«L’Europa, sorda e cieca, si avvia al big bang»

«L’Europa, sorda e cieca, si avvia al big bang»

RODI – «Se Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, dice che le banche hanno bisogno di essere ricapitalizzate per 200 miliardi di euro, come è possibile ristabilire la fiducia sui mercati?». Hotel Aldemar Paradise Mare, pausa caffè. In occasione della IX edizione del Forum “Dialogo delle civiltà” – organizzato da Vladimir Yakunin, presidente delle Ferrovie russe, ruolo che data la vastità del Paese in questione è più importante di un ministero, e membro dell’inner circle di Putin – si parla di interculturalismo e scambio interreligioso soprattutto.

Si dibatte anche di economia, ma dal punto di vista “umanistico”. I numeri rimangono sottotraccia, funzionali soltanto a rafforzare questo o quel modello di pensiero economico: l’idea degli organizzatori è di scavare le fondamenta per un nuovo “rinascimento”, parola che qui è sulla bocca di tutti, ma sul cui significato ognuno ha la sua idea. Tuttavia, l’avamposto russo del dialogo verso Cina, India ed Europa, che andrà in scena fino a domani nella più grande delle isole del Dodecaneso, non può non comprendere, lateralmente, incontri di business. Linkiesta ha avuto modo di incontrare un autorevole banchiere d’affari della City, che sotto la garanzia dell’anonimato, ha accettato di condividere qualche riflessione sulla crisi europea e sul futuro della moneta unica.

Confidence, fiducia, è il termine che utilizza di più. Quella del 2008, dice, era una crisi derivante da un eccesso di leva finanziaria, cioè di debito, mentre oggi l’Europa sta vivendo una crisi strutturale. «Sa a quanto ammontavano i depositi presso la Bce prima dell’agosto 2007? Due miliardi di euro. Oggi? 290 miliardi. Significa che le banche non hanno più fiducia l’una nell’altra». Una situazione che presto esploderà, in quanto «nessuno vuole lasciare da parte la propria sovranità fiscale».

Quando la situazione sarà esplosa – usa proprio questo termine, blow up – ci vorranno altri 30 o 40 anni per ripensare un nuovo modello economico. Garibaldi ha dovuto combattere per unire l’Italia, mentre in Europa, attraverso il dialogo intergovernativo, ci si muove millimetro per millimetro. «Intendiamoci, oggi tutti possono circolare liberamente e gli studenti possono scegliere in quale Paese frequentare l’Università, ma nessuno Stato dei 17 membri dell’Eurozona è disposto a sacrificare la propria sovranità fiscale», spiega il banchiere. Con un esempio: «La confederazione svizzera ha una storia di 170 anni, ma quando è stata proposta una tassazione a livello centrale, è stata rigettata a larghissima maggioranza». Una storia piuttosto indicativa su quanto le diplomazie comunitarie debbano ancora lavorare sodo. E su come le banche comunitarie, comprese quelle italiane, stiano scontando un’impasse politica. Effetto collaterale: la Bce è diventata da prestatore di ultima istanza a cassaforte preferita degli istituti di credito.

Caso diverso è quello inglese. Nei giorni scorsi, il cancelliere dello Scacchiere George Osbourne, che i ben informati dicono abbia ormai un’influenza maggiore di David Cameron, ha sottolineato che le banche inglesi sono al riparo dalle turbolenze sui bond sovrani europei. Tuttavia, ieri il governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, ha deliberato nuove misure di quantitative easing per 75 miliardi di sterline, e nelle sale operative si mormora che Royal Bank of Scotland – declassata da Moody’s con altri 12 istituti, tra cui Lloyds e Hsbc – sia nuovamente in debito d’ossigeno.

«Negli anni ’90 è stato approvato per legge un azzardo morale cui nessuno ha saputo resistere, cioè la combinazione di bassi tassi d’interesse e la possibilità di fondere le attività di bancarie d’investimento e retail», ammette il banchiere. Che si dimostra assolutamente favorevole alla proposta della Commissione indipendente sulle banche presieduta da Sir Vikers: separare le attività d’investimento e retail, per proteggere i correntisti. «Sono un banchiere d’affari, il mio lavoro è allocare il capitale nel mondo, con il miglior rapporto tra rischio rendimento. Significa impacchettare il flusso di capitali in strumenti d’investimento», ammette il banchiere, che osserva: «Cosa ben diversa è prelevare dai depositi per finanziare l’economia reale».
Evitando di prelevare soldi facili dai conti deposito, conclude il banchiere, «significa spingere le divisioni d’investimento delle banche a trovare capitali altrove. Come in Mongolia, per esempio, Paese che sta crescendo moltissimo». Così come la politica soltanto ha il potere di obbligare le banche a riformarsi, solo i politici hanno il potere di decretare la vita o la morte dell’Eurozona.