La processione si ferma davanti a casa del boss e il sindaco se ne va

La processione si ferma davanti a casa del boss e il sindaco se ne va

L’uomo vestito di scuro e col cappello si affaccia dal balcone e con un dito fa un cenno. La processione si ferma, i “portatori” di San Catello, patrono di Castellammare di Stabia, sono proprio sotto di lui. Che attende giusto un attimo e rifà il cenno. Si sente una voce: «Liberate le forcine!». E San Catello è libero d’andare. Trentasei secondi.

Cos’è accaduto tra l’uomo vestito di scuro, i partecipanti alla processione religiosa e i “portatori” della statua del santo? Il mistero si spiega meglio dando un nome all’uomo vestito di scuro e col cappello. Si chiama Renato Raffone, detto “battifreddo”, è un ultasettantenne ma è stato un boss temutissimo ed ancora rispettato, del clan D’Alessandro, egemone nell’area stabiese da decenni.

Oggi Raffone è agli arresti domiciliari e la processione si è fermata proprio sotto casa sua. «Perché lì c’è la cappella di Santa Fara» dice qualche fedele. Il sindaco ed ex pm anticamorra Luigi Bobbio, esponente di centrodestra, è di tutt’altro avviso. Per lui si è ripetuto l’episodio che lo scorso anno lo aveva indotto ad abbandonare il corteo religioso. Quest’anno, stessa decisione: via dal corteo e, poi, conferenza stampa.

Bobbio è un personaggio che fa discutere, a Castellammare: la sua decisione di vietare le minigonne d’estate, ad esempio, ha portato in città, incuriosite, le telecamere di tutto il mondo, dalla Cnn ad Al Jazeera. Ma stavolta l’ex pm della Dda, è furente: «La cosa era preordinata», dice, «la città e la Chiesa non possono continuare a restare ostaggi di questa cultura che prevede la sottomissione ad un boss. E per questo chiedo una verifica sui portatori che si sono di fatto “impossessati” della statua anche violando le disposizioni del Vescovo. E chiedo anche una verifica sull’adeguatezza del comportamento del pregiudicato Renato Raffone che, sottoposto a regime di arresti domiciliari, ha agito in questo modo indecente». L’Arcivescovo di Sorrento-Castellammare, monsignor Felice Cece, presente alla processione, fa sapere di non essersi accorto di quanto stava accadendo. E Bobbio rilancia: «Gli chiederò un incontro affinché mai più accadano queste cose». 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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