Al reattore di Fukushima nuovo rischio di fissione nucleare

Al reattore di Fukushima nuovo rischio di fissione nucleare

La centrale di Fukushima torna a far paura, con il rischio di possibile fissione nucleare al reattore n.2: la Tepco, il gestore dell’impianto, ha «a scopo precauzionale» cominciato a iniettare acido borico, mentre l’Agenzia per la sicurezza atomica giapponese (Nisa) ha avviato i riscontri, senza segnalare particolari «criticità». La società elettrica, in mattinata, ha lanciato le procedure d’allerta a seguito della rilevazione nel vaso di contenimento di tracce di xenon, gas generato di solito dalla fissione nucleare. Isotopi di xenon 133 (ieri) e 135 (oggi), sono stati trovati nel vaso di contenimento: con tempi di decadimento, rispettivamente, di 5 e 9 giorni è verosimile che il rilascio sia avvenuto di recente.

La Nisa ha fatto sapere che lo xenon rilevato è in piccole quantità. I fattori da tenere in considerazione sono molteplici e anche la prova della presenza del gas non è detto possa suggerire che il combustibile, parzialmente fuso dopo lo stop al sistema di raffreddamento per lo tsunami di marzo, sia in condizione di criticità, con reazione a catena auto-sostenuta. In altri termini, per la fissione è necessaria la presenza di neutroni che, in questo caso, potrebbero essere stati generati non dal processo di fissione stesso, ma dall’attività di cosiddetti emettitorì di neutroni o da reazioni di natura secondaria.

Ogni processo fissile nel reattore numero 2, qualora si fosse verificato, sarebbe estremamente limitato, «mancando riscontri sul grande rilascio di energia». L’agenzia Nisa ha notato che ci sono state misure anomali di temperature o pressione e l’iniezione di acido borico vuole neutralizzare i neutroni. «Non neghiamo alcuna ipotesi, compresa quella di criticità localizzate all’interno del reattore», ha detto in conferenza stampa Yoshinori Moriyama, portavoce della Nisa. L’importante, ha aggiunto, «è continuare a monitorare eventuali segnali di reazione fissile e mantenere una capacità di controllo».

Secondo Emilio Santoro, dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile che si occupa di nucleare in Italia) la reazione di fissione nucleare rilevata nelle ultime ore è un fenomeno parziale «che può verificarsi in particolari condizione di densità e distribuzione geometrica del combustibile rimasto all’interno del reattore». A mettere in allerta i tecnici Tepco è stata l’emissione di xenon, il gas velenoso che viene prodotto in condizioni normali durante le reazioni di fissione. «Poichè questo gas decade in tempi molto rapidi, è impossibile che i livelli rilevati adesso siano quelli rilasciati nell’incidente del marzo scorso». È quindi probabile che sia legato ad una reazione partita spontaneamente con il combustibile residuo rimasto nel reattore in fase di messa in sicurezza. Per questo motivo si è deciso, a scopo cautelativo, di iniettare acido di boro all’interno del circuito di raffreddamento.

michele.sasso@linkiesta.it

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