La paura degli scandinavi: “Chi crede all’Italia la pagherà”

La paura degli scandinavi: “Chi crede all’Italia la pagherà”

La Scandinavia non si fida dell’eurozona. Non c’è solo la Finlandia a essere scettica sul futuro della crisi dell’eurodebito. Le istituzioni finanziarie di Danimarca, Norvegia e Svezia avvertono in coro che la Banca centrale europea (Bce) ha riportato la stabilità nella zona euro nel brevissimo termine, ma nel lungo rimangono elevati rischi di un collasso. In particolare, come spiega Steen Grøndahl, numero uno del centro ricerche di Nordea, gli investitori che hanno puntato su Italia e Spagna potrebbero avere un «brusco risveglio».

La crisi europea dei debiti sovrani assume un’altra piega se vista da nord. La Scandinavia ha infatti una visione particolare delle turbolenze dell’euro. Grøndahl, parlando a Bloomberg TV, non ha dubbi: «La Bce ha drogato il mercato europeo, alimentando l’azzardo morale nelle banche e inducendo le stesse a fare carry trade». In altre parole, un attacco diretto alle due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro) condotte dall’Eurotower in dicembre e febbraio. In tal modo l’eurozona è stata invasa da oltre 1.000 miliardi di euro di liquidità che, da un lato hanno parzialmente risolto i problemi degli istituti di credito, ma dall’altro non hanno fatto altro che coltivare l’idea che la Bce sarà sempre presente. «I rendimenti di Btp e Bonos stanno scendendo solo ed esclusivamente grazie alle operazioni di Mario Draghi, ma quando finirà questo effetto, rimarranno i problemi di solvibilità nell’Europa mediterranea», ha detto Grøndahl. Intanto però i bond italiani continuano a essere collocati con tassi sempre inferiori. Per ora, come ha ricordato il direttore del Debito pubblico del Tesoro, Maria Cannata, c’è soddisfazione per questa prima fase dell’anno.

Non è diversa è l’opinione della Sveriges Riksbank, la banca centrale svedese. Il vice governatore Per Jansson, in una conferenza a porte chiusa avvenuta due giorni fa, ha ricordato come «le tensioni all’interno dell’eurozona non sono affatto terminate». In particolare, come rivelano fonti bancarie a Linkiesta, la principale preoccupazione della Riksbank non è rivolta solamente alla congiuntura economica attuale, quanto agli sviluppi futuri. Åsa Ekelund e Emelie Mannefred, due ricercatori della Riksbank, hanno espresso dubbi sull’utilità di fornire risorse al Fondo monetario internazionale (Fmi) per il fondo a protezione dell’Europa. «Occorre valutare al meglio la vicenda, considerando costi e benefici dell’operazione, dato che i rischi non sono pochi», affermano Ekelund e Mannefred. Eppure, il ministro svedese della Finanze, Anders Borg, ha oggi dichiarato di essere fiducioso nel futuro dell’eurozona. «I segnali che ci arrivano sono positivi, anche se il lavoro da fare rimane tanto». Quello che è certo è che, dopo il default ordinato della Grecia, il rischio è che anche altri Paesi possano prendere quella via.

C’è poi la Norvegia. Oggi la Norges Bank, la banca centrale norvegese, ha abbassato i tassi d’interesse motivando la decisione con «il clima di incertezza dell’economia globale». Il governatore Øystein Olsen ha escluso che ci possano essere rialzi nel breve termine. Sebbene non sia nell’eurozona, la Norvegia sta infatti guardando con attenzione i movimenti che avvengono in quest’area. Un recente studio della banca centrale, a cura di Hans Jørgen Tranvåg, ha evidenziato che «il lavoro della Banca centrale europea ha contribuito a rallentare l’espansione della crisi di liquidità delle banche europee, ma non ha risolto i problemi primari dell’area». Parole simile a quelle di Yngve Slyngstad, numero uno del fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo dopo quello di Abu Dhabi. In ottobre Slyngstad disse che non vedeva possibile un investimento nello European financial stability facility (Efsf), il fondo salva-Stati temporaneo dell’Ue. «Non ci sono abbastanza garanzie», spiegò Slyngstad. E stando alle ultime dichiarazioni dei membri di Norges Bank, nulla è cambiato.

Di contro, chi torna a credere nell’Italia è Goldman Sachs. In un report inviato oggi ai clienti istituzionali, la banca statunitense ha consigliato di comprare titoli di Stato italiani e vendere quelli spagnoli. Una simile operazione era stata compiuta nei mesi scorsi, con i bond francesi al posto di quelli iberici. Considerando il presunto scandalo che ha coinvolto oggi Goldman Sachs, tacciata da un ex dipendente di andare contro gli interessi dei clienti, non è esattamente un consiglio positivo.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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