Già a luglio l’Italia chiese aiuto al Fondo monetario

Già a luglio l'Italia chiese aiuto al Fondo monetario

Ultimo aggiornamento alle 13.05: Fino all’ultimo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha cercato di evitarlo, ma alla fine ha dovuto cedere alle pressioni di Francia e Germania. Il governo ha perciò accettato la sorveglianza del Fondo monetario internazionale sui progressi nei conti pubblici. «L’Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di monitorare i suoi impegni», ha detto il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa al G20 di Cannes. «Un passo importante», che ancora questa mattina veniva smentito da fonti vicine al governo. «L’Italia ha invitato l’Fmi a verificare ogni trimestre, in collegamento con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, l’attuazione delle misure», ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

CANNES – I primi contatti fra Italia e Fondo monetario internazionale per un intervento di sostegno al nostro debito risalgono a metà luglio. A confermarlo a Linkiesta, in via confidenziale, è un alto funzionario del governo italiano, presente a Cannes per il G20. Tutto nasce fra il 1 e il 18 luglio, quando lo spread fra i titoli di Stato italiani e tedeschi passa da 183 a 332 punti base, con un’impennata imprevista, sia per il Tesoro italiano sia per il Fmi. «Non bisogna stupirsi, verificare lo stato dei Paesi aderenti al Fondo è compito dello stesso Fondo», dice a Linkiesta uno degli sherpa del governo. Ma in luglio è stata Roma ad anticipare Washington, esplorando l’effettiva fruibilità degli strumenti in dotazione del Fmi. E ora a Cannes si farà un’ulteriore passo avanti.

Il funzionario italiano con cui ha parlato Linkiesta rifiuta di parlare di negoziati. «Sono stati contatti, come è normale che sia», ci dice. Il Tesoro, quindi, avrebbe sondato la disponibilità dell’istituzione di Washington a un eventuale sostegno finanziario dell’Italia, sotto la forma dei prestiti bilaterali. Del resto, in base ai diversi accordi che intercorrono fra l’Italia e il Fmi, non è così difficile pensare il contrario. Nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria in seguito al fallimento di Lehman Brothers, l’assetto del Fmi è stato mutato, sono stati introdotti i Flexible credit line (Fcl) ed è stata messa a punto una nuova politica «volta a garantire la concessione di prestiti di entità elevata anche in assenza di una crisi effettiva», come ricordano diversi documenti del Fmi. Questo nuovo modello di prestiti prende il nome di High-access precautionary arrangements (Hapa) e può essere utilizzato per tutte le situazioni di pericolo alla stabilità finanziaria internazionale. Secondo una fonte del Fmi sentita da Linkiesta, è possibile che sia questo il metodo di supporto per l’Italia. In alternativa, si potranno usare le Flexible credit line finora utilizzate per Paesi come Colombia, Messico e Polonia, economie con fondamentali solidi e con una buona capacità di crescita. È escluso quindi che si possano usare le Precautionary credit line (Pcl), cioè le linee di credito per i Paesi che non hanno i requisiti di base delle Flexible credit line o delle Hapa. Nel caso le negoziazioni andranno in porto, per l’Italia non dovrebbero esserci problemi a ottenere una cifra considerevole, dato che in base agli ultimi accordi del Fmi, è stato rimosso il tetto fissato al 1.000% della quota del Paese beneficiario della Fcl.

La serata italiana di Cannes si è chiusa con una cena fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente americano Barack Obama, quello francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel. In tavola, fra le altre cose, l’intervento di messa in sicurezza dell’Italia. «I lavori continueranno domani, già dalle 9:15», spiega un altro sherpa del governo. Non sarà però facile convincere i Bric (Brasile, Russia, India, Cina) ad aumentare le proprie quote nel Fmi. Il meccanismo con qui si vuole intervenire verso Roma è infatti corale. Il Fondo monetario utilizza gli Special drawing rights (Sdr, in italiano Diritti speciali di prelievo), ovvero l’unità di conto dell’istituzione di Washington. Per fare un paragone, un euro vale circa 0,76 Sdr. L’Italia, nel computo finale delle quote di dotazione del Fmi, pesa per circa il 3,3%, cioè 13,6 miliardi di Sdr, o 19 miliardi di dollari. Entro la fine di novembre, spiegano i funzionari del Fmi, dovrà però esserci la conclusione della revisione generale delle quote.

Domani sarà il giorno della verità per l’Italia. La tensione intorno al Paese sta rischiando di mettere in serio pericolo la stabilità dell’eurozona e, data l’importanza sistemica di Roma, dell’economia globale. L’obiettivo dell’ultimo giorno di questa edizione del G20, archiviata la questione greca, sarà quello di evitare un avvitamento della crisi italiana. I rendimenti dei titoli di Stato decennali del Tesoro hanno nuovamente sfiorato i massimi, oltre quota 6,3%, un livello considerato «di notevole importanza», sottolinea uno degli sherpa del Fmi. L’agenda di Berlusconi e del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sarà fitta e fin dalla mattina si cercherà di sfruttare ogni occasione per evitare il peggio. Le basi sono state poste e la discussione, a quanto apprende Linkiesta, è in buono stato di avanzamento. Ora si tratta solo di capire come concludere l’accordo.  

fabrizio.goria@linkiesta.it