Tassi invariati, Trichet lascia la patata bollente a Draghi

Tassi invariati, Trichet lascia la patata bollente a Draghi

La Banca centrale europea saluta il suo presidente Jean-Claude Trichet mantenendo invariato il tasso d’interesse di rifinanziamento all’1,50 per cento. Del resto, l’ultima decisione sui tassi era scontata. Con un’inflazione balzata nell’ultimo mese dal 2,5% al 3,0%, le armi in mano di Trichet si sono ridotte drasticamente. Sarà il prossimo presidente, l’ex governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, a dover aggiustare in corsa la politica monetaria europea per renderla più vicina alle reali esigenze che la crisi dell’eurodebito impone alla Bce. Ma intanto, continuano i rischi di una contrazione dell’economia della zona euro, come ha ricordato il presidente dell’Eurotower. E continuerà l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi periferici, «sia sul mercato primario sia su quello secondario», ha sottolineato il banchiere centrale francese.

In tanti hanno criticato le scelte prese dal presidente Trichet nel corso del suo mandato. L’ultimo caso è stato quest’anno. Il doppio innalzamento dei tassi d’interesse, nel pieno della crisi greca, ha diviso l’opinione degli economisti. L’ultimo ad aver criticato la scelta di Trichet è stato Angel Gurria, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). «La Bce deve abbassare immediatamente i tassi», ha detto oggi. Il rischio, secondo Gurria, è che l’avvitamento dell’economia globale possa essere completato nel caso la Bce non decidesse di invertire l’attuale trend della politica monetaria. Lo scopo ultimo sarebbe quello di fornire più liquidità, tramite Francoforte, a un sistema interbancario bloccato da una generalizzata perdita di fiducia.

«Tutti i Governi devono mettere in campo azioni concrete in grado di far tornare la la fiducia nell’eurozona». Con queste parole Trichet si è rivolto agli Stati membri, ricordando loro che il processo di consolidamento fiscale deve continuare. In particolare, devono essere portate avanti misure in grado di garantire «riforme strutturali» in tutti gli Stati che ancora non le hanno ancora adottate. Chiaro il riferimento all’Italia, che non ha ancora soddisfatto le richieste che la Bce ha avanzato al governo italiano per evitare un peggioramento della crisi di Roma. Ma è stato limpida anche la frecciata ad Atene, che ieri ha dichiarato nuove revisioni al rialzo del deficit pubblico.

L’altro versante su cui dovrà agire la Bce è la situazione delle banche europee. Oggi il commissario Ue alla Concorrenza, Joaquín Almunia, ha spiegato che «l’Europa deve essere pronta a fornire un supporto pubblico alle banche nel caso queste non riescano ad averlo dai mercati». Parole che raccolgono anche il supporto del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. «Stiamo proponendo una soluzione coordinata che permetta agli Stati membri una ricapitalizzazione degli istituti di credito», ha detto Barroso. A preoccupare è l’espansione della crisi ellenica, che sta colpendo nel cuore le banche europee, fortemente sottocapitalizzate. La Bce non ha ufficialmente chiesto un nuovo round di stress test bancari all’European banking authority (Eba), ma la discussione è in corso. Trichet ha però sottolineato che «le banche europee dovrebbero utilizzare il settore privato per raccogliere capitali freschi, se questo è necessario».

Sarà Draghi a dover prendersi carico di adottare la politica monetaria della Bce nel momento di maggiore stress dell’eurozona. Due le sfide per il nuovo presidente dell’Eurotower: la stabilizzazione della crisi greca e la creazione di un meccanismo di gestione delle criticità finanziarie. In particolare, la prima grande prova di forza di Draghi avverrà pochi giorni dopo il suo insediamento ufficiale alla Bce. Il 3 e 4 novembre, infatti, il G20 di Cannes vedrà protagonista la crisi dell’eurodebito, che rischia di minare la stabilità dell’economia mondiale. In agenda ci sarà il default controllato della Grecia, coordinato insieme al Fondo monetario internazionale, e la riforma delle architetture legislative europee in materia di bilancio. Non saranno sfide facili per Draghi.  

fabrizio.goria@linkiesta.it