Divorzio veloce e matrimonio duraturo: uno sguardo oltre la legge

Divorzio veloce e matrimonio duraturo: uno sguardo oltre la legge

Le nostre azioni nascono dal nostro modo di essere: è il nostro cuore che è cattivo. Il Vangelo ci dà la possibilità di un cuore nuovo: nuovo perché ha lo spirito del Figlio.

Matteo 5, 31-42
Fu pure detto: chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio. Ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio. E chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

In Israele il divorzio era stato ammesso da Mosé, come spiega Gesù. Pur non essendo il progetto originario di Dio – progetto originario di Dio è la fedeltà tra due persone: l’amore non la rottura dell’amore –, il divorzio tuttavia era ammesso soprattutto per limitare gli abusi. Come normalmente capita, la legge suppone il male e cerca di regolamentarlo in modo che ce ne sia un po’ di meno. Se non ci fosse, il male non occorrerebbe la legge.

Allora c’era una certa regolamentazione in modo che la donna non subisse l’arbitrio assoluto dell’uomo, visto che era solo l’uomo che poteva divorziare in Israele, una cultura maschilista. Cause di divorzio potevano essere le pidiverse. C’era una scuola molto lassista, quella di Hillel, che diceva: se la donna, cucinando le uova le lascia attaccare ci può essere motivo sufficiente perché vuol dire che non ti vuol bene; se non ti vuol bene vuol dire che ti odia e tu non puoi stare con una persona che ti odia. Un’altra era molto rigorosa: si può divorziare solo nel caso in cui la donna commetta adulterio. Altre invece, come quella di Qumram, diceva: non si può comunque.

La posizione di Gesù è molto chiara: lui non ammette il divorzio. Ma non perché impone una legge più severa. Diversamente, non sarebbe stato necessario che Gesù dicesse: ma io vi dico... perché lo dicevano già anche quelli di Qumram che non si doveva fare. In Gesù, invece, è data la possibilità di vivere il rapporto uomo-donna come era al principio. Cioè, come è nel progetto di Dio.

Nel progetto di Dio il rapporto uomo-donna è a immagine e somiglianza di Dio. Per infiniti motivi: uno è che nella creazione l’uomo è immagine di Dio non in quanto maschio, non in quanto femmina, ma in quanto relazione tra i due: «Maschio e femmina a Sua immagine li creò». Il rapporto uomo-donna è la realizzazione dell’immagine di Dio nell’uomo: relazione, amore, dono e fecondità.

Circa il ripudio, non è che Gesù imponga una legge. Dice che è possibile vivere realmente il rapporto tra persone da figli di Dio, cioè a immagine di Dio che è amore. In questa ottica è possibile, cioè, il matrimonio come fedeltà, come indissolubilità. Come dono evangelico, non come legge. 

Gesà mette una condizione: in caso di “concubinato” si può ripudiare. Qui c’è una parola in greco che vuol dire varie cose: vuol dire prostituzione, adulterio, concubinato. La Chiesa orientale intende questa parola come adulterio: e quando uno è adultero, ammette il divorzio. La Chiesa occidentale, anche la tradizione antica cristiana, intende questo termine in greco non come prostituzione o adulterio ma come unione illegittima: illegittima per gli ebrei, legittima per i greci. Cioè i greci si sposavano anche tra fratello e sorella, e anche tra parenti. Allora, è il ragionamento, in questo caso non è matrimonio, è concubinato, separati pure. Negli altri casi, no.

L’orizzonte che Gesù apre al matrimonio è interessante ed molto bello e molto chiaro. Questo evidentemente apre problemi pastorali rilevanti: come educare le persone a questa capacità di amare in una società che certo non educa, e non ha mai educato a questo, ma oggi ancora meno? Il secondo problema – anche se una persona è educata ad amare – è che i condizionamenti oggi sono tali che non possono non pesare sulla coppia. Come trovare il modo per far sì che questi condizionamenti siano evitati in modo che un matrimonio abbia le condizioni minime per resistere? Se si comincia a non vedersi mai, a esser sempre presi dal lavoro, a stare dieci ore al giorno al lavoro con un altro o un’altra, che non è il tuo partner, e poi ti trovi con un altro a casa solo per i tuoi problemi, alla fine odi la persona che trovi lì. 

Rimane aperto il problema di tanti matrimoni falliti. Sappiamo quanti sono, e che per motivi imponderabili non sono riusciti. Nella nostra epoca la cosa è molto comprensibile, perché è stata un’epoca di grandi trasformazioni. Che fare? Bisogna stare attenti a non escludere. A uno che ha già avuto la sfortuna di vedere fallito il proprio il matrimonio, cosa vuoi fare, vuoi anche ucciderlo e dirgli: non sei cristiano? 

*gesuita biblista e scrittore

Nella foto, Nicola Magrin, «Unione», acquarello su carta, 28 x 38 cm, 2012 – per concessione di Galleria Blanchaert