Sanremo pensa all’austerity, all’audience ci pensa Celentano

Sanremo pensa all’austerity, all’audience ci pensa Celentano

SANREMO – Il Sanremo ai tempi dell’austerity inizia come quello dell’anno scorso. Cioè con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu a cantare “Ti sputtanerò”. Ma ora al governo c’è Mario Monti, non Silvio Berlusconi. E non è la stessa cosa. Infatti si parla subito di canone Rai in un duetto tanto lungo quanto evitabile, il tutto per ricordare che bisogna pagare l’obolo annuale. Dopo le tre ore di show, la prima impressione è che è andata bene, ma non per merito delle canzoni. Per fortuna, della Rai ovviamente, che c’è Adriano Celentano. Lo lasciano sciolto consapevolmente e lui, sempre consapevolmente, provoca. Non sono in pochi quelli che, dietro le quinte, si sfregano le mani pensando all’audience di oggi. Eppure, il disco di Celentano è sempre lo stesso: fa il santone, gioca a fare Dio, gigioneggia con l’atteggiamento da guru. Peccato che non lo sia.

La serata è partita in sordina. I social network se ne accorgono e Twitter non perdona. «Troppo lento», scrivono in tanti. E hanno ragione. La scaletta procede con difficoltà e Gianni Morandi si palesa solo dopo diversi minuti dall’inizio. Dopo un’ora e solo due canzoni, arriva Rocco Papaleo. Lui si è abituato subito al nuovo clima e si presenta in spolverino-finto-loden. Lo spazio a sua disposizione è poco e lui è emozionato, ma non sbaglia. Si rivelerà una delle sorprese in positivo di questo festival. Si spera che lo utilizzino meglio nelle prossime serate. Non pervenuta Ivana Mrazova, la modella che doveva accompagnare Morandi sul palco, bloccata da un problema al collo. Le facili battute che sono pervenute in merito all’infortunio sono state il momento più emozionante del pomeriggio.

Ma il gran momento arriva alle 22.20. Guerra, esplosioni, aerei, bombe: il nemico è alle porte. È lui, Celentano, si presenta sul palco come vate popolare. La platea esplode. Twitter meno. Ma non troppo. È furbo, il Molleggiato, a parlare di referendum costituzionale, crisi della politica, governo Monti e democrazia. Furbo perché populista, furbo perché attuale, furbo perché capace di tenere la folla. Attacca Chiesa, Famiglia Cristiana, Avvenire, Aldo Grasso: è infuocato. E la platea di divide. Chi lo ama, chi lo odia. Ma l’impressione è che questa volta abbia davvero esagerato. Lo show doveva essere ricordato. E l’obiettivo è riuscito. Tuttavia, troppo prolisso, troppo fintamente provocatorio. «Cosa non si fa per lo share?», si chiede qualcuno. Se lo deve essere chiesta anche la direzione artistica del Festival, dato il siparietto fra Pupo e Celentano, tanto inutile quanto costruito. Ma tant’è. Domani tutti parleranno di Sanremo e di Celentano. Con buona pace dei soldi dati in beneficenza (?) dal Molleggiato. «Fa il buono coi soldi pubblici, sono bravi tutti», dicono in tanti, dentro e fuori l’Ariston. Le critiche tante, ma si sa, era questo l’effetto voluto. Del resto, la presenza di Celentano era la miglior pubblicità per il Festival. E il fatto di dare in beneficenza il suo compenso lo ha lasciato libero, in modo implicito, di fare e dire ciò che voleva.

A peggiorare la situazione ci hanno pensato i guasti tecnici. Gli stessi che hanno fatto saltare il voto della giuria popolare presente in sala. Al grido di OccupySanremo, l’hashtag di Twitter che riprende il movimento contro gli eccessi della finanza OccupyWallStreet, i giurati hanno protestato vistosamente mentre Morandi cercava di placare il tutto. Speranza vana, ma per fortuna la serata era finita. Twitter rumoreggia, rincorre coi tweet ogni singolo attimo del Festival, si attiva. Come l’anno scorso, più dell’anno scorso.

Di questa prima serata resterà lo strascico di polemiche dopo Celentano, ma soprattutto il blitz della Guardia di Finanza poco prima della partenza. Sì, perché come successo per Cortina o Milano, anche la capitale della Riviera dei Fiori è stata oggetto dei controlli delle Fiamme gialle. Ma corre voce nei vicoli fra Corso Matteotti e Piazza Brasca che tutti gli esercenti avessero ricevuto una soffiata già diversi giorni fa. Sarà, ma come per Celentano, l’effetto-audience è stato assicurato. Infatti, come ha detto anche il Molleggiato riferendosi all’economia, «il mondo è cambiato». Per tutti sì, per lui no. E la sensazione non è piacevole. Ma Sanremo è musica. La migliore? Nina Zilli, già ribattezzata Mina Zilli. Il peggiore? Sicuramente il duo Gigi D’Alessio – Loredana Berté. La delusione? I Marlene Kuntz. Chi vincerà? Tutti dicono Emma Marrone. Ma questo, forse, è ancora in discussione.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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