Il ritorno di Prodi: terrà lezione in tv, come nel ‘92

Il ritorno di Prodi: terrà lezione in tv, come nel ‘92

Romano Prodi torna martedì prossimo. In televisione, almeno per ora. Il due volte presidente dei Consiglio è stato scelto per condurre una trasmissione su La7. Titolo del programma: “Il mondo che verrà”. Tre puntate – ma lui preferisce chiamarle lezioni – in cui l’ex premier racconterà a un gruppo di studenti il mondo dell’Economia. «Insomma, si volerà molto alto» raccontano dalla rete. «Di certo non si parlerà delle piccole questioni politiche che riempiono le pagine dei giornali in questi giorni».

Un progetto senza troppe aspettative in termini di ascolti. Inizialmente i dirigenti del canale avevano pensato a un programma in prime time. Ma dopo un’attenta analisi hanno preferito optare per la seconda serata. Le lezioni di Prodi – il regista è Michele Mally, lo stesso de L’Infedele di Gad Lerner – inizieranno alle 23. Una trasmissione a settimana, durata cinquanta minuti circa. La prima puntata del “mondo che verrà”, registrata mercoledì scorso, affronterà il tema della crisi finanziaria. Chi ha visto le immagini è rimasto colpito dalla scenografia: lo studio è stato allestito nella sala dello Stabat Mater, all’interno della biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Luogo simbolo della storica università felsinea.

Il format, a dirla tutta, non è nuovo. Le prime lezioni di economia in televisione il Professore le ha tenute quasi vent’anni fa. Era il 1992 quando Rai Uno scelse Prodi per presentare “Il tempo delle scelte”. Anche allora il tema portante del programma era la finanza, italiana ed europea. Per molti osservatori si trattò del trampolino di lancio per il suo successivo ingresso in politica.

Stavolta, almeno a giudicare dalle dichiarazioni dell’ex presidente Iri, all’esperienza televisiva non seguirà alcun ritorno in Parlamento. «Le Camere mi hanno sfiduciato – ricordava Prodi solo pochi giorni fa – non tornerò più». Sarà. Eppure le recenti – e sempre più frequenti – apparizioni del Professore iniziano a incuriosire. Ieri in una lunga intervista sull’Espresso il due volte inquilino di Palazzo Chigi ha attaccato l’Esecutivo di Silvio Berlusconi. «In luglio avevo detto che durante una tempesta così sarebbe stato meglio non cambiare nocchiere, ma dopo quello che è successo in agosto mi sono dovuto ricredere: meglio qualsiasi altro governo di quello attuale». Un’accusa che Prodi aveva già anticipato pochi giorni prima in un editoriale sul Messaggero.

A fine settembre gli osservatori più attenti non si erano lasciati sfuggire un incontro con il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola. Un dibattito pubblico a Bologna per discutere di crisi economica. Abbastanza per convincere qualche giornalista dell’imminente nascita del “nuovo Ulivo”. E poi il referendum. Ad agosto il professore ha sponsorizzato pubblicamente la raccolta firme per cambiare la legge elettorale. Una presa di posizione forte, che i comitati organizzatori hanno considerato «decisiva» per il raggiungimento del risultato finale. Una scelta di campo chiara, in controtendenza con l’imbarazzante balletto del Partito democratico. «Non è soltanto un risultato soddisfacente – il commento compiaciuto di Prodi al termine della campagna referendaria – È un trionfo. Ed è il segno di un grande desiderio di cambiamento».

Tv, giornali, iniziative politiche. Insomma, da qualche mese a questa parte Romano Prodi ha voglia di apparire. Difficile ipotizzare quali siano le sue reali intenzioni (ammesso che esista una strategia). Per qualcuno questo è l’inizio del lungo viaggio di ritorno verso Roma. E se il Professore giura che in Parlamento non metterà più piede, la destinazione finale non può che essere il Quirinale.