Napoli lo contesta ma Luigi De Magistris pensa già a Roma

Napoli lo contesta ma Luigi De Magistris pensa già a Roma

Luigi de Magistris di lotta e di governo. Lotta nell’arena televisiva di Michele Santoro per spiegare come si “scassa la casta” e prima ancora dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani per spiegare che no, non c’è alcun problema col Partito democratico e col suo segretario. E sotto sotto che anzi, se c’è un candidato a premier del centrosinistra da eleggere con le primarie, non è certo Matteo Renzi “che non mi dice niente”. Luigi de Magistris studia. Non solo i sondaggi riservati che lo indicano come leader politico gradito non solo al Sud ma anche in una parte del Nord e non solo nel centrosinistra ma anche a destra (quest’ultimo dato fra l’altro dimostrato dalle elezioni comunali che l’hanno poltrato sulla poltrona di sindaco di Napoli). Studia anche come stringere alleanze, come arrivare da “Napoli è tua” il movimento civico creato durante le amministrative a “Italia è tua”, evoluzione nazionale del sindaco arancione.

Chi sono gli alleati del primo cittadino di Napoli? Un pò tutti: dal sindaco di Bari Michele Emiliano ai movimenti meridionalisti, dagli indignados agli imprenditori: non è certo un segreto che a Napoli de Magistris abbia vinto anche col beneplacito di Antonio D’Amato, l’ex capo di Confindustria che dopo un periodo cupo oggi è di fatto l’industriale più influente all’ombra del Vesuvio. E Antonio Di Pietro? Di lui l’ex pm parla da tempo come di un vecchio amico che l’ha appoggiato nel periodo nero, quello in cui gli vennero tolte le inchieste di Catanzaro. Ma de Magistris ogni volta ribadisce che lui e Tonino la vedono diversamente. Su alcuni punti fin troppo, diversamente.

Per quel che riguarda invece la base, il sindaco scassatutto ha da tempo abbandonato l’idea di strutturare il suo movimento partenopeo in maniera più decisa: l’ipotesi di statuto di “Napoli è tua” è abbandonata in un cassetto, c’è stata una riunione coi fedelissimi qualche mese dopo le elezioni ma de Magistris ha ristretto il campo decisionale a pochissime persone, uno tra tutti il fratello, Claudio. E proprio al fratello e a pochi altri l’ex europarlamentare ha affidato i fili della sua rete che guarda ben oltre Napoli: Calabria, Puglia, Sicilia, Molise.

L’idea di de Magistris è “scassare” in tutto il Centrosud e proporsi come il punto di riferimento per le battaglie nel centrosinistra. Anche scardinando le vecchie dialettiche: c’è da fare un incontro sul lavoro? Il sindaco non aspetta i sindacati (e li fa arrabbiare). E quando si tratta di andare allo scontro con i fedelissimi della campagna elettorale, gli ambientalisti sul caso Bagnoli e i disoccupati organizzati sulle assunzioni nel campo della raccolta differenziata, Giggino non ci pensa due volte. Nel frattempo, dicono i suoi, il consenso cresce ed è trasversale. E poco importa se oggi i disoccupati per la prima volta l’hanno contestato, de Magistris va avanti.

Anche se i primi problemi arrivano proprio da Napoli: gli autisti dei bus non vengono pagati e scioperano. Manifestano (a modo loro) gli ambulanti delle bancarelle del centro storico, cacciati via perché non autorizzati a vendere. Protestano i disoccupati definiti ieri da tutt’Italia «aggressori» del sindaco di Napoli e invece arrabbiati e convinti che si tratti di una montatura. In rivolta gli ambientalisti che vedono negli accordi con Confindustria pper le regate di vela dell’America’s Cup uno stravolgimento dei piani per l’area occidentale di Napoli. Protestano tutti. E tutti contro il sindaco Luigi de Magistris. Cosa sta succedendo all’ombra del Vesuvio? È finita la luna di miele tra la piazza e il sindaco “scassatutto”?

La comunicazione con la “pancia” di Napoli non è però interrotta: de Magistris si sta semplicemente rivolgendo sempre più a quella parte di elettorato moderato e non di sinistra, quella, tanto per intenderci, che rappresenta l’elettore medio italiano. Di qui anche una conferma delle ambizioni nazionali dell’ex pm. A Napoli il sindaco ha inaugurato la campagna elettorale permanente: la sua parola d’ordine nella lotta per il lavoro è, ad esempio «ribellione». L’ha detto proprio lui, quando due settimane fa ha organizzato un incontro coi lavoratori di tutte le aziende in crisi del Napoletano: «Napoli si ribella, vogliamo lavorare» il titolo.

Un incontro che ha fatto saltare il rapporto coi sindacati confederali, non coinvolti nell’evento: «Il sindaco ascolta tutti ma se vuole fare una cosa la fa e basta» ha poi dichiarato rabbioso de Magistris. Dunque il raccordo è saltato e non è l’unico. Il risultato? Che su tutto, dalle bancarelle a Bagnoli, dalla raccolta differenziata dei rifiuti ai disoccupati, Luigi de Magistris è l’icona dominante nell’immaginario collettivo dei napoletani. Anche quando le deleghe sono quelle della Regione Campania, l’ex pm da vero animale politico con una mai nascosta attrazione verso telecamere e microfoni, si è sempre messo davanti a tutto e tutti. Una giunta comunale schiacciata sulle sue posizioni e una maggioranza politica in cui la critica è vista come alto tradimento, hanno fatto il resto. Inevitabile che i disoccupati o gli ambulanti a lui chiedano: l’intermediazione della politica è saltata. Anzi, è “scassata”. ‘O sindaco è protagonista incontrastato e va avanti, memore della lezione del “Vota Antonio” di Totò: chi si ferma è perduto.

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