Atene pronta ai nuovi aiuti, ma sarà solo un placebo

Atene pronta ai nuovi aiuti, ma sarà solo un placebo

Una boccata d’ossigeno che non riduce l’affanno di Atene. Anzi, lascia intendere che il peggio deve ancora iniziare. I tecnici della troika composta da Banca centrale europea (Bce), Commissione Ue e Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno dato il via libera definitivo alla sesta tranche di aiuti da 8 miliardi di euro, che rientra ancora nel primo pacchetto da 110 miliardi di euro approvato nel maggio 2010 da Bruxelles. A dirlo è stata l’agenzia stampa tedesca Dpa, ripresa dai giornali economici internazionali.

Gli ispettori internazionali – nel loro report che sarà presentato venerdì all’Ecofin preparatorio del Consiglio europeo di domenica prossima, ma già ampiamente anticipato – hanno infatti ritenuto che le tempistiche del piano di privatizzazioni e di austerity del Paese siano in linea con quanto previsto dal programma di aiuti congiunti Ue-Fmi. Soprattutto per quanto concerne le privatizzazioni da 50 miliardi di euro entro il 2015, che dovrebbero contribuire con 28 miliardi al nuovo pacchetto di complessivi 109 miliardi di euro approvato da Bruxelles lo scorso 21 luglio. Questa la buona notizia. La brutta, contenuta sempre nella relazione, è che gli aiuti in questione potrebbero non bastare, in quanto le condizioni economiche elleniche sono sensibilmente peggiorate nella seconda parte dell’anno, rispetto alle previsioni.

Secondo i rilievi degli osservatori, infatti, la mole di debito pubblico greco – 365 miliardi di euro, questa l’ultima stima del Fmi – sarebbe difficilmente sostenibile, considerati i dati diffusi oggi dalla troika. I quali evidenziano una contrazione della crescita del 5,5% nel 2011, e del 2,8% nel 2012, oltre a un deficit che sfiora il 9% quest’anno, mentre per i prossimi due anni è stimato rispettivamente a quota 7%, nel 2012, e al 5% nel 2013. È proprio sulla capacità del Paese di fare fronte agli oneri che gli ispettori internazionali hanno le perplessità maggiori, tanto che quest’ultimo punto sarà oggetto di una relazione separata da quella prevista domani di fronte ai ministri delle Finanze della zona euro, che dovranno apporre la propria firma sul documento che sancirà l’erogazione degli 8 miliardi, prevista per metà novembre, con un ritardo di oltre un mese sulla tabella di marcia.

Sulle reali condizioni dell’economia greca, tuttavia, le differenze di vedute tra una sponda e l’altra dell’Atlantico non si sarebbero appianate. Washington, infatti, avrebbe preferito aspettare un quadro chiaro sull’ammontare dei tagli al valore nominale dei bond ellenici (o haircut), che dall’attuale 21% potrebbe passare al 55%, come proposto dalla lobby bancaria internazionale, l’Institute of international finance (Iif), prima di lanciare un salvagente ad Atene, che ha ammesso in questi giorni di avere fondi sufficienti fino alla metà del mese prossimo. Continuano infatti i negoziati per un maggiore haircut, sempre su base volontaria, fra gli istituti di credito europei e le istituzioni. 

Tuttavia, le incertezze e le voci di un possibile rinvio del vertice di domenica hanno contribuito ad affossare i mercati nella giornata odierna. In Piazza Affari, il Ftse Mib ha chiuso a -3,78%, con i titoli bancari di UniCredit e Intesa Sanpaolo nuovamente nell’occhio del ciclone, sospesi e riammessi alle contrattazioni nella seconda parte della giornata per eccesso di ribasso. Pesante anche Parigi, che cede 2,04 punti percentuali, e Francoforte, -2,56%, mentre Londra lima le perdite a -1,33 per cento. Sul fronte del reddito fisso, il rendimento dei Btp decennali ritorna sopra il 6,01%, livello che non toccava dallo scorso 5 agosto, mentre i Cds – derivati che fungono da assicurazione contro il rischio di fallimento di un’emittente – sui bond quinquennali hanno toccato i 444 punti base sugli schermi di Markit. Si allarga anche il differenziale di rendimento rispetto ai bund tedeschi, considerati il porto sicuro dell’Eurozona, a quota 400 punti base. 

Sul ruolo del nuovo Efsf, comunque, un accordo franco-tedesco è ancora lontano. Da un lato, infatti, le banche francesi, esposte ad Atene per quasi 70 miliardi di euro, vorrebbero utilizzare il fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf) come fonte di ricapitalizzazione in caso di bancarotta di Atene. Dall’altro, la Germania dice di no a questa possibilità, nonostante un’esposizione di circa 29 miliardi di euro del proprio sistema bancario, secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri). Il braccio di ferro fra Berlino e Parigi, tuttavia, rischia di spaccare ulteriormente un’Europa che non riesce a trovare la bussola per uscire dalla peggiore crisi della sua storia. Del resto, anche il cancelliere tedesco Angela Merkel continua a ribadire che «i Trattati europei hanno bisogno di modifiche». Difficile che arrivino nelle prossime settimane. E nel frattempo, i Money market fund americani, come registrato dall’agenzia di rating Fitch nella consueta review mensile, hanno ulteriormente ridotto la propria esposizione »È il segnale che le aspettative sulla crisi greca e sulla sua risoluzione sono sempre più negative», dice Fitch. Colpa anche della sequela di scioperi e di proteste di piazza che stanno attanagliando la Grecia da giorni.

Mentre il premier ellenico George Papandreou è in viaggio per incontrare stasera il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e in Piazza Syntagma va in scena il secondo giorno di serrata totale, il Parlamento si appresta ad approvare un nuovo disegno di legge lacrime e sangue. Secondo quanto rivela il quotidiano Ekathimerini, su uno degli articoli, che abolirebbe la contrattazione collettiva sindacale, l’ex ministro del Lavoro, Louka Katseli, avrebbe spiegato al ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, che non ci sarebbe alcuna possibilità di approvazione. Una posizione condivisa anche da alcuni deputati del Pasok. Nello stesso partito al Governo, su questo punto, una comunione d’intenti appare dunque lontana.

In seno alla Commissione, invece, sembra più vicino un accordo su un coinvolgimento forzato, e non più a base volontaristica, del settore finanziario privato nella ristrutturazione del debito greco. Per il Financial Times, l’ultima forma che il fondo salva-Stati Efsf sembra aver assunto è quella di rendere lo strumento in grado di agire acquistando come primary dealer un massimo del 50% delle emissioni obbligazionarie durante le aste di collocamento dei titoli di Stato, previa autorizzazione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. Una volta acquistati, il fondo potrebbe o venderli sul mercato secondario, o tenerli fino alla naturale scadenza, o ancora orchestrarne un riacquisto da parte del Paese emittente. Tutte opzioni, almeno in teoria, per evitarne un incremento degli interessi fuori controllo. La quarta e ultima ipotesi prevede l’utilizzo di questi bond come collaterale per operazioni di rifinanziamento delle banche in difficoltà. Qualunque aspetto assuma l’Efsf da lunedì prossimo, funzionerà soltanto se gli interessi pagati sulle proprie emissioni saranno inferiori a quelli sugli attivi detenuti. Un aspetto tutt’altro che scontato. 

Ecco la bozza delle linee guida sull’acquisto di titoli di Stato da parte del fondo Efsf, dal blog del Financial Times:

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