La Protezione Civile senza poteri non serve a niente

La Protezione Civile senza poteri non serve a niente

«Alemanno aveva detto la verità e Gabrielli ora lo ammette» è il commento di molti esponenti del Pdl alle parole del capo della protezione civile, Franco Gabrielli, che oggi al Senato ha ribadito che la legge 10 del 2011 «ha reso di fatto non più operativa la Protezione civile». Perchè? Anzitutto perchè alla dichiarazione dello stato di emergenza è connesso, ora, un potere/dovere di spesa in capo alle regioni, che solitamente sono assai restie a sobbarcarselo. Altri vincoli di spesa stanno poi in capo al Fondo Nazionale per la protezione civile che deve essere sempre ripianato. Come a livello regionale, anche in quello nazionale la via è quella di alzare le tasse sui carburanti. Una misura che nessun politico vorrebbe mai imporre, soprattutto se il tempo delle emergenze e quello della campagna elettorale coincidono. 

Inoltre, qualora la “nuova” Protezione Civile vi risultasse ancora troppo agile, non perdete di vista che tutte le azioni devono essere decise di concerto col Ministero dell’Economia e delle Finanza, e previa valutazione della Corte dei Conti. Insomma, per evitare che spenda troppo e male, la Protezione Civile viene ingessata tanto da non potersi più proprio muovere. 

D’altra parte, che così la Protezione civile non vada è un fatto conclamato che lo stesso ex capo del Sisde, Franco Gabriellil, non ha mai negato, anzi. Già sabato, davanti agli attacchi del sindaco di Roma che riversava su di lui la sua incapacità di gestire la situazione, Gabrielli replicava di essere d’accordo con il sindaco capitolino su un solo fatto: che, così com’è ora, la Protezione civile non funzioni.  Il torto di Alemanno – uno dei torti che ha avuto in questa vicenda – è quello però di prendersela con un alto funzionario dello Stato che le leggi le applica anziché con quel governo, quello precedente a cui Alemanno prima di fare il sindaco apparteneva, che quella legge l’ha fatta dopo aver permesso a Guido Bertolaso un potere eccezionale, senza vincoli e, secondo le ipotesi della magistratura, spesso anche senza scrupoli.   

Quando a gestirla era lui, Bertolaso, qualsiasi evento, dai mondiali di nuoto al restauro della meravigliosa cattedrale di Noto, finiva sotto la sua amministrazione. Incluso il censimento dei cani randagi che  vivono a Pompei costato duemila euro a quadrupede, come ricordano in questi giorni diversi commentatori.   

Ma se quello era un potere eccessivo, con la legge 10 del 2011 si è semplicemente passati da un eccesso all’altro. La diceva già lunga il fatto che Gabrielli fosse potuto arrivare sull’isola del Giglio solo dopo che il 20 gennaio il Consiglio dei ministri aveva approvato la dichiarazione dello stato d’emergenza, dandogli così i poteri necessari (quelli di Commissario delegato) per un fatto, il naufragio della Concordia, avvenuto una settimana prima, il 13. Non ci si può occupare di un’emergenza se i tempi sono questi, a meno di non mettere in preventivo di non intervenire tempestivamente. Ma se è così, allora a che serve la Protezione Civile? 

Per carità, dopo i progetti di trasformarla in una Spa dotandola di poteri ancora più sconfinati, e dopo la vicenda della cricca, qualcosa andava fatto. E la Protezione civile deve intervenire solo nell’ emergenza vera, caraterizzata dall’essere un evento imprevisto, una qualifica difficilmente attribuibile ai mondiali di nuoto o ai viaggi del Papa. Ma riempire un organo di questo genere di lacci e lacciuoli fino al punto di renderlo inattivo, non è la soluzione migliore. Ora Monti ha rinnovato la fiducia a Gabrielli, e ci sembra giusto, le colpe appunto non sono sue. Ma non si può non chiedere alla politica anche di trovare un giusto equilibrio fra lo strapotere di Bertolaso e le mani legate di Gabrielli. 

Anche perchè, dovra presto o tardi arrivare anche in Italia la consapevolezza che grandi poteri e grandi responsabilità non implicano necessariamente malaffare e approfittamenti. Rendere inservibile la Protezione Civile perché così almeno “nessuno se ne approfitta” non è una vittoria, ma la più grave delle sconfitte. Un passo indietro, quando ne servono due avanti. 

Twitter: @jacopobarigazzi