Ma un pezzo di Pd tifa per il ‘Big bang’ di Renzi

Ma un pezzo di Pd tifa per il 'Big bang' di Renzi

Sarà una “risorsa”, come diceva ieri in Trasatlantico il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Sarà un “gggiovane” “brillante e bravo”, come precisava ieri Massimo D’Alema. Tuttavia il fronte democrat del “TTR” (“Tutti tranne Renzi”) si allarga e arriva fino a Firenze. Sì, avete capito bene, la sua Firenze, la città della quale “Matteo” è sindaco. D’altronde bastava esser stati lo scorso 14 ottobre al Palacongressi fiorentino, in occasione della visita di Pierluigi Bersani per il quarto compleanno deo democrat, per comprendere lo stato del Pd fiorentino. Quella volta, presente tutto lo staff maggiore dei dalemian-bersaniani: il segretario metropolitano del Pd, Patrizio Mecacci, che ha fatto gli onori di casa al segretario nazionale dem, il segretario regionale Andrea Manciulli, Michele Ventura, Enrico Rossi, Vannino Chiti e Gianni Cuperlo. Ma mancava “Matteo” perché c’era il compleanno del “su babbo”. E la platea e lo staff maggiore non erano affatto dispiaciuti. Anzi. Diversi fischi hanno accompagnato l’assenza di Renzi. E un dirigente “autorevole” del Pd, vicino a Matteo Renzi, confidò a Linkiesta: «È tutto un modo per aumentare la popolarità di Matteo».

Ma quello del 14 era solo l’antipasto. Il resto delle portate sarebbero state servite di lì a poco. Lo strappo definitivo fra bersaniani e renziani fiorentini si cosuma lunedì sera alla Casa della Cultura, Novoli, durante la direzione del Pd metropolitano. Una direzione confezionata “su misura”, su Matteo Renzi verrebbe da dire, guarda caso a 4 giorni dal “Big Bang”.

A sentire la relazione del segretario metropolitano Patrizio Mecacci non ci sono dubbi. Tre i punti principali. Primo: «Ci raccontano di quanto sono stato belle le primarie francesi, ma noi avevamo già fatto tutto due anni fa, eleggendo il segretario e il candidato premier». Come dire, Bersani non si tocca, è e sarà il nostro candidato premier.

Secondo: «Alla Leopolda ci passerò, ma è cambiata l’impostazione politica rispetto ad un anno fa. Per i contenuti politici discutibili, dall’adesione a Marchionne “senza se e senza ma” alle ricette liberal di Zingales. C’è Pietro Ichino, che rispetto, ma dice cose che nemmeno Confindustria dice, come l’abolizione dell’articolo 18». In sostanza il modello economico di Mecacci è quella dei T-Q riuniti all’Aquila il 15 ottobre scorso, «il mondo della Cgil, quello dei sindacati, quello del modello emiliano, insomma quella della tradizione comunista», come suggerisce Alessandro Maran.

Terzo punto. «Il ruolo del sindaco di Firenze è incompatibile con altri scenari». Come dire, “o Matteo”, cosa ti sei messo in testa, devi fare solo il sindaco! A quel punto il segretario metropolitano Mecacci chiede alla direzione di esprimersi sulla sua relazione. “Nella sala scende un silenzio gelido: nessuno interviene per cinque minuti. Finchè non arriva il bindiano Antonio Pala a rompere il ghiaccio”, come segnala l’edizione fiorentina di oggi di Repubblica. I renziani, “una quindicina in tutta”, insorgono e chiedono di evitare il voto. Alla fine su 125 membri in direzione, in 78 sono presenti, 68 votano “si” e due si astengono. “I renziani scelgono l’Aventino”(Ma Renzi non era contrario all’Aventino?). E così passa la linea “antirenziana” che in tanti negli ambiente dem toscani pensano sia stata suggerita dal Nazareno. Una mossa ad hoc del segretario nazionale per frenare l’opa del sindaco fiorentino. L’innercicle di Renzi non se la prende più di tanto e commenta così:”Così si spacca il partito. Si rimpicciolisce anziché ampliarlo. Si vuole ricostruire i vecchi Ds? E’ assurdo mettersi contro un sindaco che nel gradimento è vicino a Bersani”. Tutto ciò fa “come al solito, il gioco di Matteo. Ma loro non vogliano capirlo”. E torna in mente un vecchio tormentone di dieci anni fa, quando a Piazza Navona Nanni Moretti disse:”Con questi dirigggenti non vinceremo mai”.

Sullo sfondo dieci parmentari democrat, Andrea Marcucci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi e dai deputati Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio, prendono le difese di Matteo Renzi, e sottoscrivono un appello in sostegno del “Big Bang”, mettendo in discussione la linea del segretario. Il ragionamento dei dieci “filorenziani” è il seguente: ”In un momento così difficile per l’Italia, il partito democratico deve assicurare la massima apertura a tutte le risorse che vengono dalla sua area, includere tutti i possibili contributi e non certo per provocare esclusioni che suonerebbero contraddittorie rispetto alla sua ragion d’essere costitutiva. Siamo convinti che l’incontro convocato alla Leopolda di Firenze da Matteo Renzi sia una manifestazione utile a raggiungere un elettorato più ampio di quello che ci attribuiscono attualmente i sondaggi e che comunque ci chiede pressantemente un cambio di passo politico, anche in direzione di una maggiore centralità delle nuove generazioni. Anche al fine di evitare deleterie contrapposizioni, come parlamentari democratici dichiariamo di guardare con interesse e simpatia al ‘Big bang’ e che molti di noi vi prenderanno parte proprio per veicolare un messaggio di apertura del partito e di dialogo costruttivo per dare una risposta risolutiva alle questioni poste dalla crisi che il paese sta attraversando”.