Da Londra Quattro Gatti spiegano la crisi con un video

Da Londra Quattro Gatti spiegano la crisi con un video

«L’Europa sta fronteggiando: crisi economica, crisi del debito, crisi finanziaria». Questo, in sintesi, è lo stato dell’arte del Vecchio Continente. Lo sanno tutti: ma a spiegarlo con frasi brevi ma precise, ci pensa un gruppo di studenti della Lse (London School of Economics). Italiani, con esperienze di lavoro nel campo dell’economia, che hanno come denominatore comune il passaggio nell’università londinese di grande prestigio internazionale. Hanno deciso di formare un gruppo e parlare di economia, in modo chiaro e proponendo soluzioni. Il gruppo si chiama QuattroGatti e lo si può trovare, con grafici, slide e animazioni, qui.

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Insomma, sono giovani, sono italiani e sono all’estero, in uno dei centri universitari più importanti del mondo. E danno il loro punto di vista non solo sulla crisi, ma anche sulle soluzioni per uscirne. In due puntate. La prima ne spiega la storia: come ha colpito gli stati europei e poi le conseguenze che ha creato. La seconda, invece, individua gli attori internazionali, racconta le loro politiche e spiega le scelte che hanno di fronte, con alcune proposte. Come una lezione universitaria (ma semplificata: come spiega il sito, “quello che è scritto è per tutti”) si passa di slide in slide. Oppure, per una versione più godibile, si può anche guardare l’animazione. In tutti i casi, si può vedere come la Bce abbia cercato di alleviare la crisi con un programma speciale che è sì temporaneo, ma che non è sufficiente. E come Jean-Claude Trichet, alzando i tassi (per timore dell’inflazione) abbia in realtà innescato una depressione ancora più dura per il sistema. Come uscirne?

Innanzitutto ci vorrebbe «un programma di acquisto titoli più preciso e più chiaro», in modo da calmare i mercati ed evitare che si proceda secondo la discrezionalità della Bce. E poi la stessa Banca centrale dovrebbe assumersi anche la funzione di prestatore di ultima istanza, cioè accollarsi i debiti di uno stato in caso di fallimento. E non solo: suggeriscono modifiche alla regolamentazione bancaria (con piani di ricapitalizzazione) e poi l’adozione di Eurobond (ipotesi amata dall’ex-ministro Giulio Tremonti), perché per ridurre l’esposizione delle banche europee al rischio sovrano serve la creazione di «un vero titolo sicuro», mentre i titoli di stato europei, considerati sicuri da Basilea, in realtà si sono rivelati pericolosi (e hanno dato origine alla spirale speculativa).

Però a muoversi devono essere tutti gli attori, modificando il proprio copione. Per cui non solo le banche e la Bce, ma anche l’Unione Europea deve cooperare per l’uscita dalla crisi. Per esempio, preoccupandosi dell’emissione proprio degli Eurobond. Ma la funzione che può anche essere lasciata all’Efsf, cioè il Fondo Salva-Stati creato dalla Ue per soccorrere i paesi in difficoltà economica e che, però, è troppo modesto per entità come l’Italia e la Spagna, che sono too big to fail, troppo grandi per fallire ma anche too big to bail, troppo grande per essere salvata.In ogni caso, servono politiche di breve e di lungo termine. Dapprima l’Unione e dovrà provvedere all’acquisto di titoli di stato: in questo modo fornisce credito (e tempo) sufficiente ai paesi per «implementare le riforme necessarie». Se serve, dovrà intervenire anche nel mercato secondario, limitando i rischi dell’esposizione. Dopodiche, occorrono politiche di ampio respiro, perché il problema (e questo ormai lo hanno imparato tutti) è la crescita.

Che fare? «Le prospettive di crescita sono troppo basse» e questo mina la credibilità dei paesi sui mercati. Meglio imporre politiche che siano «rivolte in modo maggiore alla crescita di lungo periodo» e non solo all’austerità, che vale nel breve e, soprattutto, non è la scelta giusta per tutti (in particolare non può valere per la Germania). Ciò su cui premono è un aumento «del coordinamento delle politiche, sia economiche che fiscali». Un sistema integrato e coordinato è l’unica strada per «evitare squilibri all’interno della zona Euro». E, secondo molti, la sola soluzione è «una politica fiscale unitaria». Insomma, integrazione, sviluppo e unità. Per salvaguardare una politica economica che, anche se in difficoltà, ha portato molti benefici all’Europa. Un piano di emergenza dell’euro che, va notato, proviene da persone che hanno studiato in Gran Bretagna.