Sarkozy detta la linea, le banche francesi attaccano l’Italia

Sarkozy detta la linea, le banche francesi attaccano l’Italia

Continuano gli attacchi all’Italia da parte della Francia. Oggi il colosso bancario transalpino Société Générale ha diffuso un ampio report sul nostro Paese, sulle sue prospettive economiche e sulle difficoltà correnti. Nel giorno più lungo per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, impegnato in una trattativa senza precedenti con la Lega Nord per la riforma delle pensioni, arriva quindi l’ennesima tegola per un esecutivo che sembra essere sempre più vicino al disfacimento. Di contro, a porre un accento sulle problematiche di governance europea, ovvero alle inefficienze di coordinamento tra Francia e Germania, ci ha pensato la britannica Barclays. Pur ricordando le lacune di Roma, Barclays Capital ha rimarcato che «l’Italia rischia di diventare il capro espiatorio per tutti gli scarsi risultati dei meeting europei, con la conseguenza di una spiacevole pressione sulla spalle dell’Italia». Intanto però, il premier francese François Fillon ha ammesso che gli istituti di credito d’oltralpe hanno bisogno di essere ricapitalizzati per 10 miliardi di euro.

«Il governo Berlusconi è a rischio». Con queste parole il leader della Lega, Umberto Bossi, ha ufficialmente lasciato intendere che o le riforme che l’Ue chiede a Roma verranno adottate o lo scenario che si prospetta è quello delle elezioni. Non è un caso che anche per SocGen sia questo uno dei tre possibili sviluppi della crisi italiana. Il primo, il più semplice, prevede un governo Berlusconi in grado solo più di vivacchiare a colpi di fiducia fino al 2013, cioè a fine legislatura. È forse il quadro meno probabile, dato che l’Ue continua a pressare l’Italia per un concreto piano di contenimento della spesa pubblica e di rilancio dell’economia. «Quello che succede all’Italia impatta su tutti gli Stati membri», ha detto Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari, sottolineando anche che da Roma «non è ancora stato ricevuto alcun pacchetto di misure per lo sviluppo della crescita, né per la riforme». Diverso il secondo scenario previsto da SocGen, ovvero un governo tecnico, probabilmente guidato da Mario Monti, capace di ricostituire la fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia e portare avanti anche una riforma della legge elettorale. Infine, il terzo e ultimo quadro, quello di una nuova tornata elettorale, con una vittoria di Berlusconi. Secondo la banca francese non è difficile pensare il contrario, data l’inconsistenza politica del centrosinistra italiano. E in questo caso, i problemi rimarrebbero gli stessi di oggi.

Crescita, riforme e debito pubblico. Sono questi i punti cruciali, secondo SocGen, su cui l’Italia deve lavorare velocemente. «L’inesorabile declino economico italiano riflette la cronica assenza di crescita della produttività», fanno notare gli analisti dell’istituto di credito francese. E, dato che le previsioni per il 2012 e 2013 sono di una crescita vicina allo zero, «è da immaginare che l’economia dell’Italia e i suoi conti pubblici potranno restare fortemente vulnerabili agli shock». Chiaro il riferimento a un avvitamento della situazione della Grecia, per la quale si sta prospettando una pesante ristrutturazione del debito, come anticipato da Linkiesta. A peggiorare il quadro, rendendo vane le attuale misure di austerity italiane, ci sarà anche la contrazione dei consumi nel 2013, meno 0,4%, e un calo degli investimenti, meno 0,9% nel 2012 e meno 2,3% nel 2013.

«L’unico modo che ha l’Italia per salvarsi è portare avanti un ambizioso programma di riforme». Questa è la ricetta di SocGen. Ma il processo è destinato, date le parole di Bossi, a essere continuamente rallentato dalle spaccature della maggioranza di governo. A poco o nulla servirebbero invece le privatizzazioni e la dismissione degli asset pubblici, in assenza di un sistema più snello di tassazione per le imprese, per le famiglie, capace di liberare il potenziale di crescita del Paese.

Quello che sorprende, al di là dei contenuti, è la tempistica di diffusione dell’analisi da parte di SocGen. Parigi e Berlino continuano il pressing nei confronti dell’Italia con una velocità disarmante. Quello che però non torna è che, sebbene urgenti e necessari, gli interventi che deve compiere l’Italia non sono gli unici in grado di riportare l’Europa sui binari ormai perduti diversi mesi fa. Il deragliamento dell’Ue non è e non sarà derivato dalla crisi italiana, come rammenta Barclays, ma sarà il frutto di una serie di scelte sbagliate prese negli ultimi vent’anni. La Francia, impegnata anch’essa in un veloce piano di riassetto dei conti pubblici e di stimolo alla crescita economica, è quanto mai vicina a perdere il proprio rating AAA, come ricordato da tutte le agenzie di rating. E sa perfettamente che la ristrutturazione del debito ellenico avrà un impatto devastante sul proprio sistema bancario, SocGen compresa. Di contro, la Germania è consapevole che la disgregazione dell’euro è in primis una sconfitta personale. Tuttavia, sia Berlino sia Parigi sanno che l’Italia dovrà tirarsi fuori dalle sabbie mobili da sola. L’impressione è che solo Roma non ne sia consapevole.  

fabrizio.goria@linkiesta.it