I mercati hanno già votato, per il governo è sfiducia

I mercati hanno già votato, per il governo è sfiducia

Roma e Atene soffrono dello stesso male: la crisi di credibilità politica. Il weekend che si è chiuso ha evidenziato come la perdita di fiducia degli investitori nei confronti dell’Italia abbia in primis ragioni politiche. Non è un caso che il Financial Times abbia invitato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a dimettersi. E non un un caso che fra gli operatori finanziari la domanda ricorrente sia solo una: si è dimesso? È infatti altissimo il prezzo che stanno pagando sui mercati internazionali Roma e Atene, coinvolta anch’essa in una pesante crisi di governo da venerdì notte. Le attese per questa settimana non sono positive, come testimonia l’apertura delle contrattazioni a Piazza affari. Tutti gli occhi sono puntati su Italia e Grecia e il timore è che possa scatenarsi una sequela di vendite nei confronti dei titoli dei due Paesi.

L’Italia sta per fronteggiare una delle settimane più complicate dall’inizio della crisi finanziaria. L’ultimo G20 di Cannes ha visto il Governo italiano chiedere un supporto al Fondo monetario internazionale (Fmi) per arginare la crisi di fiducia che ha colpito Roma. Ormai lo spread, cioè il differenziale di rendimento, fra titoli di Stato italiani e tedeschi, benchmark di solidità finanziaria nell’eurozona per antonomasia, sta continuando a ritoccare il proprio record. Dopo aver superato quota 460 punti base la scorsa settimana, le aspettative non sono positive. Secondo il colosso bancario Goldman Sachs è «molto probabile» che in questa ottava di Borsa si possa battere la soglia dei 500 punti base. Se ciò accade vorrà dire che l’Italia dovrà rifinanziarsi promettendo interessi ai propri creditori più elevati rispetto alla Germania, in questo caso il 5% in più. Il tutto considerando che la Banca centrale europea (Bce) sta sostenendo il debito italiano tramite l’acquisto di titoli nel mercato secondario con il Securities markets programme (Smp). Senza questo intervento, calcolano gli analisti di Reuters Insider, gli interessi sui Btp sarebbero già oltre quota 7%, la soglia oltre la quale Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo hanno dovuto chiedere il salvataggio all’Unione europea. Considerato che l’utilizzo dell’Smp da parte della Bce è temporaneo e attivo da agosto, è presumibile che venga cessato. In quel caso, l’Italia potrebbe essere costretta, in via precauzionale, a uscire dal mercato del debito, dato che i tassi promessi sono già ora insostenibili.

Le cose non vanno in meglio ad Atene, dove la crisi di governo si è ufficialmente aperta. Il premier George Papandreou, numero uno del partito socialista del Pasok, ha chiesto il supporto del presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, per formare un nuovo esecutivo. Oggi inizieranno le trattative fra Papandreou e il leader dell’opposizione, Antonis Samaras, al vertice del partito di centrodestra Nia Dimocratia. Secondo le ultime indiscrezioni che arrivano da Atene, è possibile che il nuovo governo sarà guidato da Lucas Papadimos, già vice presidente della Bce e in ottimi rapporti con le istituzioni europee. In questo modo, spera il presidente Papoulias, sarà più facile coordinare il programma di salvataggio coordinato dalla troika composta da Bce, Ue e Fmi. Tuttavia, come nel caso dell’Italia, quello che impensierisce gli investitori è la mancanza di credibilità della Grecia. Il caso del referendum, prima invocato poi revocato, sulla permanenza di Atene nell’euro ha sconvolto il G20 ancora prima che iniziasse. La diplomazia di Francia e Germania ha poi evitato il peggio, ma il timore che la Grecia possa uscire dall’eurozona continua a irritare gli operatori finanziari.

Nel frattempo i leader europei, dopo il fallimento del G20, cercheranno di trovare una soluzione alla crisi nel corso dell’Eurogruppo di oggi. I ministri europei delle Finanze si incontreranno oggi per discutere dei due attuali fronti di crisi, con un occhio di riguardo verso Roma. La prima scadenza sarà quella di domani. L’esecutivo guidato da Berlusconi andrà in aula per votare il Rendiconto 2010, dove già una volta era stato battuto. L’intenzione della maggioranza è di porre il voto di fiducia, ma il problema principale è la perdita dei deputati che stanno passando dal Pdl alle altre forze politiche. In pratica, lo scenario che già si era verificato in Grecia nelle ultime settimane.  

fabrizio.goria@linkiesta.it