BERLINO – L’immagine dei tedeschi che pensano di pagare per le pensioni dei Greci appartiene al passato. L’Euroscetticismo acuto, quello che la stessa Merkel aveva fomentato alcuni mesi fa, sembra smorzato. La maggior parte dei tedeschi vede il proprio destino all’interno dell’Europa, crede nell’euro ed è convinta che l’Italia appartenga alla moneta unica, secondo i risultati di diversi sondaggi. È reticente, questo sì, se si tratta di adottare misure straordinarie che implicano tenere impegnati i soldi dei contribuenti. Crede, in una parola, alla dottrina-Merkel, che solo con “più Europa” si possono difendere gli interessi economici della Germania.
Si accusa nelle ultime settimane la Germania di scarso europeismo per il fatto che la cancelliera Angela Merkel è rimasta praticamente da sola a respingere parallelamente con forza le due soluzioni che economisti, d’oltreoceano e non, auspicano con forza: l’emissione di bond comunitari e l’ampliamento delle funzioni della Banca Centrale Europea.
Merkel, così come il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, entrambi appoggiati dal presidente del Bundesbank, Jens Weidmann, non hanno fatto che riaffermare il loro doppio “no” anche di fronte alla situazione che va a rotoli in Spagna e in Italia. In generale, il centro-destra tedesco si allinea perfettamente sulle posizioni del governo.
Però Angela Merkel ha riacquistato ultimamente i massimi livelli di popolarità ed è riuscita a convincere il suo elettorato ad apprezzare la posizione di forza del paese all’interno dell’Europa, soprattutto come difesa dei propri interessi economici. Secondo sondaggi recenti condotti dalla televisione Zdf il 63% della popolazione ha fiducia nella gestione della crisi della cancelliera. Significa cioè che si fidano di lei anche gli elettori dell’opposizione. In sostanza la classe media tedesca ha paura per i propri risparmi e crede ampiamente alla dottrina ufficiale: gli eurobond e l’acquisizione di buoni del Tesoro da parte della Bce sono soluzioni solo a breve termine. Per questo se il 78 % è convinto che l’Italia appartenga all’euro, la maggioranza è contraria a che la Bce continui a comprare buoni del Tesoro italiani.
Non sorprende quindi che, interrogati riguardo alla possibilità di introdurre bond comunitari, i tedeschi siano nella gran maggioranza contrari: concretamente il 78% della popolazione li rifiuta, segnala uno studio dell’istituto Forsa (uno dei maggiori). Secondo un calcolo di Kai Carstensen, dell’istituto Ifo, l’introduzione degli eurobond costerebbe alla Germania un aumento del tasso d’interesse al 2,3%, che a fine anno significherebbe 47 miliardi di euro.
Il problema reale, secondo Merkel, è «politico» e quindi la soluzione della crisi dev’essere politica. Per questo la cancelliera propone «più Europa» e una soluzione «passo dopo passo» che include modifiche «limitate» ai trattati comunitari. Insieme a lei anche il suo partito la Cdu si è ritrovato unito intorno a una nuova vocazione europeista nell’ultimo congresso di Leipzig, all’inizio di novembre, che doveva essere un appuntamento di routine e invece si è trasformato in un momento chiave per il paese che riconosceva in Merkel la persona che poteva guidare l’Europa. «Mächtig wie nie», forte come non mai, è stato il titolo dedicato alla cancelliera l’indomani, dalla Süddeutsche Zeitung, un giornale normalmente ostile.
Merkel ha ripetuto fino allo sfinimento negli ultimi mesi che «se fallisce l’euro fallisce l’Europa e anche la Germania». A nessuno sfugge che si tratta di un’ovvietà. Un default italiano trascinerebbe con sé Germania e Francia. La recessione e l’impoverimento inevitabili dei soci commerciali della Germania potrebbero causare anche qui un terremoto economico imprevedibile. Lo dicono tutti gli esperti. Lo hanno scritto con parole chiare i “Cinque Saggi dell’Economia” che realizzano studi per il governo: la Germania crescerà solo l’1,5% l’anno prossimo, in particolare per la diminuzione della domanda nei paesi dell’euro.
Merkel ha dovuto ingoiare parecchi rospi da quando è iniziata la crisi in Grecia nel 2010. Però ora, mentre gli economisti chiedono «una pallottola d’argento» o ancora un «bazooka» contro la crisi, lei parla di «dieci anni» per stabilizzare l’euro. È riuscita a imporre la sua agenda di austerità a tutt’Europa. Ora il 78% dei tedeschi crede che l’euro supererà la crisi.
La stampa tedesca non si è trattenuta dall’accusare la cancelliera di populismo o elettoralismo in vari momenti della crisi. Ma non vale lo stesso per quanto riguarda le soluzioni che si propongono ora. I tedeschi percepiscono ora gli eurobond e tutte le soluzioni che passano dalla Bce come un assegno in bianco della Germania all’Europa.
Sono cambiati i toni. Merkel non userebbe oggi le stesse parole che ha usato lo scorso mese di marzo quando aveva accusato di pigrizia i paesi mediterranei, in cui si lavorava poco, si facevano più vacanze e si andava in pensione prima (salvo poi essere smentita dai dati). Prima la classe dirigente e poi la maggioranza della popolazione hanno assunto un atteggiamento responsabile nei confronti della crisi, pur rimanendo convinti del fatto che la Grecia sia stata all’origine dei problemi.
«Io ho detto in molte occasioni che dobbiamo portare rispetto alla Grecia», ha detto oggi il ministro delle Finanze Schäuble in un incontro all’Associazione della Stampa Estera, «però la Grecia non deve credere, in nessun modo, che i propri problemi siano stati causati da altri». Schäuble non crede, come altri del suo partito, la Cdu, che l’Europa parlerà tedesco, «L’Europa continuerà a parlare molteplici lingue, perché è nella molteplicità che risiede la sua ricchezza».
Il problema dell’Europa, ripete Schäuble ai giornalisti come se parlasse a un bambino di cinque anni, è che è composta da 27 Stati sovrani. Di loro, 17 hanno deciso di cedere parte della sovranità per quanto riguarda la moneta. «Dall’inizio il problema della moneta unica è stato che le politiche monetarie sono comuni ma quelle finanziarie no». Questo nodo sta causando ora numerosi problemi. «È necessario che cambiamo le cose, e completiamo l’unione monetaria con un’unione di stabilità». Un nuovo patto di stabilità quindi, regole più ferree per riconquistare la fiducia. E dopo, ma solo dopo aver superato la crisi si potrà parlare forse di eurobond.
English version by Google Translate