Portineria MilanoUn anno dopo, il movimento arancione di Pisapia inizia a sfaldarsi

Un anno dopo, il movimento arancione di Pisapia inizia a sfaldarsi

Forza «gentile» e «partecipazione» sono state le parole d’ordine della campagna elettorale di Giuliano Pisapia a Milano. A un anno di distanza, però, di quell’alleanza tra «borghesia moderata» e «comitati di quartiere», vera e propria benzina per il movimento arancione contro Letizia Moratti, sono rimasti molti mugugni e qualche sporadico sorriso. Il grande bagno di folla in piazza del Duomo del 30 maggio scorso è già diventata una cartolina ingiallita? E il movimento civile e delle liste civiche ha ricevuto indietro quello che si aspettava durante le elezioni?

La questione non è di poco conto. Anzi è centrale nel rapporto tra elettorato e amministrazione. E torna di attualità in queste settimane, dopo la vittoria di Marco Doria a Genova alle primarie di centrosinistra, un altro candidato incolore, stimato dalla società civile, appoggiato da Sel di Nichi Vendola, ma inviso al Partito Democratico di Pierluigi Bersani. Ma se nel capoluogo ligure siamo appena agli inizi, con l’entusiasmo che si compete, in attesa del confronto elettorale di maggio, all’ombra del Duomo invece qualcuno ha già iniziato a fare due calcoli su quella che è stata l’esperienza con Pisapia. E il risultato, al momento, non è dei migliori. Anche perché si affianca alla profonda crisi del Pd meneghino, con alcuni esponenti di giunta che hanno già proposto la fusione con il movimento arancione. Mentre Stefano Boeri appare sempre più un battitore libero nel confronto con il sindaco su temi delicati per la cittadinanza, come l’urbanistica o lo sviluppo dell’Expo 2015.

Non è notizia di oggi che nei quartieri del capoluogo lombardo la base elettorale dell’avvocato penalista abbia iniziato da tempo a rumoreggiare. Si parla diffusamente di «un cerchio magico» intorno al primo cittadino che gli fa da schermo verso il resto della cittadinanza. Ma soprattutto si fa spesso cenno a come l’amministrazione cerchi spesso di «far passare i progetti come decisioni partecipate», mentre in realtà «sono tentativi mal riusciti di indorare la difficile digestione della pillola ai cittadini della zona dissenzienti». Parole dure, comparse in alcune lettere che alcuni cittadini hanno postato su siti internet come Arcipelago Milano o www.enttaeuschung.org di Alberto Biraghi, diventati veri e propri sfogatoi delle critiche del centrosinistra nei confronti dell’amministrazione comunale.

Del resto, negli ultimi mesi, a salire sempre più in cattedra sono stati due vecchi leoni della politica cittadina e nazionale. Bruno Tabacci da un lato, assessore al Bilancio e vero deus ex machina di palazzo Marino. Franco D’Alfonso dall’altro, assessore al Commercio e vicino a quel gruppo di moderati che durante la campagna elettorale si sono stretti intorno all’ex presidente di regione Lombardia Piero Bassetti. Per chi bazzica la rete e i comitati, sono soprattutto sul secondo, dal passato socialista, che vanno concentrandosi le critiche più agguerrite, anche perché D’Alfonso sarebbe «responsabile» di un certo piglio decisionista e sempre più «unidirezionale» nella gestione delle vertenze che riguardano le zone di Milano. In sostanza, è impressione degli stessi comitati di non toccare più palla. 

Lo scorso fine settimana, dopo una riunione «chiarificatrice» secondo i partecipanti, pare siano state smussate alcune criticità e lo stesso coordinatore Paolo Limonta ha provato a spegnere le polemiche con un lungo post su Facebook: «Credo proprio che abbiamo imbroccato la strada giusta». Lo stesso sito dei comitati ha annunciato un «rinnovamento»,  ma la lista di fastidi continua ad allungarsi ogni giorno che passa. Nel centro storico i commercianti protestano da un mese per l’introduzione dell’Area C, balzello di cinque euro per i veicoli in entrata nella cerchia dei Bastioni. A protestare sono anche i residenti della zona, che si ritrovano comunque a dover pagare 2 euro per poter tornare a casa. Nelle scorse settimane sono state poi portate avanti iniziative per fermare la liberalizzazione delle partecipate A2a e Sea, ma anche qui, secondo i comitati, la logica di «spartizione» di una certa politica non sembra essere cambiata. Che dire poi sul caso di Claudio De Albertis alla presidenza della Triennale ? Le critiche sulla nomina del palazzinaro nel musero di viale Alemagna ha innescato il solito scontro tra Boeri e Pisapia, ma ha confermato alla rete di comitati come le «decisioni partecipate» siano comunque spesso un miraggio. Nei prossimi mesi sarà sempre più di attualità poi il discorso sull’Expo 2015, tra appalti e nuovi piani urbanistici. Questioni che rischiano di far pagare alla giunta un prezzo molto salato.  

Alla fine di gennaio ne è nato pure un litigio tra gli stessi comitati. Cristina Mordiglia a Nanni Anselmi, ha scritto che «i comitati ormai non esistono più, il Presidente del comitato di zona 4, Bonessa, ha dato due giorni fa le dimissioni dopo che l’Assessore Bisconti (Limonta e compagnia) non hanno neppure voluto far vedere ai comitati (e a tutti i cittadini della zona) la convenzione che stanno per firmare con la fondazione Pier Lombardo sulla piscina Caimi. La partecipazione è una cosa seria, che comporta volontà e impegno, che fino ad oggi l’attuale giunta, salvo rare eccezioni, non ha mai mostrato». Andrea Benessa ha risposto a stretto giro di posta, spiegando che le dimissioni non erano in polemica con l’amministrazione. Ma la polemica sembra appena agli inizi. 

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