Mentre il leader della Lega Nord Umberto Bossi difende il tesoriere Francesco Belsito, Roberto Maroni prende per mano i barbari sognanti del Carroccio. Vede nelle prossime elezioni amministrative un momento di rinascita del movimento, a confronto di qualche bossiano di ferro che preferirebbe perdere qualche «comune» ma fare pulizia nel movimento, e punta sui congressi nazionali di Lombardia e Veneto per affermare la sua leadership. E con una foto del 1995, insieme con l’ex sindaco di Milano Marco Formentini e il senatore Luigi Moretti nel pieno della lite con Bossi dopo la caduta del primo governo Berlusconi, lascia intravedere venti di scissione nel partito.
È un Bobo a spada sguainata quello sbarcato su Facebook. Il social network, con il suo profilo Maroni Lega Nord Uno, è ormai diventata la vera arma di comunicazione dell’ex capo del Viminale. Da sfoderare con gli amici, ma soprattutto contro i nemici, in particolare quelli interni, del movimento. Vi si pubblicano le notizie più disparate. Dai gadget dei barbari sognanti, ultima è una cover per Iphone, alle foto dove Maroni si prende persino in giro sul suo look giovanile o dove compare abbracciato allo statista di Gemonio.
Succede così che a poco meno di 12 ore dall’intervento di Bossi da Sassuolo, dove il Senatùr ha difeso Belsito dagli attacchi arrivati negli ultimi giorni da quotidiani, Maroni scelga di prendere le distanza da un «velenoso» articolo comparso in prima pagina sul Corriere della Sera dove si dà conto della «Politica smarrita del Carroccio». Scrive Maroni: «È stato ispirato da qualche ex-amico che non ci vuol più bene. Evidentemente al Corriere il successo della Lega dà fastidio e qualcuno ha deciso di cominciare la propaganda antileghista. Niente di nuovo e nulla di cui preoccuparsi: nella mia vita ne ho visti tanti di pezzi così, mi faccio la solita risata e torno a leggere La Padania».
Veleni e messaggi. Qualcuno in via Bellerio lo dice serrando le labbra. «Maroni è stato il primo a prendere posizione per correre senza il Popolo della Libertà alle prossime elezioni. È chiaro che se non dovessimo andare bene, in molti prenderebbero la parola per attaccarlo». Ma c’è chi la vede diversamente: «Verrebbe contraddetta la linea altalenante di Bossi e allora sì che il congresso federale sarebbe il luogo della resa dei conti», chiosa un maroniano fuori dai microfondi. Nelle ultime settimane, con le polemiche tra barbari sognanti e cerchio magico che infiammano le pagine di Facebook, a qualche amministratore leghista molto vicino al cerchio magico è scappata pure una battuta che i maroniani si sono segnati sull’agenda. Come quella di Flavio Tremolada, assessore sceriffo a Lesmo, fedelissimo del cerchista Marco Desiderati, che al Fatto Quotidiano ha concesso questo virgolettato: «Non mi interessa vincere le elezioni o conquistare un Comune, noi bossiani non ce ne facciamo niente: si deve ripulire il partito, anche se questo significa tornare al 2, 3 per cento».
Le elezioni saranno lo spartiacque delle difficoltà interne del Carroccio? C’è chi preferisce perdere le amministrative, piuttosto di non rischiare di perdere il posto alle prossime nazionali del 2013? Il rischio è sempre lo stesso per i pretoriani del Senatùr. Nel quartier generale di Gemonio sono convinti che una vittoria di Flavio Tosi a Verona rinsaldi la leadership di Bobo e possa tra un anno ricadere sulla compilazione delle liste per le politiche. Se però il Carroccio dovesse andare male, allora il cerchio avrebbe più di un motivo di rivalsa, addossando a Maroni tutte le responsabilità per una sconfitta. Passa anche da qui l’opposizione di Bossi alla lista civica di Tosi. Una presa di posizione che molti militanti iniziano a non capire, orientata più al congresso nazionale che si svolgerà a giugno in Veneto, che per le comunali scaligere dove l’attuale primo cittadino rischia di vincere a mani basse, sempre che i suoi compagni di partito non gli mettano i bastoni tra le ruote.
Si dice che Maroni sia stato molto «contrariato» delle parole che il Senatùr ha concesso a Belsito. Il tesoriere, che ha inviato parte dei rimborsi elettorali in Tanzania e Norvegia, era già stato oggetto di critiche da parte dell’ex ministro dell’Interno che aveva chiesto un consiglio federale per capire i bilanci del movimento, come gli spostamenti di denaro, e l’espulsione del leghista genovese. Ne nacque un mezzo giallo a fine gennaio, con un articolo del Giornale che dava conto di un commissariamento da parte dello stesso Bossi della tesoreria, provvedimento poi cristallizzato o forse ritirato.
Sta di fatto che Belsito si trova ancora al suo posto. E l’amarezza dei lumbard è ormai alle stelle, con decine di militanti che continuano a chiederne la testa, anche perché mentre milioni di euro viaggiano per le banche mezzo mondo, nelle casse delle segreterie locali mancano quattrini per fare campagna elettorale. Questa sera Maroni sarà a Milano per una cena con più di 500 invitati, tra cui il fidato europarlamentare Matteo Salvini. È chiusa ai giornalisti, anche per evitare episodi come quello di Varese, quando girarono su internet video di insulti di maroniani verso esponenti del cerchio magico. In particolare verso Marco Reguzzoni e Rosi Mauro.
Maroni lancia così da Milano la sua campagna elettorale. I sondaggi, anche questi pubblicati su Facebook, gli danno ragione. «La Lega cresce. Stare all’opposizione del governo Dracula fa bene, guardate il sondaggio de La7: nell’ultima settimana la Lega ha superato l’11% mentre tutti gli altri partiti perdono (il Pdl è crollato addirittura al 22%). Avanti così e diventeremo presto il primo partito della Padania». Ma è la foto pubblicata intorno a mezzogiorno che ha subito scatenato le repliche degli stessi cerchisti. Ritrae Maroni con l’ex sindaco di Milano Marco Formentini e il senatore Luigi Moretti. È il primo aprile del 1995 a pochi mesi di distanza dall’allontamento di Bobo dal movimento, dopo lo screzio con Bossi per la caduta del primo governo Berlusconi. Tra i commenti ce n’è stato uno che ha lasciato perplessi in molti. «Maroni non fa mai le cose a caso lo capirete presto», è stato firmato da Febbraio Novantacinque, uno dei gruppi su Facebook che remano contro i barbari sognanti, accusandoli di essere dei «mercenari». È stato rimosso, ma a qualcuno è venuto in mente che Bobo sia pronto a spaccare e a coinvolgere tutti quei leghisti cacciati in questi anni dal Senatùr in un nuovo progetto politico.