Storia MinimaIl Mediterraneo abbiamo iniziato ad inventarlo migliaia di anni fa

Il Mediterraneo abbiamo iniziato ad inventarlo migliaia di anni fa

La geografia non è solo guerre, spostamenti di confini, contese. È anche studio del territorio, delle sue trasformazioni, del lento lavoro prodotto dall’insediamento, come dalla velocità repentina impressa dall’economia.

Lo spazio è il risultato lento della storia. Significa sedimentazioni, adattamento e radicamento di oggetti, di colori, di alimenti, di piante, di odori e di sapori, di collettività umane che sono nate altrove e che le circostanze della storia ha sbattuto da un’altra parte. Niente è artificiale come il paesaggio e niente è ritenuto, da molti, assolutamente naturale, sempre identico a se stesso come il paesaggio. Anche per il Mediterraneo è così.

In poche parole Lucien Febvre, uno dei più grandi storici del Novecento dimostra che la geografia ha senso se si carica di storia, se mette nel conto che niente è il risultato della storia, dell’agire dell’umanità, dunque artificiale, come il paesaggio. 

Lucien Febvre,
Il Mediterraneo è un risultato*

Immagino il buon Erodoto rifare oggi il suo periplo del Mediterraneo. Che sorprese! Quei frutti d’oro fra le foglie verde scuro di certi arbusti – che gli sono detti «caratteristici di tutto il paesaggio mediterraneo», arance, limoni, mandarini, non ricorda di averli mai visti in vita propria. Sfido! Vengono dall’Estremo Oriente, sono stati introdotti dagli arabi. Quelle piante bizzarre dalla sagoma insolita, pungenti, dallo stelo fiorito, e da nomi strani, fichi d’india, agavi, aloè; come sono diffuse! ma anche queste non ricorda di averle mai viste in vita sua. Sfido! Vengono dall’America! Quei grandi alberi a fogliame pallido che pure portano un nome greco, eucalipto, giammai si ricorda, il Padre della storia, di averne veduti di simili o di averli incrociati per strada. Sfido! Vengono dall’Australia. E le palme? Erodoto ne ha avuta un’idea una volta nelle oasi egiziane. Che ci fanno sulle coste europee del Mediterraneo’ Lo stesso che chiedersi che ci fanno i cipressi, che vengono dalla Persia.

Questo per quanto riguarda lo scenario. Ma quante sorprese, ancora, al momento di andare a tavola: che si tratti del pomodoro, peruviano; della melanzana, indiana; del peperoncino, originario della Guyana, del Mais, messicano; del riso, dono degli arabi; per non parlare del fagiolo, della patata, del pesco, montanaro cinese divenuto iraniano, né del tabacco dopo il pasto. Tutte queste spezie, questi alberi, questi legumi, questi condimenti, che nei manifesti a colori per i turisti suscitano dappertutto e ogni volta nostalgie mediterranee, sono tutti dei nuovi arrivati, istallati ieri. Tutti esseri botanici, invece, che noi rappresentiamo piantati volentieri, radicati da sempre nella terra di Grecia, d’Italia, di Provenza, della Sicilia o dell’Africa minore. Elementi divenuti costitutivi del paesaggio mediterraneo. Una Riviera senza aranci, una Toscana senza cipressi, il cesto di un ambulante senza peperoncini, delle coste senza palme: che cosa può esservi di più inconcepibile per noi?

*Lucien Febvre, Les surprises d’Hérodote, in “Annales d’Histoire Sociale”, 1940, n.1, p. 29

Traduzione David Bidussa
 

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