La Grecia non ripaga il debito? Il Portogallo pronto a seguirla

La Grecia non ripaga il debito? Il Portogallo pronto a seguirla

Il Portogallo potrebbe seguire la linea della Grecia. Nonostante le smentite del premier Pedro Passos Coelho, il Tesoro lusitano sarebbe già in contatto con diverse società finanziarie e studi legali per capire come poter ristrutturare il proprio debito. Proprio come Atene, da cui Lisbona sta attendendo risposte per capire al meglio cosa fare. Il Paese, che nel 2012 continuerà ad essere in recessione economica, starebbe sondando come agire per evitare un ulteriore bailout del Fondo monetario internazionale.

La prima indiscrezione è uscita ieri. L’International financing review, pubblicazione specializzata sulla finanza di Thomson Reuters, ha spiegato che è possibile che anche Lisbona possa ristrutturare il proprio debito. I movimenti, in effetti, ci sono. Diverse fonti bancarie confermano a Linkiesta che i primi contatti fra il governo portoghese e diverse società sono iniziati prima di Natale. Quando cioè, è arrivata la conferma che i fondi del mercato monetario (Money markets fund), uno dei pilastri della liquidità interbancaria, avevano abbandonato il Paese.

Il progetto è quello, per ora, di attendere. «Il governo vuole capire in che modo i creditori privati raggiungeranno un accordo con il Tesoro greco», spiega una fonte della Commissione europea. Sul piatto c’è quindi il Private sector involvement (Psi), il coinvolgimento volontario dei creditori privati nella ristrutturazione del debito, introdotto con il Consiglio europeo del 21 luglio scorso. Nel caso si riuscisse a trovare un framework capace di essere riutilizzabile con facilità, per il Portogallo potrebbe aprirsi questa via «entro il primo trimestre 2013», spiega la fonte. Tuttavia, il piano preliminare su cui si stanno discutendo in via ipotetica i primi dettagli parla di un’azione su tre fronti. Il primo sarebbe un Psi inferiore al 30 per cento. Il secondo sarebbe una più rigida applicazione del programma di sostegno del Fmi per un ritorno sui mercati obbligazionari entro la fine del 2013. Il terzo, uno speciale piano di vendita di asset pubblici, da partecipazioni a società, per far cassa con quante più risorse possibili.

I contatti sarebbero avvenuti con due diversi studi legali, uno londinese e uno parigino, più una merchant bank elvetica e Roland Berger, la società tedesca specializzata in ristrutturazioni. E proprio quest’ultima starebbe preparando un programma per il governo lusitano, sulla scia del progetto Eureca, creato nei mesi scorsi per Atene. Il punto è che il piano di rientro dei conti pubblici del Portogallo sta procedendo, ma servono misure per la crescita e per la creazione di settori industriali più snelli e produttivi. Su questo versante arriverebbe Roland Berger. Con la creazione di un trust dentro cui inserire tutte le società portoghesi da privatizzare e tutti gli asset (immobiliari e non) cedibili, Lisbona potrebbe essere in grado di focalizzarsi solo sul consolidamento fiscale e sulle misure per la crescita.

«Sebbene sia tutto in fase preliminare, questo piano a tre velocità sarebbe interessante per una nazione come il Portogallo», spiega un funzionario europeo a Linkiesta. Il debito portoghese, al contrario di quello ellenico, è più piccolo: circa 195 miliardi di euro contro i 365 miliardi di Atene. Inoltre, nonostante gli scioperi generali che dallo scorso maggio a oggi si sono susseguiti, il portoghesi hanno dimostrato di essere più collaborativi dei greci nell’accettare le condizioni della troika composta da Fmi, Banca centrale europea e Ue. Più facile quindi, anche politicamente, la possibilità di adottare un piano di ristrutturazione ordinata.

Non è difficile pensare che anche il Portogallo possa fare come la Grecia. Dopo il programma di salvataggio internazionale da 78 miliardi di euro varato l’anno scorso, Lisbona sta continuando a soffrire. Secondo le previsioni d’autunno della Commissione europea, l’economia portoghese si contrarrà del 3% nel corso del 2012. «È uno degli effetti delle misure di austerity che si sono rese necessarie per riportare il Paese in sicurezza», disse il premier Passos Coelho. L’effetto benefico sulla riduzione della spesa pubblica è però evidente. Il rapporto deficit/Pil è atteso per il 2012 a quota 4,5%, mentre era al 5,8% l’anno scorso e al 9,8% nel 2010.

A spingere verso questa soluzione sono le condizioni con cui il Portogallo si sta rifinanziando sui mercati obbligazionari. Attualmente il tasso d’interesse dei titoli di Stato lusitani a dieci anni è intorno al 13,5 per cento. Pur essendo meno delle ultime settimane, quando il rendimento salì oltre il 17%, è pur sempre un tasso insostenibile. L’ultima missione del Fmi ha evidenziato che le difficoltà nel ritorno alla normalità nel segmento obbligazionario per il Portogallo è «molto elevata». Eppure, il premier lusitano ha ribadito una settimana fa che «non ci saranno ulteriori richieste al Fondo monetario internazionale». Richieste no, ristrutturazione forse. L’importante è che non sia in stile greco. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @Fgoria