I coupon “deludono” e la protesta invade Facebook

I coupon “deludono” e la protesta invade Facebook

Ritardi nelle spedizioni, prodotti senza garanzia, fornitori che non rispondono. È l’altro lato del fenomeno coupon (raccontato anche da Linkiesta) che mostra i suoi limiti e il lato oscuro dell’acquisto a scatola chiusa tramite voucher. In rete si trova di tutto a prezzi ultraribassati (anche dell’80%) ma c’è il rischio disservizi da correre. Così chi di social (buying) ferisce di social perisce: in rete è stato creato un gruppo Facebook «Groupon: Problemi e denunce» per riunire tutte le persone che sono rimaste vittime di acquisti non andati a buon fine su Groupon. «Il gruppo cercherà di far valere i diritti di tutti tramite contatti con organi d’informazione in modo da rendere pubblico in tutta Italia l’operato poco professionale di Groupon» si legge nella bacheca del gruppo aperto che conta un centinaio di membri. Ma non è solo il leader di mercato Groupon ad essere “colpito” dai commenti della rete.

I problemi più noti sono registrati con Groupalia, Letsbonus e altri siti, tanto da spingere l’associazione dei consumatori Adiconsum a stilare un elenco: nonostante sul sito siano citati sia indirizzo email che numero di telefono, spesso non si ottiene risposta. Non sono previste modalità specifiche per i reclami con tempi precisi. E ancora: nessuna certezza del giusto rimborso. Il coupon si paga sempre con carta di credito mentre il ritardato o la mancata restituzione dei soldi viene invece scaricata dai gruppi d’acquisto sul circuito della carta di credito.

Per quanto riguarda l’erogazione e la qualità dei servizi si registrano locali chiusi, ritardo nella fornitura del massaggio, viaggio o trattamento benessere, impossibilità di godere dell’offerta quando si vuole, mancanza di standard di qualità. Quando ci si presenta con il coupon – si legge in rete – ci si sente spesso clienti di serie B: la quantità delle porzioni è diversa dagli altri clienti, la stanza dell’hotel è la peggiore, il taglio di capelli è affrettato o realizzato dal personale meno esperto. Il problema nasce dal fatto che i servizi o i beni offerti sono forniti da aziende che hanno stipulato un accordo con il gruppo d’acquisto e che spesso non rispettano gli impegni. A rimetterci è però il consumatore che non sa a chi rivolgersi per ottenere giustizia quando non riceve la giusta qualità del servizio o con modalità diverse da quelle indicate sul sito.

E con l’aumento delle offerte (sono milioni gli italiani che usano il web per gli acquisti) aumentano anche le proteste. «Purtroppo – dichiara Pietro Giordano, segretario di Adiconsum – non è tutto oro quel che luccica. Nella maggior parte dei casi tutto funziona bene e si risparmia anche, ma se qualcosa va storto allora cominciano i problemi. Nel caso del social shopping, infatti, rispetto al commercio elettronico, c’è una problematica in più, perché i soldi si danno ad un’azienda, ma il servizio si ottiene da un’altra».

Groupon dal canto suo si difende: «Siamo in Italia da 18 mesi – dice Federica Moscheni di Groupon Italia – e siamo cresciuti ad una velocità pazzesca. Ci sono margini di miglioramenti per i prodotti che vendiamo perché non è buon risultato per nessuno offrire uno scarso servizio. Per questo centinaia di persone lavorano rispondendo via mail e telefono per verificare i disservizi e risolverli. E se qualcuno lavora male non lo facciamo più collaborare con noi».


michele.sasso@linkiesta.it

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