“Io imprenditore italiano in Tunisia ora temo l’incertezza”

"Io imprenditore italiano in Tunisia ora temo l'incertezza"

TUNISI – Nei mesi trascorsi dalla Rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia che si appresta a votare per un’Assemblea Costituente ha dovuto fare i conti prima di tutto con una forte crisi economica. La crescente disoccupazione alla base dell’emigrazione di massa verso Tunisi e poi l’Europa, il crollo del turismo e gli scioperi sono solo alcuni degli aspetti che più hanno colpito la capacità produttiva del paese, salvato forse dal controverso rapporto con la Libia più che dagli aiuti internazionali. Le rendite dei ricchi emigrati libici traslocati nel paese e i traffici con ribelli o lealisti in Libia hanno fruttato guadagni significativi alla Tunisia del dopo Ben Ali.

Sulla situazione economica in Tunisia ci affida la sua testimonianza un imprenditore italiano, Alessandro Falco, che opera a Tunisi dal 1984 per la Società di Navigazione Tarros di La Spezia. La Tarros è una compagnia armatoriale che svolge attività di trasporto marittimo con navi portacontainer, di proprietà o noleggiate, ed è forte di varie agenzie marittime in partenariato nel Mediterraneo (oltre alla Tunisia: Libia, Algeria, Marocco, Turchia) e nel Regno Unito.

Nel quadro del partenariato mediterraneo, professato più che attuato dall’Unione Europea, la Tarros ha sviluppato una rete di agenti in partenariato, «con l’intento di legare imprenditori e professionisti della sponda meridionale, abbattere i costi che la nave subisce in quei porti, condividere i ricavi derivanti dalla merce, completare il ciclo del trasporto marittimo con società figlie di spedizioni, trasporto terrestre, logistica». L’idea di iniziare questo percorso proprio in Tunisia, continua Alessandro Falco, «ci è venuta perché le leggi sul partenariato apparivano chiare, facilmente interpretabili se si disponeva di un partner giusto, fidato e controllabile». Con una partecipazione paritaria al 50% del socio tunisino nacque così la Tarros Tunisie che impiega oggi 25 dipendenti tunisini.
La Tarros Tunisie era già una realtà imprenditoriale consolidata e affermata quando il nostro governo ha iniziato un paio di anni or sono a spendersi in un’intensa opera di sponsorship a favore degli investimenti italiani nella Tunisia di Ben Ali.

I vantaggi di fare impresa in Tunisia sono «la dimensione limitata del paese, la sua storia imprenditoriale, la facilità nell’avere informazioni sull’affidabilità di famiglie, persone o società, la possibilità di assumere giovani di buona scolarità, ambizione, conoscenza, volontà». L’altro lato della medaglia consiste in un sistema dove «la dissennata gestione del Presidente e della sua famiglia ha scompaginato il mercato del lavoro e dell’impresa», finendo per predisporre «al compromesso mafioso qualsiasi trattazione commerciale e offrire un pessimo esempio di comportamento a tutta una generazione di giovani affascinati da una distorta visione del benessere». La Rivoluzione dei gelsomini ha fatto venire allo scoperto vizi e virtù dell’economia tunisina.

Alessandro Falco racconta di aver vissuto quei «giorni in modo “intenso” sia sul lavoro che nel quartiere. I miei dipendenti hanno presidiato il lavoro e le strutture, non abbiamo avuto nessun danno materiale. Nel mio quartiere ho preso parte attiva al picchettaggio a difesa del rione. Le difficoltà che ne sono seguite sono state squisitamente logistiche: il porto chiuso, la nave in rada che non ha potuto lavorare, il blocco dei trasporti per le limitazioni indotte dal coprifuoco». Sul futuro pesano in primo luogo le incertezze tecniche legate all’operatività dei servizi portuali in una situazione di forte mutamento e conflittualità sociale. Ancor di più si rivelerà decisiva la capacità di superare le compromissioni con il vecchio potere dell’unica compagnia di gestione dei servizi portuali. La liquidazione di un sistema clientelare e fortemente corrotto è la vera scommessa per la rinascita non solo dell’economia tunisina, ma in senso più ampio della stessa Tunisia.

*Docente in Storia dell’Africa, Università di Pavia
 

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