Le librerie inglesi in rivolta contro la British Library

Le librerie inglesi in rivolta contro la British Library

“Compralo su Amazon!” è una scritta che ci capita spesso di leggere online, soprattutto quando l’oggetto della nostra ricerca è un libro. La multinazionale americana, infatti, vanta il primato nel commercio di e-book. Fino a qui tutto normale. Quello che non torna, invece, è se il “compralo su Amazon!”, arriva dalle pagine di quella che dovrebbe essere la casa della condivisione libera della letteratura, ovvero la londinese British Library.

La biblioteca nazionale del Regno Unito, la più fornita al mondo con 150 milioni di tomi, è da sempre uno dei punti di riferimento per quanto riguarda la diffusione gratuita del sapere. Un processo che conduce anche attraverso il suo sito internet, da cui l’utente può sfogliare il catalogo aggiornato, consultare le edizioni disponibili o effettuare la prenotazione del libro prescelto.

Proprio sul suo sito internet, però, la British Library ha avviato una piccola rivoluzione: da una decina di giorni, infatti, la biblioteca ha inserito sotto ognuna delle voci in catalogo un link diretto allo store di Amazon. “Compralo su Amazon!” viene trasformato nel più british “view this item on Amazon.co.uk”, ma la sostanza non cambia. Effettivamente, la biblioteca regina d’inghilterra rimanda direttamente al popolare sito d’acquisti online. 

La Library, attraverso un portavoce, si è giustificata dicendo che si tratta di “un progetto pilota per integrare il catalogo, in caso l’utente sia alla ricerca di un titolo che in quel momento non è dispobile nelle sale della Biblioteca”. Di per sè, la notizia dovrebbe già suscitare qualche riflessione. E’ opportuno che una biblioteca pubblica consigli di acquistare un libro tramite un link sponsorizzato? La notizia ha creato scandalo in Inghilterra, ma non tanto per la presenza del link in sé, quanto soprattutto perché Amazon è una piattaforma americana: in poche parole, British Library consiglia “la concorrenza”.

«La British Library sostiene di averlo fatto per “offrire agli utenti la scelta di un metodo alternativo per ottenere un titolo non disponibile”. Ma gli utenti hanno sempre avuto un metodo alternativo in questi casi: si chiama “andare in libreria”», è l’opinione di Jhonny de Falbe, del John Sandoe Bookshop. «Come fanno ad essere direttori della British Library se ignorano l’esistenza di librerie molto buone in Inghilterra? Credevo fermamente che la BL avesse a cuore l’economia del Paese. Nonostante abbia molti finanziatori privati, la Library si sostiene infatti principalmente su fondi pubblici. Amazon non mi sempra un ente pubblico, è piuttosto un competitor estremamente aggressivo. E’ assurdo che le tasse pagate dai librai inglesi vengano usate per finanziare un diretto concorrente, i cui interessi sono direttamente in conflitto con i nostri».

In seguito alle feroci critiche arrivate dalle associazioni di librai, lo scorso 14 ottobre la Library ha rimosso temporaneamente il link che, però, è già stato ripristinato. Per questo Tim Godfray, direttore generale della Booksellers Association, a chiesto a Dame Lynne Brindley, ad della biblioteca, di rivedere il rapporto commerciale stipulato con Amazon «con estrema urgenza. Crediamo fermamente», ha concluso Godfray, «che la British Library debba aprire canali privilegiati con i rivenditori di libri inglesi, i quali devono poter beneficiare delle opportunità che la biblioteca può offrire».

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