La Ue impone le tasse per gli aerei. Per la Prestigiacomo è “penalizzante per Alitalia”

La Ue impone le tasse per gli aerei. Per la Prestigiacomo è “penalizzante per Alitalia”

Da gennaio 2012 tutte le linee aeree con voli in partenza o arrivi dall’Europa dovranno acquistare permessi nell’ambito dell’Ets (Emission trade system, schema di scambio delle emissioni), una tassa sulle emissioni di Co2 per contribuire a ridurre le emissioni climalteranti. Ma l’Italia non ci sta e il il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo definisce la direttiva europea “penalizzante” per Alitalia, che rischia di perdere competività. Giovedì 6 ottobre il ministro italiano ha incontrato il commissario europeo al Clima Connie Hedegaard, per discutere di cambiamento climatico e anche dell’applicazione della direttiva “emission trading” all’aviazione civile. Questo il comunicato del ministero: «Il ministro Prestigiacomo ha ribadito che anche tale settore deve contribuire all’impegno per la riduzione delle emissioni, ma ha anche rilevato come tale normativa sia penalizzante per i vettori che hanno prevalentemente rotte a medio e breve raggio, come l’Alitalia».

Ma il resto del continente va in un’altra direzione e nello stesso giorno l’avvocato generale della Corte di Giustizia europea ha detto che le regole previste dalla direttiva sono perfettamente legali, nonostante l’opposizione delle linee aree al provvedimento. «L’inclusione del trasporto aereo internazionale nel sistema Ue di scambio delle emissioni – ha spiegato l’avvocato generale Juliane Kokott – è compatibile con le disposizioni e i principi di diritto internazionale».

Le linee aeree sostengono che l’Unione europea, mediante l’inclusione del trasporto aereo internazionale, viola una serie di principi di diritto internazionale consuetudinario nonché vari accordi internazionali. Su questa line varie compagnie aeree e associazioni con sede negli Stati Uniti e in Canada hanno chiesto alla High Court of Justice of England and Wales un ricorso per l’annullamento delle misure di attuazione della direttiva 2008/101 adottate dal Regno Unito in merito all’inclusione del trasporto aereo nel sistema Ue di scambio delle emissioni. Chi critica la direttiva afferma che però, nell’ambito del Protocollo sul Clima del 1997 – che la Ue ha firmato nel 1998 – i paesi avevano concordato che le misure relative alle emissioni dell’aviazione sarebbero state assunte insieme attraverso l’Organizzazione internazionale dell’Aviazione civile (Icao) delle Nazioni Unite.

A scagliarsi contro le decisione di Bruxelles anche Iata (l’associazione internazionale del trasporto aereo) che ha ribadito l’impegno dell’industria del trasporto aereo di ridurre le emissioni di Co2 ed ha esortato l’Unione europea ad abbandonare il progetto di includere gli aerei dell’aviazione civile nell’Ets -Emission trading system, sistema di commercializzazione delle emissioni- che inizierà nel 2012. Iata ha invitato i governi a prendere parte all’impegno per la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio, che può includere un sistema Ets globale od altre misure compensative.

«L’industria è unita in nome di obiettivi ambiziosi e di una strategia chiara per ridurre l’inquinamento. Per ottenere le misure economiche, gli sviluppi tecnologici, infrastrutture più efficienti e migliori prestazioni necessarie per i nostri propositi, i governi devono essere più propositivi» ha dichiarato Tony Tyler, direttore generale e ad Iata. Compagnie, aeroporti, fornitori di servizi per la navigazione e costruttori sono tenuti a migliorare l’efficienza-carburante dell’1,5% annuo fino al 2020, raggiungendo una crescita zero nel 2020 ed arrivando a dimezzare le emissioni nel 2050, rispetto ai valori del 2005.

michele.sasso@linkiesta.it