Agcom e Pd in pressing, ma sulle frequenze Passera prende tempo

Agcom e Pd in pressing, ma sulle frequenze Passera prende tempo

La matassa delle frequenze televisive non si sbroglia. Anzi, a poco più di un mese dalla scadenza della moratoria sul beauty contest, la situazione si complica ogni giorno di più, soprattutto dopo il colloquio del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri con il premier Mario Monti. La materia è delicatissima, e il ministro Passera sa bene che sull’assegnazione gratuita dei multiplex a Rai, Mediaset e Telecom Italia (Intesa Sanpaolo è azionista forte, dopo che proprio dalla ex banca di Passera fu costruita l’uscita di Pirelli) si gioca molto del suo futuro politico. Secondo quanto rivelano alcune fonti a Linkiesta, la linea su cui si stava muovendo l’Agcom, il regolatore del settore, sarebbe mettere nero su bianco un nuovo bando di gara aperto anche alla partecipazione degli operatori telefonici. Un’ipotesi che necessita però di un forte sostegno istituzionale, poiché i vertici dell’authority scadono a maggio, peraltro in contemporanea con le elezioni amministrative, e nessuno ha intenzione di correre il rischio di assumere decisioni impopolari. Secondo alcuni osservatori, è molto difficile che l’Agcom riscriva le regole della gara prima di maggio, così come la delibera antipirateria.

Insomma, per ora il Governo, cui spetta il compito di indirizzare le scelte del regolatore, adotterebbe una strategia alla “Ponzio Pilato”. Dall’Agcom fanno infatti sapere che ogni decisione in materia è di stretta competenza governativa, e il ruolo dell’authority è esclusivamente tecnico (definizione delle regole di gara) una volta che sia stata indicata la soluzione in sede politica». Insomma, si attendono delucidazioni da Monti e Passera.

Eppure il tempo stringe anche per un altro motivo, passato un po’ sottotraccia: tra i canali dal 49 al 60, ce ne sono quattro (54, 55, 58, 59) inclusi nel beauty contest,sulla banda 700 Mhz. Si tratta della banda di frequenze che l’ITU (International telecomunication union), l’organismo internazionale che si occupa di assegnare lo spettro delle radiofrequenze, ha deliberato debba essere lasciata libera entro il 2015 a favore del traffico dati. Ad esempio, l’ultimo iPad 3 si collega al web a velocità 4G utilizzando la banda 700 Mhz, che però in tutta Europa è già occupata dal segnale televisivo. Il mese scorso, inoltre, il Parlamento europeo ha approvato una raccomandazione che prevede l’assegnazione al traffico dati mobile di almeno 1200 MHz entro il 2015. 

Alla luce di questa nuova conformazione delle radiofrequenze l’Agcom potrebbe agire sostanzialmente in tre modi: regalare le frequenze televisive agli attuali operatori (come previsto dal piano Romani) fino al 2015, escludendo quindi le compagnie telefoniche, riscrivere il bando aprendo alle tlc ma concedendo loro l’utilizzo dello spettro dal 2015, oppure ancora, come ha rivelato venerdì scorso il quodiano MF – Milano Finanza, assegnare le frequenze con una gara a prezzi stracciati (cioè, con una base d’asta bassa). In tutti e tre i casi, comunque, non è possibile prolungare la scadenza delle concessioni oltre il 2015. 

Come detto, pare che l’Agcom fosse orientata a perseguire la seconda ipotesi, ma i tempi tecnici di scrittura del disciplinare di gara, che andrebbe presentato entro il 19 aprile, data di scadenza del congelamento del beauty contest. Anche in questo caso, però, la strada non è per nulla lineare: Rai e Mediaset, infatti, potrebbero fare appello contro l’annullamento del bando messo in stand by da Corrado Passera lo scorso 20 gennaio. Se dovesse verificarsi la prima ipotesi, tuttavia, sarebbe molto difficile tornare indietro e aprire una finestra per le varie Telecom, Vodafone e H3G, che da parte loro oggi si dimostrano scettiche, avendo speso complessivamente poco meno di 4 miliardi nella precedente asta 4G, le cui frequenze non sono ancora state operativamente assegnate. 

Le incertezze che gravano sul futuro della banda a 700 Mhz non permettono all’Italia di assumere una posizione rilevante nel confronto internazionale, né di stringere alleanze con altri paesi, come Germania e Francia. Lo scorso gennaio, all’ultima Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni hanno prevalso le pressioni dei oaesi africani e del Maghreb, che dopo la primavera araba hanno chiesto e ottenuto di utilizzare entro tre anni le radiofrequenze che oggi sono appannaggio della televisione in tutta Europa.
 

Twitter: @antoniovanuzzo