Ducati, un altro gioiellino italiano che finirà all’estero

Ducati, un altro gioiellino italiano che finirà all’estero

Molti pretendenti, nessun italiano. Nella partita per assicurarsi il gioiellino Ducati pare che Daimler sia uscita di scena: «siamo molto contenti del nostro accordo esistente tra Amg e Ducati», ha detto un portavoce della stella a tre punte all’agenzia Bloomberg, aggiungendo: «non siamo interessati ad un’acquisizione». Al contrario, rimangono in pista l’indiana Mahindra, un fondo cinese ma soprattutto la tedesca Volkswagen, attraverso il marchio di lusso Audi. Quest’ultima pare avrebbe chiesto un’esclusiva dopo un incontro con i manager della casa di Borgo Panigale nel corso del Salone dell’auto di Ginevra, senza però ottenerla. Secondo quanto rivela Bloomberg, Audi avrebbe tempo fino a metà aprile per decidere se acquistare la Ducati, sulla base di un diritto di prelazione. Da Investindustrial – il fondo guidato da Andrea Bonomi che controlla la società emiliana – non hanno né confermato né smentito a Linkiesta quest’ultima indiscrezione. Fonti sindacali invece confermano che in queste ultime ore ci siano stati numerosi contatti con Audi.

Dal canto suo, la casa di Ingolstadt non ha rilasciato alcun commento, né sull’affare né tantomeno sul famigerato “Project eagle”, cioè il piano segreto per diversificare nelle due ruote sponsorizzato da Ferdinand Piech, il numero uno di Volkswagen, citato ieri dal magazine inglese Motorcycle News. Piech ha confessato più volte di essersi pentito di non aver acquistato prima la società presieduta da Gabriele Del Torchio. I tedeschi, come dimostra la recente abbuffata di premi delle rosse al concorso indetto dal settimanale Motorrad, vanno pazzi per la Ducati.

Parallelamente, come hanno invece confermato alcune fonti vicine al dossier, Investindustrial, con i soci BS e il fondo pensione degli insegnanti dell’Ontario, starebbe proseguendo l’iter per la quotazione nella piazza asiatica di Hong Kong, che dovrebbe avvenire entro l’estate e per la quale sono stati nominati gli advisor Deutsche Bank, Goldman Sachs e Banca Imi, il ramo d’investimento di Intesa Sanpaolo. L’istituto guidato da Tommaso Cucchiani aveva peraltro già finanziato Bonomi nel marzo 2006, quando Investindustrial acquisì da Texas Pacific Group il 30% della casa motociclistica per 40,6 milioni di euro. 

La linea dettata dallo stesso Bonomi nella famosa intervista rilasciata di recente al Financial Times, dunque, non sarebbe cambiata. Tuttavia, qualora si affacciasse un singolo compratore, lo scenario potrebbe cambiare radicalmente. Confermato anche l’interesse, da parte di alcuni fondi mediorientali, ad acquisire quote di minoranza in Ducati prima dell’eventuale ritorno sui mercati finanziari dopo il delisting avvenuto a fine 2008, anno in cui Investindustrial salì all’85% del capitale di Ducati con un investimento da 390 milioni di euro.

Oggi il finanziere milanese, cavaliere bianco di Bpm, potrebbe guadagnare più del doppio: la cifra di cui si vocifera è 850 milioni di euro escluso il debito, che dovrebbe assestarsi tra 190 e 175 milioni di euro, in discesa rispetto ai 207 milioni del 31 dicembre 2010. Secondo le stime che circolano sul mercato, l’anno scorso il fatturato sarebbe salito a quota 480 milioni di euro (dai 390 milioni di fine 2010) così come i margini, pari a 93 milioni (67 milioni nel 2010). 

Ducati produce 42mila moto l’anno e ha una quota del 9% sul segmento sportivo del mercato globale, ma il suo marchio, come si evince dal bilancio 2010, rimane ancora in pegno a Intesa Sanpaolo (dal 7 agosto 2008), in cambio di una linea di credito da 265 milioni di euro, a cui si sono affiancate il 25 marzo 2011 la Popolare di Vicenza e la Banca europea per gli investimenti. Dal brand della moto di Valentino Rossi «il gruppo si aspetta di ottenere un contributo positivo ai propri cash flow per un periodo di tempo indefinito». A onor del vero, Ducati aveva già tentato, ma senza successo, di riportarlo sotto il suo ombrello a fine 2007

A Bologna, dove l’operazione Lamborghini – finita proprio sotto il controllo Volkswagen nel 2010, come la torinese Italdesign di Giorgetto Giugiaro – è ancora impressa nella memoria, accoglierebbero i tedeschi a braccia aperte, preferendo ovviamente un partner industriale di standing elevato come Audi rispetto a un socio puramente finanziario. Anche per questo, nonostante la fase sia ancora prematura, l’attenzione sul mantenimento del cuore della società in Italia è ai massimi livelli, viste anche le recenti ambizioni “nomadi” di Sergio Marchionne. 

Da un anno a questa parte, cioè da quando all’interno della fabbrica di Borgo Panigale sono stati avvisati sindacati e dipendenti della messa in vendita della casa motociclistica, non si è mai palesato nessun compratore italiano. In questo periodo d’intense manovre per assicurarsi quote di fondazioni bancarie in difficoltà e compagnie assicurative decotte, c’è un altro gioiellino italiano che purtroppo non fa gola a nessuno.

Twitter: @antoniovanuzzo