L’Europa si è stufata, Atene sceglierà se restare nell’euro

L’Europa si è stufata, Atene sceglierà se restare nell’euro

CANNES – Game over. Sono queste le due parole che sono ripetute per le strade di Cannes dagli addetti ai lavori del G20. La cittadina è invasa dalla polizia e il cartello che accoglie i giornalisti sa di beffa: “La storia si scrive a Cannes”. In effetti, è difficile pensare il contrario dopo la cena di ieri sera, che ha visto un vertice fra il presidente francese Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier greco George Papandreou e il presidente cinese Hu Jintao. Sul piatto c’era la Grecia e le sorprese non sono mancate.

«La domanda che ci dobbiamo porre è: possiamo tenere la Grecia nell’eurozona?», ha detto Sarkozy. «Io lo spero, la Germania lo spera, ma è tutto in mano al popolo greco», ha continuato l’inquilino dell’Eliseo. Ed ecco la prima prima sorpresa: Atene voterà per restare o meno nell’area euro il prossimo 4 dicembre, nel giorno di Santa Barbara. Lo hanno confermato Sarkozy e Merkel sul finale della cena. Non ancora passato lo choc per la notizia, la Merkel rilancia con parole ancora più forti: «Noi siamo preparati per una possibile uscita della Grecia dall’euro».

Quello che si apre oggi ufficialmente è un G20 che è già entrato nella storia. Mai è stata così vicina la disgregazione dell’eurozona come in queste ore. Nella mattinata ci sarà un’altra riunione tra Francia, Germania e i vertici di Bce e Fmi. L’obiettivo sarà capire in che modo è possibile arginare una crisi che sta diventando sempre più grave. Verso metà pomeriggio toccherà poi a Mario Draghi, nuovo presidente della Bce, prendere la scena. Un mese fa il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, aveva chiesto uno sforzo a Bruxelles per risolvere la crisi che sta colpendo l’area euro. «L’Europa deve decidere cosa fare con la Grecia e deve farlo entro il prossimo G20 per evitare un collasso capace di colpire anche il Regno Unito», disse Osborne il 3 ottobre scorso. A quanto pare, l’Ue ha già deciso.

Oggi saranno due i temi: Grecia e Italia. La priorità, dato il referendum imminente, va data alla situazione di Atene, ormai fuori controllo. Berlino e Parigi hanno ieri sottolineato che la sesta tranche di aiuti, pari a 8 miliardi di euro, del pacchetto di salvataggio varato nel maggio 2010, circa 110 miliardi in totale, non è garantita. Anzi, non sarà erogata fino a quando il referendum non si sarà svolto e non avrà dato un esito credibile, capace di fugare le incertezze. Questo significa tuttavia che per la Grecia potrebbe terminare velocemente la disponibilità di cassa del Tesoro. In base al ultimo rapporto della troika (Fmi, Bce, Ue), pubblicato in anteprima su Linkiesta, nelle casse elleniche c’erano solo più 11 miliardi di euro. Troppo pochi per poter garantire anche solo i servizi essenziali ai cittadini da qui al 4 dicembre.

Nella notte di Cannes, lo sgomento è il sentimento che tiene banco. In pochi si attendevano un epilogo di questo genere per la questione greca. Ma a sentire i diplomatici francesi e tedeschi, l’irritazione per la mossa a sorpresa di Papandreou di indire un referendum è stata elevata. «Hanno giocato troppo con il fuoco, ora basta, non possiamo rimetterci la faccia in questo modo», dice nemmeno troppo sommessamente un funzionario governativo di Berlino. L’impressione è che l’asse franco-tedesco stia vivendo mesi di frustrazione, per tutti gli sforzi che hanno fatto al fine di garantire una stabilità finanziaria alla Grecia.

Non è invece chiara la posizione delle banche. L’Institute of international finance (Iif) non ha commentato le parole di Merkel e Sarkozy, ma l’eventuale uscita di Atene dalla zona euro potrebbe avere effetti devastanti per i bilanci degli istituti di credito. Del resto, un ritorno alla dracma rischia di essere il punto di non ritorno della crisi dell’eurodebito. In base ai numeri della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) a settembre le banche europee erano esposte per 152 miliardi di dollari. Con il debito greco ridenominato in una nuova valuta, il difficile sarà minimizzare le perdite per gli istituti di credito europei. Proprio per questa ragione Sarkozy e Merkel hanno chiesto in via informale il supporto della Cina nel nuovo fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf).

Dal canto suo, il premier ellenico Papandreou si è detto «tranquillo e fiducioso» in un voto positivo al referendum. Non è chiaro però quali siano i suoi margini di negoziazione con i suoi concittadini. «Questa è davvero una delle pagine più brutte della storia europea», dice un funzionario diplomatico francese, sfogandosi per «tutto quello che la Grecia ha fatto in questi ultimi due anni». Chiaro il riferimento al lassismo nell’adottare sul piano concreto il programma di austerity della troika. Ora il tempo è finito. L’ultimatum è stato dato. Dopo, ci sarà solo più il fallimento.

fabrizio.goria@linkiesta.it