Portineria MilanoBossi vuole cacciare il leghista pro-casta ma non può

Bossi vuole cacciare il leghista pro-casta ma non può

Da un lato c’è la rabbia dei militanti del Lega Nord che vogliono l’espulsione di Daniele Molgora, reo di aver presentato ricorso per avere il vitalizio parlamentare. Ma dall’altro c’è il rischio per il Carroccio di perdere l’amministrazione provinciale di Brescia: una particolarità nella particolarità se si pensa che i leghisti sono stati per molto tempo contrari alle province.
Lo statista di Gemonio Umberto Bossi si ritrova ancora una volta in mezzo a due fuochi. Come sul caso Cosentino, il Senatùr deve tenere a bada una base più che mai inferocita, ma dall’altro lato ha l’obbligo di gestire «le cadreghe» leghiste come pure l’alleanza con il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi. In questo spazio si inserisce il caso di Molgora, deputato bresciano, presidente della provincia, già noto alle cronache nazionale per lo scandalo di Carrocciopoli e nuovo simbolo dei leghisti da iscrivere nella casta: non vuole andare in pensione dopo i 65 anni ma prima. 

Negli ultimi anni si dice che Bossi abbia spesso perdonato Molgora per le sue intemperanze. Anche per un’amicizia che unisce da tempo i due. Soprattutto il perdono, o tolleranza, è arrivato quando il patto che era stato stipulato a inizio legislatura è stato infranto. Molgora si sarebbe dovuto dimettere subito da Montecitorio per occuparsi solo della provincia. Nulla di fatto. Neppure quando la legge, come ha stabilito la Corte Costituzionale, gliel’ha imposto alla fine dello scorso anno. A differenza di Ettore Pirovano e Luciano Dussin, infatti, presidente della provincia di Bergamo e sindaco di Castelfranco Veneto, Molgora ha mantenuto entrambi gli incarichi. Ma in Senatùr insieme con Roberto Maroni aveva sorvolato sulla questione. Questa volta però, essendo l’unico onorevole in carica tra i 26 che hanno presentato ricorso, rischia davvero grosso.

Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale della Lega Lombarda, è pronto a deferirlo al consiglio federale se non ritirerà la richiesta al consiglio di giurisdizione di Montecitorio. E lui al momento non sembra voler fare passi indietro. Del resto, i rapporti tra Molgora e Giorgetti non sono mai stati buoni. Si dice che il secondo non lo sopporti, sono entrambi commercialisti, e che durante le elezioni del 2006 la mente economica del Carroccio lo abbia inserito in fondo alla lista degli eletti così da non farlo eleggere. «Malignità» suggerisce qualcuno, ma c’è da registrare che la provincia di Brescia rischia di diventare davvero un problema per la Lega Nord. Già segnata dal caso dell’elezione di Renzo Bossi in consiglio regionale, questione che ha creato più di un malumore tra i militanti, nel bresciano la Lega ha dovuto affrontare anche il caso della laurea falsa dell’assessore regionale Monica Rizzi, come lo scandalo dei simboli nella scuola di Adro. Molgora è l’ultimo in ordine di tempo, ma il Senatùr potrebbe un’altra volta sorvolare sull’accaduto, facendo inviperire ancora di più i militanti.   

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club