Ma per Bruxelles la “lettera” del governo è solo l’ultima delusione

Ma per Bruxelles la “lettera” del governo è solo l’ultima delusione

BRUXELLES – Bruxelles aspetta. Aspetta in realtà da settimane, mesi, praticamente da inizio agosto, il famoso decreto sviluppo che non arriva. E l’impazienza, comprensibilmente cresce. Soprattutto ora, dopo aver visto che neppure le strigliate pubbliche (e a dire il vero non troppo eleganti), domenica scorsa, di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy – «peggio di un declassamento di Standard&Poor’s», commentano sconsolate fonti Ue – e lo spread che torna a salire sono riusciti a portare a una decisione al Consiglio dei ministri a Roma.

E così adesso Bruxelles aspetta almeno una semplice lettera d’intenti, in tempo per domani – giornata del secondo vertice Ue nel giro di quattro giorni – in cui il governo di Silvio Berlusconi elenchi che cosa vuol fare. Berlusconi, scandisce calma Pia Ahrenkilde, la portavoce danese del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, «ha promesso domenica scorsa che avrebbe scritto ai presidenti Barroso e (Herman) Van Rompuy (del Consiglio Europeo ndr) per definire in modo chiaro le 
misure per il rilancio della crescita che l’Italia intende adottare», e questo, prosegue, in modo «specifico». Peccato che «non abbiamo 
ancora ricevuto gli impegni che l’Italia presenterà ai due 
presidenti». Comunque «l’Italia 
ha indicato in modo chiaro che questo sarebbe stato fatto entro 
domani», in tempo per il summit Ue. Più perentorio di così. Un altro portavoce, Amadeu Altafaj, che parla in nome del commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn, rispondeva placido a Berlusconi che «non c’è nessuna 
umiliazione, è questa l’essenza del nuovo pacchetto di misure della 
governance economica europea, è la sorveglianza tra pari». Del resto, caro Silvio, «quello che succede in Italia ha un impatto su 
tutti gli altri Paesi». Potremmo continuare sul fronte ufficiale, magari citando anche la fiducia espressa dallo stesso Barroso in un’intervista, «l’Italia risponderà ai dubbi e alle incertezze perché è un economia forte» per quanto «a due velocità».

Puro rito, perché basta chiudere una porta o girare un corridoio, spegnere i microfoni e assumere un’aria di complicità per raccogliere facilmente gli umori reali a Bruxelles. Si accontenterà l’Ue – intesa come Commissione e leader – al posto di misure varate almeno in sede di Consiglio dei Ministri, di una mera letterina di intenti su misure di cui – secondo indiscrezioni – Berlusconi neppure indicherà le scadenze concrete? «Chiedetelo a Merkel e Sarkozy» ridacchia una fonte comunitaria. Il punto è chiaro, «dopo quello che è accaduto in agosto con la manovra la credibilità di questo governo è ormai prossima allo zero». «Avevamo sperato – aggiungono a Bruxelles – che la gravità del momento avrebbe finalmente spinto Berlusconi a fare il dovuto, invece niente». E allora perché accettare quella lettera (ammesso che davvero ciò accada, domani al summit può succedere di tutto)? Perché non c’è scelta, sembra di capire a Bruxelles, sbugiardare il premier italiano dicendo che è troppo poco sarebbe un disastro ancora peggiore.

Meglio far finta che gli impegni siano validi e credibili. «E poi – argomentano ancora le fonti Ue – ormai conta fino a un certo punto la risposta istituzionale. A rispondere saranno i mercati, se il governo anche questa volta non manterrà le promesse». Il loquace presidente dell’eurogruppo Jean-Claude Juncker, intanto, faceva capire la reale, scarsissima fiducia nei confronti dell’Italia. E infatti si affrettava a sottolineare che «l’Efsf (il fondo salva-stati ndr) va rafforzato perché abbia una potenza di fuoco sufficiente a evitare che l’effetto
contagio della crisi del debito si estenda 
all’Italia». Parole che collimano in sostanza con le rivelazioni di Le Monde, ieri, che parlava di un piano europeo di usare il fondo salva-stati per aiutare l’Italia (ma no?) con linee di credito “precauzionali” o massicci acquisti di Btp al posto della Bce.

C’è chi racconta, peraltro, che Merkel e Sarkozy si sarebbero un po’ “pentiti” dell’umiliante show di domenica ai danni di Berlusconi. Non giova neppure a loro e tanto meno alla Francia. L’Italia – scriveva ieri Le Monde, citando un anonimo ministro francese – «è l’ultimo baluardo, se crolla lei crolla tutto l’euro». A cominciare da Parigi. 

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