Il Papa arriva a Cuba, l’America latina ha bisogno della Chiesa

Il Papa arriva a Cuba, l’America latina ha bisogno della Chiesa

Il viaggio in corso di Papa Ratzinger tra Messico e Cuba, viene certamente seguito con curiosità internazionale per vedere se avrà la forza di segnare di fatto la fine del regime castrista. «L’ideologia marxista, com ‘era concepita, non risponde più alla realtà», ha spiegato Benedetto XVI ai giornalisti sull’aereo. «Devono essere trovati nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo…». E non è un caso che anche questa visita apostolica sia stata messa in calendario con lo sguardo lungo che la Santa Sede riserva alle aree in via di trasformazione.

Certo ci sono occasioni celebrative e particolari ricorrenze (a Cuba i 400 anni della Virgen de la Caridad de Cobre) ma la presenza del pellegrino vestito di bianco segna un’attenzione non formale anche sotto il profilo geo-strategico. Il richiamo evidente è al primo storico ingresso a Cuba di Giovanni Paolo II nel 1998: quando il vincitore morale del comunismo s’impose a un Fidel Castro in evidente difficoltà. Molta acqua è passata sotto i ponti e nell’isola uno degli ultimi regimi comunisti si avvia comunque, nonostante le repressioni della dittatura, ad un inesorabile tramonto.

E pure il Messico, che ha una storia novecentesca di forte anticlericalismo e di persecuzione della Chiesa, in particolare da parte del Partido Rivolucionario Istitutional che ha retto per lunghi decenni il potere nel Paese, sembra indirizzato a interrogarsi con qualche angoscia sul suo futuro, ferito com’è dalle guerre non dichiarate del narcotraffico e dal difficile rapporto con il potente vicino più a Nord.

Tutto il subcontinente amerindio vive una fase di passaggio che non è solo materiale (con l’esplodere di economie in fortissima crescita come il Brasile) ma anche politica: è davvero finita l’influenza se non proprio il potere coloniale degli Stati Uniti, che ha lasciato strascichi anche dolorosi non ancora riassorbiti. Ma pure i nuovi presidenti più orientati a sinistra (come Chavez) sembrano alla ricerca di una collocazione più originale nel complesso quadro globale in continuo movimento.

Come se, liberati dal signoraggio anche culturale dell’Occidente, dovessero incamminarsi su una strada inedita, che tuteli l’identità propria del Continente e insieme affronti le fortissime sperequazioni sociali senza eccessi rivoluzionari, ma con graduali interventi riformatori. E qui, in questo frangente carico di aspettative ma anche di pericolose involuzioni, la Chiesa cattolica vuole esserci. E non a caso i discorsi di Benedetto XVI in tutto il faticoso itinerario apostolico battono sulla speranza di futuro e sulla costruzione di società più giuste e più rispettose dell’uomo e quindi anche di Dio.

«La Chiesa non è un potere politico, ma è un potere morale», ha spiegato il Papa «e intende educare non solo a una morale individuale, ma anche a una morale pubblica, una morale ragionevole che possa essere condivisa anche dai non credenti e dove i grandi valori del Vangelo restano necessari per fondare una società giusta». E forse nella fase di cambiamento che tutto il Continente sta attraversando, la stessa Chiesa si pone come uno degli ancoraggi più solidi anche sotto il profilo pubblico e civile: d’altronde è nell’America Latina che vive ormai il più gran numero di cattolici, ben più che nella vecchia Europa.

Tuttavia anche la Chiesa non è immune da macchie e dalla perdita di fedeli a vantaggio delle sette nordamericane di derivazione protestante. In Messico pesa in particolare la vicenda dei Legionari di Cristo e del loro fondatore Marcial Maciel protagonista di scandali sessuali e in odore di pedofilia. Sulla congregazione è scesa pesante la mano del Papa che ne ha cambiato tutti i vertici. In altri Paesi del Continente c’è un residuo disagio tra i cattolici per le antiche compromissioni con il vecchio potere civile. Però sembra ormai completamente tramontata la stagione della “teologia della liberazione” che chiamava i credenti più impegnati a battersi (anche con le armi) per la rivoluzione sociale. E non è un caso che uno dei più noti predicatori, il servita padre Clodovis Boff sia rientrato di recente nella Chiesa ufficiale, riconoscendo «l’errore di principio» che era alla base del movimento. Non così il fratello, l’ex francescano Leonardo Boff, che mantiene, anche se con meno seguaci, la polemica aperta con la Chiesa di Roma.