I commessi incrociano le braccia. La Camera in sciopero

I commessi incrociano le braccia. La Camera in sciopero

La Camera dei deputati in sciopero. Dalle 18 di oggi i commessi parlamentari in servizio a Palazzo Marini incrociano le braccia. Fino a questa notte resteranno deserti oltre 172 uffici riservati ai deputati di tutti gli schieramenti, una sala conferenze, una buvette e gli appartamenti di rappresentanza dei questori. Una decisione storica. Presa dopo che la società Milano ’90 – proprietaria dell’immobile di Piazza San Claudio – ha avviato le procedure relative alla messa in mobilità di 350 lavoratori.

La vicenda risale a un anno fa. Nell’estate del 2010 – spinti dalla crisi economica – i questori di Montecitorio hanno deciso di interrompere anticipatamente il contratto di locazione relativo a Palazzo Marini 1. Lasciando il palazzo nel dicembre 2011, la Camera risparmierà 14 milioni di euro l’anno. «Peccato che in questo modo – racconta un dipendente che chiede di rimanere anonimo – gli unici che pagheranno i tagli della Casta saremo noi lavoratori». Già, perché a differenza dei commessi di Montecitorio, quelli che assistono i parlamentari nei loro uffici sono assunti dalla società che affitta il locale “chiavi in mano” al Parlamento. Non pochi: nelle sale che affacciano su via del Tritone lavorano circa 95 commessi. Che si aggiungono ai 25 operatori della mensa di palazzo San Macuto, l’altro servizio che Montecitorio ha deciso di sospendere a partire dal primo gennaio 2012.

Oggi i commessi hanno deciso di farsi sentire. «Almeno per questa sera non garantiamo la nostra presenza e ce ne andiamo» raccontano indignati. Fermi tutti i servizi relativi agli uffici della Camera: dal controllo ai piani, all’assistenza dei parlamentari, fino al recapito di posta e atti urgenti. Simonetta Taglialatela della Cgil rappresenta i lavoratori che scioperano. «Ormai la soluzione a questo atto di macelleria sociale la può trovare solo la Camera» spiega. I commessi sono pronti al confronto. «Per salvare i nostri posti di lavoro abbiamo chiesto a Montecitorio e a Milano ’90 di rinegoziare il contratto di Palazzo Marini 1». Ma i dipendenti a rischio licenziamento sarebbero pronti anche a trasferirsi negli edifici in cui dal prossimo anno saranno spostati i deputati sotto sfratto. Palazzi sempre di proprietà della Milano ’90, ma i cui contratti di locazione non potranno essere disdetti fino al 2016. 

Da Montecitorio per ora non è arrivata nessuna risposta. I rappresentanti sindacali dei commessi assicurano di aver inviato al presidente Gianfranco Fini almeno quattro richieste di un incontro congiunto tra Milano ’90, Camera e parti sociali. Nessuno si è fatto sentire. «Anzi – racconta Taglialatela – i questori si sono dimostrati anche piuttosto indifferenti. In un recente incontro uno di loro ci ha persino detto, senza troppi giri di parole: “Tante aziende chiudono, ogni giorno si legge sul giornale di gente che perde il lavoro”». 

E della “freddezza” con cui la Camera ha trattato i lavoratori si è lamentato anche il deputato Pdl Amedeo Laboccetta. Uno dei pochi – se non l’unico – a prendersi carico della questione. Oggi Laboccetta ha spedito una lettera al presidente della Camera e ai tre questori: i deputati Gabriele Albonetti, Francesco Colucci e Antonio Mazzocchi. Un atto formale in cui denuncia: «Una rappresentanza dei lavoratori ha più volte chiesto un incontro con il presidente Fini proprio per illustrare il disagio che essi vivono, senza però trovare accoglimento».   

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