Più gas per l’Europa, ma il prezzo lo faranno i russi

Più gas per l’Europa, ma il prezzo lo faranno i russi

Il vice-presidente di Gazprom Alexander Medvedev (da non confondere con il presidente russo, Dmitry) ha recentemente annunciato che il colosso energetico vorrebbe aumentare la propria capacità di stoccaggio in Europa di 5 miliardi di metri cubi entro il 2015, raddoppiando lo stock attuale. Gli “stoccaggi” sono i depositi di gas in cui si riversa la produzione in eccesso, per impiegarla quando necessario – per esempio, in caso di picco della domanda.

Ciò potrebbe essere salutare per contrastare i problemi di approvvigionamento che, pur minimi, sono emersi nel corso della perturbazione polare delle scorse settimane. Gazprom sembrerebbe aver preso sul serio la questione di garantire approvvigionamenti di metano continui e sicuri per i clienti europei. Il problema, però, è che gli stoccaggi rispondono a un’altra funzione oltre a quella della “sicurezza”: consentono di “fare arbitraggio” in caso di variazioni del prezzo. Ciò significa che si tende a immagazzinare gas se il prezzo è basso, e a venderlo quando il prezzo è alto.

La questione non è secondaria. Se a monte c’è un “monopolista” – e Gazprom, sulle sue rotte, lo è – coloro che gestiscono gli stoccaggi riducono il potere di controllo del produttore sul gas venduto ai mercati europei. Il monopolista riesce a gestire meno bene i prezzi. Sa che se riduce il flusso di gas, spingendo così il prezzo verso l’alto, dovrà sopportare la reazione degli stoccaggi, che compenseranno per le quantità di gas mancanti. Con questo sistema si tende a ridurre la volatilità del prezzo del gas.

Il logo di Gazprom nel centro di Mosca

C’è però un’eccezione. In Europa, la quasi totalità dei contratti di fornitura con la Russia è basata su accordi di lungo termine, con tariffe la cui variabilità è ridotta. Come spiegare quindi l’improvviso interesse di Medvedev (sempre Alexander) nei confronti dell’Europa? Ciò dipende, con tutta probabilità, da alcune interessanti uscite della Commissione Europea, e in particolare del commissario per l’Energia. In un report della Commissione, presentato in dicembre, si rilevava come «circa il 40% del gas europeo proviene dalla Russia, e l’indicizzazione del prezzo del gas con quello del petrolio rappresenta fino al 69% del prezzo. Tale indicizzazione ha danneggiato le aziende energetiche europee legate a contratti di lungo periodo (indicizzati sul petrolio) con i fornitori, perché ai consumatori finali dovevano vendere gas che invece era quotato a prezzi spot».

Tradotto dalla neolingua della Commissione, ciò significa che le aziende energetiche europee acquistavano gas a prezzo alto, visto che i contratti a lungo termine sono rigidi e assegnano un prezzo al gas basato sulla quotazione del barile; poi lo distribuivano ai loro mercati a prezzi “spot”, più bassi: così realizzavano una perdita. Per Oettinger, la soluzione sarebbe quindi l’aumento della componente “spot” nei contratti di fornitura. Ha già agito in questo senso: si è speso ripetutamente per bloccare un contratto di fornitura di lungo termine tra Russia e Polonia, preferendo soluzioni basate sul gas per nave (che, in genere, si basa su alte percentuali di forniture quotate a spot) e sullo shale gas locale.

E qui giungiamo alla fine della nostra storia: Gazprom ha annusato il vento, e ha compreso che le rinegoziazioni dei contratti di lungo termine potrebbe diventare più difficile. La sua mossa con gli stoccaggi piazza una nuova pedina in Europa. Serve da monito: «Sappiate che, se passate allo spot, la Russia può controllare parte degli arbitraggi». Se poi veramente si arriverà ai prezzi spot, come da desiderio di Oettinger, Gazprom potrà conservare il margine che aveva con i contratti di lungo termine, anche con i prezzi spot. Come detto da un addetto di una grande azienda energetica europea, chiedendo di rimanere anonimo: «Stiamo sostituendo i monopolisti nazionali con il monopolio russo». Enjoy. 

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