La Coppa America di de Magistris è già a rischio impugnazione

La Coppa America di de Magistris è già a rischio impugnazione

NAPOLI. Per il grande show che dovrà intrattenere, tra una strambata e l’altra, coloro che verranno a Napoli per le regate della Coppa America World Series si fanno tanti nomi: da Al Pacino a Shakira. Un programma ancora non c’è. Ma il Comune di Napoli ha di recente avuto un’idea: affidare il piano di comunicazione, la realizzazione degli eventi e l’allestimento del Village sul lungomare partenopeo ad una super-società. Quale? Lo sapremo a breve. L’avviso informativo è stato pubblicato lunedì dall’Amministrazione di Luigi de Magistris: prevede l’avviso pubblico senza bando di gara (possibilità data dal codice dei contratti pubblici, decreto legislativo 163/2006, articolo 57). Palazzo San Giacomo chiede l’allestimento dell’area multifunzionale “Public Event Village” all’interno della Villa Comunale, destinata ad ospitare il pubblico e ad accogliere i servizi e le attrezzature per la promozione del territorio. Poi la realizzazione del programma di intrattenimento e del piano di comunicazione nazionale per la promozione dell’America’s Cup World Series a Napoli.

L’asticella dei requisiti è piazzata molto in alto: per partecipare, una azienda dovrà dimostrare di avere un fatturato annuo non inferiore, nel triennio 2008/2010, a 30 milioni di euro, e di aver organizzato almeno tre grandi eventi di rilevanza internazionale, preferibilmente sportivi, nel triennio 2008/2010. Non sono molte le società con un fatturato e un ruolino di marcia così. I tempi sono strettissimi: l’avviso è stato pubblicato lunedì 13, il Comune vuole risposte non via posta ma consegnate direttamente al Municipio «entro le ore 12 del giorno 18 febbraio 2012».

Sei giorni di tempo, dunque. Come sempre accade, qualcuno a Palazzo San Giacomo si sta già interrogando sulla natura dell’avviso comunale. “Voci di dentro”, per dirla alla Eduardo, da lunedì riferiscono di aver ricevuto in ufficio telefonate infuriate di operatori del settore italiani che avrebbero – a quanto apprende Linkiesta – sollevato pesanti interrogativi. In primis, sulla decisione di non fare un bando pubblico. Decisione ovviamente dettata dal poco tempo a disposizione. Ma i 6 giorni di tempo sono – sarebbero – pochi: ne sarebbero serviti almeno 20, è l’obiezione.

Altra obiezione procedurale è sulla modalità di requisiti. Agli operatori che rispondono perché in possesso dei requisiti, viene spedita una lettera di invito dove si fa richiesta della documentazione e dell’offerta economica. Nel caso quindi – è questo un altro rilievo mosso – non sarebbe stata rispettata la legge né per quanto riguarda una gara a procedura negoziata né per quanto riguarda una gara a procedura ristretta. Sull’avviso non c’è la firma di un qualsiasi dirigente né viene indicato il Servizio (ufficio del Comune che curerà la gara) di riferimento. Non si sa se si tratta di servizi o di lavori, non viene indicato l’importo a base d’asta. Quanto vale questa gara? Si tratta di questioni che, si teme ora al Comune, potrebbero portare ad una impugnazione dell’avviso e dunque a guerre di carta bollata che bloccherebbero, di fatto, la procedura per l’America’s cup partenopea. Che fra 52 giorni alzerà il sipario sul golfo di Napoli.

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