S&P boccia ancora l’Italia, il governo Monti non basta

S&P boccia ancora l’Italia, il governo Monti non basta

L’Italia è stata declassata nuovamente da Standard & Poor’s, ora a BBB+. La decisione è arrivata a mercati chiusi, ma era nell’aria da settimane. Già nello scorso lunedì le indiscrezioni che trapelavano dalle sale operative erano in un’unica direzione, quella del downgrade. Anche oggi, le voci si sono susseguite, ma non c’è stata nessuna conferma ufficiale fino a quando S&P non ha diffuso i comunicati. Eppure, gli investitori non si sono stupiti in modo eccessivo. Del resto, anche l’Economist lo aveva dato per scontato. Lo scenario continua a restare in evoluzione. La crisi dell’eurozona sta influenzando in modo negativo il giudizio sull’Italia. Non giova nemmeno il differenziale di rendimento, cioè lo spread, fra titoli di Stato decennali italiani e tedeschi, benchmark di solidità finanziaria nell’eurozona, sempre a livelli di vigilanza, cioè vicino ai 500 punti base. Il costo del rifinanziamento del debito sta quindi impattando in modo rilevante sulla percezione che gli investitori hanno nei confronti di Roma. E per quanto riguarda il governo di Mario Monti, l’attesa è d’obbligo per l’agenzia di rating. Approvata la manovra, vogliono capire in che modo sarà messa in atto in modo concreto. 

Incertezza politica, bassa crescita, debito elevato. La scelta dell’agenzia di rating americana non deve stupire, dato che ha mantenuto l’outlook negativo sul rating italiano, declassato di due note. Di pari passo con l’aumentare della crisi dell’eurozona, timori di un default della Grecia, era inevitabile per l’Italia il downgrade sovrano. Il primo è arrivato proprio grazie a S&P, che ha declassato il debito sovrano italiano da A+ ad A lo scorso 19 settembre. Pochi giorni dopo, è giunto il downgrade di Moody’s, che due settimane prima aveva chiesto più tempo per completare la revisione dello stato dell’economia italiana. Poco lusinghiero il giudizio, dato che Moody’s ha deciso di tagliare il rating italiano di tre note, portandolo da Aa2 ad A2 con outlook negativo, lo scorso 4 ottobre. Dopo tre giorni, è stato il turno di Fitch, che ha portato il rating italiano da A+ ad AA-. Per Fitch la ragione era da ricercarsi nell’intensificazione «della crisi nell’area dell’euro che costituisce un significativo shock finanziario ed economico che ha aggravato il profilo di rischio del debito sovrano italiano». Non è un caso, infatti, che oggi la clearing house LCH.Clearnet abbia nuovamente aumentato i requisiti di margine su diversi bond italiani. Facile quindi immaginarsi un ritorno alle vendite di titoli di Stato del Tesoro, come già era avvenuto nei mesi scorsi. 

Una dei maggiori timori è che l’Italia entri in una recessione ben più pesante di quella del 2009. Questo renderebbe ancora più difficile il programma di rientro dei conti pubblici promesso da Monti all’Ue. Secondo la Commissione europea il Pil italiano crescerà dello 0,1% in quest’anno e dello 0,7% nel prossimo anno. Ma per le agenzie di rating la crescita sarà ancora più bassa. Troppo poco, specie considerando che il Patto di Stabilità e Crescita (Psc) porta a un deficit naturale in tutta l’eurozona. Per il 2012 e il 2013 il Psc impatterà sul deficit italiano per il 2,7% del Pil, mentre per il 2014 del 2,6 per cento. È chiaro che a questi tassi, è impossibile che sia raggiunto il pareggio di bilancio nel 2013, come promesso dal governo Berlusconi all’Ue prima e da quello di Monti poi.

Le prospettive rimangono negative per l’Italia. Il cambio di vertice politico, da una parte, e il deterioramento della congiuntura macroeconomica dell’eurozona, dall’altra, stanno mettendo l’Italia al centro delle preoccupazioni degli investitori. In particolare, il focus è sul piano di consolidamento fiscale che il Paese deve mettere in atto per ritrovare la fiducia dei mercati finanziari. E dire che, pochi mesi fa, quando arrivò il downgrade di Moody’s, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva minimizzato. «La scelta di Moody’s era attesa – spiegava una nota di Palazzo Chigi – Il governo italiano sta lavorando con il massimo impegno per centrare gli obiettivi di bilancio pubblico. Quegli stessi obiettivi che sono stati oggi accolti positivamente e approvati dalla Commissione europea». A diversi mese di distanza, non solo l’Ue sta ancora aspettando delle risposte, ma sta anche affrontando la più severa crisi della sua storia. E in mezzo a questo pandemonio c’è a tutti gli effetti l’Italia. Nonostante il governo Monti. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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