Bersani: «Polemica? Quale polemica? Nessuna polemica»

Bersani: «Polemica? Quale polemica? Nessuna polemica»

NAPOLI – Ieri era una partita a scacchi, con una mossa e poi l’altra, oggi il duello interno al Partito democratico fra il segretario Pier Luigi Bersani e il sindaco rottamatore Matteo Renzi somigliava più ad un duello di sciabola. Stamane a Napoli, quando il segretario Dem ha iniziato a parlare, durante la due giorni di “Finalmente Sud”, corso di formazione per giovani iscritti e simpatizzanti del partito, qualcuno aveva sul computer la diretta dalla Leopolda con Renzi che contemporaneamente arringava dal suo palco fiorentino.

Rispetto a ventiquattr’ore prima il cambiamento di strategia di Bersani è leggero ma importante. Ieri non ha citato Renzi, mandando dal palco stilettate al sindaco e rifiutando poi di discutere ulteriormente dell’argomento con i cronisti. Oggi, invece, a margine del suo secondo intervento napoletano, il segretario del Pd ha voluto rispondere alle domande dirette dei giornalisti su Matteo Renzi. Anche in questo caso mai facendo il suo nome. Bersani, come si suol dire, “getta acqua sul fuoco”: «Non voglio essere tirato per la giacca in nessuna polemica. Non c’è nessuna polemica, non si legano le mani a nessuno, non si faccia finta che c’è polemica. Lo scontro personale non esiste, non mi appartiene, non è nel mio stile né nella logica. Davanti a duemila giovani del Mezzogiorno, ho sentito il dovere di dire come intendo il ricambio, il cambiamento, in un collettivo. Ho parlato con convinzione di un meccanismo, non voglio essere tirato per la giacca in nessuna polemica». Bersani come “il cuggino” di Elio e le storie Tese, sorpassa a sinistra il buonismo veltroniano: «Io sono amico di tutti io voglio bene a tutti, proprio a tutti».

Dall’acqua alla benzina il passo è breve: il segretario inizia a pigiare sul tasto del «sindaco che la destra ci invidia» come viene definito Matteo Renzi dai chi nel centrosinistra non lo digerisce. «Le idee? Le vedremo. – afferma Bersani -. Dico solo attenzione a non scambiare per nuove delle idee che sono usato degli anni ’80. Con certe idee siamo finiti nei guai. Tutto qua. È una discussione di merito».

E poi, il caso primarie. Il numero uno dei democrat chiarisce quella che sarà la sua linea nel rapportarsi al leader dei rottamatori, uscito dalla Leopolda con una non dichiarata possibilità di candidatura (che sarà evidentemente sciolta all’ultimo momento per evitare di finire “bruciato”): «Io sono l’unico segretario al mondo eletto in primarie aperte – dice Bersani ai cronisti -. E come posso avere paura delle primarie? Non esiste proprio». Parlarne a Napoli, la città del disastro delle primarie, la città in cui la scelta del candidato a sindaco è diventata un fascicolo d’indagine in mano alla Direzione investigativa antimafia è un paradosso che fa sorridere.

Sulle regole aggiunge: «Il regolamento delle primarie di coalizione lo stabilisce la coalizione. Io posso solo dire che il Pd le primarie le ha inventate e non sarà mai avaro sulle primarie. Non si descriva un Bersani o un Pd arroccato. È una cosa inaccettabile. Si vogliono descrivere degli obiettivi e dei Bersani che non ci sono». Ventiquattr’ore prima, il leader Pd aveva incassato una sorta di sostegno da Luigi de Magistris: il sindaco di Napoli ha bocciato Renzi con un «non mi appassiona». A testimonianza della nuova fase tra il primo cittadino eletto col sostegno esterno Pd solo al secondo turno le dichiarazioni del segretario che ieri ha avuto un incontro faccia a faccia col primo cittadino: «A lui abbiamo detto che a Napoli e in Campania non chiediamo niente, vogliamo solo dare una mano sui problemi che sono drammatici. De Magistris è il sindaco, noi non chiediamo niente. Credo sia un patto di lealtà».  

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