare cosa ha saputo fare per risanare i propri conti pubblici. Gli emissari di Fmi, Bce e Commissione Ue stanno ultimando il proprio rapporto sulla finanza pubblica ellenica in vista dello sblocco della sesta parte degli aiuti varati nel maggio 2010. Sebbene il ministro Venizelos abbia garantito che «Atene non ha esigenze di cassa fino a metà novembre», la situazione sta peggiorando velocemente.

La troika continua il suo percorso, nonostante la piazza, contraria alle misure di austerity previste dal piano di consolidamento fiscale. «La situazione è buona, ma non ci aspettiamo che la prossima tranche di aiuti arrivi entro novembre», ha comunicato un funzionario del Fmi. A preoccupare sono i nuovi dati dell’agenzia statistica greca Elstat, che ha rivisto al rialzo il rapporto deficit/Pil 2009, portandolo dal 12,7% al 15,7 per cento. Un simile avvenimento era già successo nell’aprile 2010, quando Eurostat aveva riscontrato diversi squilibri nel bilancio pubblico ellenico e aveva portato il deficit 2009 a quota 13,6 per cento. Ora è anche peggio. Come era stato per le volte precedenti, il braccio di ferro fra il Governo di George Papandreou e la troika avanza. Ma in questa occasione sta aumentando la convinzione negli operatori finanziari che sarà l’ultima volta. Il G20 di Cannes, in novembre, sarà cruciale per capire in che modo sarà pilotato il fallimento di Atene.

Oggi il capo europeo del Fmi, Antonio Borges, ha lanciato l’amo nei confronti dell’Europa, dichiarando che «non è un mistero che Fmi ed Europa stiano lavorando ormai da settimane a un piano per le banche». La frase ha creato diversi imbarazzi a Bruxelles e a Berlino, a tal punto che Borges ha dovuto parzialmente ritrattare. Non è un caso però che si continui a parlare di un imminente piano di ricapitalizzazione degli istituti di credito europei. «Il governo tedesco è pronto a realizzare questo tipo di azioni nei confronti delle banche, in caso di necessità», ha detto oggi il cancelliere Angela Merkel. Ma non solo. La signora Merkel ha anche sottolineato che «gli Stati o il fondo Efsf (European financial stability facility) devono ricapitalizzare le banche e i governi devono poter utilizzare l’Efsf se non riescono ad aiutare il proprio sistema bancario».

Il timore, come hanno specificato anche i vertici di Deutsche Bank e Commerzbank, è che l’intervento del settore privato nell’ambito del secondo piano di salvataggio di Atene possa essere aumentato. Per ora, sui 109 miliardi di euro che costituiscono l’ammontare del secondo bailout, i creditori privati contribuiscono per 37 miliardi. Il tutto attraverso un rollover, cioè un concambio peggiorativo, del debito ellenico, comprendente una svalutazione del 21% del valore nominale dei bond detenuti in portafoglio. Tuttavia, come riportato da Linkiesta, sono in corso le trattative per un aumento di questa quota. Probabilmente si arriverà a un haircut del 75%, come spiegatoci da un alto funzionario della Bce la scorsa settimana. Del resto, tutti gli indizi portano a questa soluzione.

Il numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che «una discussione è stata in agenda» nella riunione di lunedì. E ieri l’International Swaps and Derivatives Association (Isda), l’associazione degli operatori del mercato dei derivati, ha sottolineato che «anche un maggiore haircut sul debito ellenico non costituirebbe un elemento capace di impattare sulla valutazione formale di default greco». A rendere più agevole la ristrutturazione del debito sovrano della Grecia, ci ha pensato anche il cancelliere Merkel che oggi ha reso noto che «non ci sono problemi di liquidità per le banche tedesche, ma nel caso ve ne fossero, la Germania è pronta». Le esigenze di funding degli istituti bancari europei sono stati il leit motiv anche delle dichiarazioni del ministro francese delle Finanze, François Baroin, che ha ricordato come «le banche di Francia non hanno alcun problema, né di liquidità né di solvibilità». Per i politici europei l’importante, per ora, è cercare di tranquillizzare gli investitori, in vista di un fallimento sovrano di una Grecia sempre più nell’abisso.  

fabrizio.goria@linkiesta.it