La febbre continua: i mercati adesso han paura del Portogallo

La febbre continua: i mercati adesso han paura del Portogallo

Dopo la Grecia è il turno del Portogallo. Nella spirale di sfiducia dei mercati finanziari è entrata Lisbona. La paura è che, dopo il bailout da 78 miliardi di euro approvato nel maggio 2011, debba essere necessario un altro sforzo. Il nervosismo degli investitori internazionali è lampante. L’impennata subita dai rendimenti dei titoli di Stato decennali lusitani in questi giorni lascia intendere che i mercati finanziari si stanno già preparando al peggio.

Lisbona, dopo aver approvato agevolmente un piano di consolidamento fiscale comprendente misure draconiane, sta facendo molta fatica. La recessione sarà pesante anche per il 2012 e un ritorno alla crescita economica, secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), avverrà solo nel primo trimestre 2013. Inoltre, il sistema bancario è congelato, come spiega un report del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria. I Money market fund (Mmf), cioè i fondi del mercato monetario, presenti nel Paese sono solo 3. Va da sé che, senza questo pilastro di liquidità, l’unico appoggio è quello della Banca centrale europea (Bce). L’Eurotower infatti sta continuando a comprare, seppur in modo modesto e discontinuo, titoli di Stato lusitani tramite il Securities markets programme (Smp). L’istituzione Il premier Pedro Passos Coelho ha escluso che ci possa essere una nuova tornata di aiuti finanziari. «Il programma di sostegno da 78 miliardi di euro è sufficiente per riportare il Paese sui mercati nei tempi stabiliti, non ci saranno delle rinegoziazioni», ha ripetuto con forza nei giorni scorsi.

Sui mercati obbligazionari, tuttavia, lo stress è evidente. Il tasso d’interesse sul mercato secondario del titolo di Stato portoghese a dieci anni continua a essere ai massimi storici. Attualmente il rendimento è di poco sopra il 15%, una quota che ricorda da vicino quelle che aveva la Grecia nello scorso agosto. Poco dopo, quindi, il Consiglio europeo che ha introdotto il nuovo piano di salvataggio di Atene, comprensivo del Private sector involvement (Psi), cioè il coinvolgimento diretto dei creditori privati nella ristrutturazione del debito ellenico. La pressione degli investitori è ancora più evidente sul mercato dei Credit default swap (Cds), i derivati che proteggono dall’insolvenza di un titolo. Secondo i dati di Markit, il Cds sul Portogallo è sempre oltre i 1.430 punti base. Vale a dire che un investitore che detiene un bond portoghese del valore di 10 milioni di dollari deve spendere 1,43 milioni l’anno per assicurarsi contro il default di Lisbona. Anche in questo caso, il rischio percepito dai mercati finanziari è evidente. La percentuale implicita di una dichiarazione d’insolvenza da parte del governo portoghese nell’arco di cinque anni è del 70 per cento. Un valore che prima era stato raggiunto solo da Atene.

Dopo la Grecia potrebbe essere il Portogallo ad avere bisogno di un maggiore sforzo della comunità internazionale. Gli analisti di Goldman Sachs non escludono questa possibilità. «Dato il basso tenore di crescita del Paese è prevedibile che sia necessario un ulteriore programma», spiegavano in una nota prima di Natale. Del resto, il Fondo monetario internazionale ha ricordato a Lisbona che il processo di consolidamento fiscale deve essere più veloce. «Molto è stato fatto, ma servono più riforme strutturali per riportare una crescita economica adeguata», dicevano i funzionari del Fmi nella review di dicembre. Il timore è quello di una stagnazione capace di rallentare il ritorno alla normalità nel Paese. La Commissione europea, nelle sue previsioni economiche d’autunno, ha stimato che il Prodotto interno lordo portoghese si contrarrà del 3% per il 2012. La spesa pubblica, complice l’austerity, si ridurrà e con essa anche il rapporto deficit/Pil, che si attesterà intorno al 4,5%, meno del 5,8% del 2011 e del 9,8% del 2010.

Il capo missione del Fmi in Portogallo, Poul Thomsen, si continua a dire tranquillo. «Il Paese rispetterà i suoi impegni e il ritorno sui mercati avverrà come da aspettative», ha detto a fine dicembre. Ma cresce il timore che il sistema finanziario del Paese, già stressato da anni, possa avere bisogno dell’Emergency liquidity assistance (Ela). Tramite questo programma straordinario le banche centrali nazionali possono andare in supporto del sistema bancario senza dover passare dalla Banca centrale europea. Già attivato in passato da Grecia, Irlanda e Belgio, potrebbe essere il passaggio precedente a un nuovo pacchetto di aiuti che sembra sempre più vicino.  

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