Dall’Aventino al voto anticipato: Casini preferisce il Porcellum

Dall’Aventino al voto anticipato: Casini preferisce il Porcellum

Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini è pronto al voto anticipato. Le ultime resistenze di chi all’interno del partito auspicava un esecutivo tecnico sono cadute. E anche l’estate passata a chiedere la nascita di un governo di larghe intese ormai è un lontano ricordo. L’ex presidente della Camera punta dritto verso le urne. Elezioni in primavera, con questa legge elettorale.

Nessun cambio di strategia, giurano dal partito. «Piuttosto una scelta obbligata». Un deputato Udc racconta: «Fino alla scorsa settimana la nostra posizione era chiara. Chiedevamo un passo indietro del premier e la nascita di un governo di emergenza. L’ipotesi di voto anticipato era solo una seconda scelta. A semplificare il tutto ci ha pensato il premier Silvio Berlusconi. Giovedì scorso alla Camera ha assicurato che non si dimetterà. È chiaro che in questo caso l’unica strada percorribile resta quella delle urne».

Fino al voto di fiducia della settimana scorsa, Casini aveva sperato in un’implosione del Pdl. Nella fuoriuscita di diversi parlamentari dal gruppo berlusconiano e nella creazione di una maggioranza in grado di sostenere un esecutivo di transizione. Casini ha persino guidato l’Udc a disertare l’Aula durante il discorso del premier. L’ultima carta l’ex presidente della Camera se l’era giocata poche ore prima del voto di fiducia. Un messaggio pubblico ai peones del Pdl. «Il premier – aveva chiarito Casini – non ricandiderà metà dei parlamentari che gli votano la fiducia. Uomo avvisato, mezzo salvato. Poi se gliela votano lo stesso…». Ma all’ultimo momento scajoliani a malpancisti vari si sono tirati indietro. Salvo pochissime eccezioni i frondisti hanno preferito allinearsi al governo Berlusconi. Alla faccia delle cene carbonare, dei documenti di accusa e di tutte le indiscrezioni emerse nei giorni precedenti il voto.

E così nell’Udc è iniziato il countdown. «La via delle elezioni – scriveva il leader centrista sabato scorso sul suo blog – è quella che hanno scelto gli spagnoli e che sta restituendo credibilità a Zapatero». Secondo una voce non confermata nella sede di via dei Due Macelli si discute già della possibile data per le consultazioni. L’ipotesi più probabile? Il fine settimana di metà aprile. «Queste sono storie – racconta ancora il deputato Udc – noi non abbiamo programmato proprio niente». Eppure c’è chi assicura che Casini abbia iniziato a ragionare sul voto anticipato già da tempo. Il motivo non è un mistero. Entro il prossimo 10 febbraio la Corte costituzionale deciderà sull’ammissibilità dei quesiti referendari che chiedono di abolire l’attuale legge elettorale. In caso di risposta positiva, le urne si apriranno tra il 15 aprile e il 15 giugno. L’esito è quasi scontato. Milioni di italiani andrebbero a votare ripristinando, di fatto, la vecchia legge Mattarella. Un sistema elettorale maggioritario che – almeno in termini numerici – rischia di sottostimare i voti del Terzo Polo.

Se invece si andrà al voto subito – magari a marzo – rimarrebbe in vigore il Porcellum. Un sistema proporzionale che a conti fatti premierebbe Udc, Fli e Api. Perché il Terzo Polo non sarebbe avvantaggiato dalla presenza del premio di maggioranza. Ma risulterebbe determinante negli equilibri del Senato. E poco male se gli elettori non potranno scegliere il nome del proprio candidato sulla scheda (modifica per cui l’Udc si batte da tempo). Ai leader rimarrebbe comunque il potere – forse non troppo spiacevole – di nominare i propri parlamentari. Insomma, il Porcellum sarà pure una legge poco amata. Ma nell’Udc lo preferiscono al Mattarellum. Non solo. Da qualche tempo tra i parlamentari centristi si è diffuso un altro timore. Se la legislatura andrà avanti fino al 2013, Pdl e Pd avrebbero tutto il tempo di accordarsi per approvare una nuova riforma elettorale. Magari una legge a proprio uso e consumo, così bipolare da stritolare il Terzo Polo.

«In ogni caso non spetta all’Udc la scelta di interrompere la legislatura e andare al voto», fanno sapere ambienti centristi. «Per quanto risicata, la maggioranza in Parlamento è ancora fedele a Berlusconi. È lui l’unico che può staccare la spina». Ed ecco che tra Berlusconi e Casini, i due ex alleati, spunta un’inattesa convergenza. Già, perché esattamente come il leader centrista, ormai anche il premier ha deciso di andare al voto il prima possibile. Ufficialmente non lo può dire. Pochi giorni fa, intervenendo alle Camere, il Cavaliere è tornato ad elencare la lunga lista di riforme che il suo esecutivo intende portare a termine da qui al 2013. Ma anche Berlusconi non pensa che alle urne. Anzitutto perché l’esito del voto referendario rischia di dare l’ennesimo colpo alla sua immagine (il Porcellum è pur sempre la riforma elettorale voluta da un suo governo). E poi perché un voto entro pochi mesi rappresenterebbe l’unica possibilità per ripresentarsi agli elettori. Magari dopo aver convinto i suoi che Angelino Alfano e Roberto Maroni sono troppo giovani per ambire a Palazzo Chigi. Da questo punto di vista una sponda importante potrebbe arrivare da Umberto Bossi. Anche il leader leghista si è convinto della necessità di un voto anticipato. Consapevole che gli equilibri all’interno del suo partito potrebbero presto cambiare. E che la sua leadership potrebbe essere messa in discussione prima della scadenza naturale di questa legislatura.

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