Le novità della delega fiscale? Quasi nessuna, a parte nuove tasse

Le novità della delega fiscale? Quasi nessuna, a parte nuove tasse

Il rinvio da parte del governo Monti dell’approvazione del progetto di legge delega fiscale non costituisce un problema.
Il problema, semmai, è la scarsissima incisività di quel progetto che è poi il motivo per cui avrebbe fatto poca differenza se anche lo avessero approvato ieri. Allo stato attuale, infatti, chiunque immagini un progetto di delega fiscale destinato a rivoluzionare in profondità il nostro fisco, è destinato a rimanere deluso.Quello sin qui elaborato del governo dei tecnici è poco più di un tagliandino al sistema attuale.

L’unica vera e propria riforma messa in cantiere è quella del catasto dei fabbricati, finalizzata ad un aggiornamento significativo delle rendite catastali anche per i tributi diversi dall’IMU, ma, diversamente da quanto provvisoriamente attuato per l’IMU, sulla base di criteri razionali, piuttosto che meramente e ferocemente forfetari.
Per il resto, poche idee e alcune pure riciclate.

Una promessa di disciplina più puntuale dell’elusione fiscale, per evitare abusi del principio dell’abuso del diritto da parte dell’amministrazione finanziaria e ripristinare un minimo di certezza in un rapporto tra fisco e contribuente che, su questo fronte, sta passando da un eccesso all’altro. L’ennesima promessa di un fondo destinato ad accogliere le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, ai fini della loro restituzione ai contribuenti onesti sotto forma di riduzioni della pressione fiscale.

Ipotesi normative, queste due, che sembrava avrebbero trovato posto nel recente decreto legge fiscale, ma che poi sono state espunte, dimostrando con chiarezza come, nelle logiche del governo, gli interventi che interessano alle casse dello Stato si fanno per decreti legge immediatamente vigenti, quelli che interessano i diritti e le tasche dei cittadini si fanno per leggi delega che poi campa cavallo.

Senza contare che, per quanto riguarda l’impiego dei proventi della lotta all’evasione per la riduzione delle imposte, siamo ormai di fronte a un annuncio reiterato talmente tante volte che trova probabilmente simili solo nel numero di volte in cui, prima della seconda guerra mondiale, vennero presentati a Mussolini gli stessi aerei e carri armati, o nel numero di volte in cui, negli ultimi due anni e mezzo, l’Agenzia delle entrate ha annunciato come imminente la definitiva approvazione del nuovo redditometro.

Cos’altro in questa delega fiscale?

  • La previsione di nuove tasse per finalità ambientali.
     
  • Ragionevoli propositi di rivedere il sistema sanzionatorio nel senso di una parziale depenalizzazione (alcune sciocche e controproducenti misure ultrademagogiche introdotte lo scorso anno, dal governo Berlusconi prima e dallo stesso governo Monti poi, ancora gridano vendetta).
     
  • Vaghe promesse di un rafforzamento della giustizia tributaria (quanto mai opportuna, data l’attuale preoccupante deriva di attribuire all’amministrazione finanziaria sia il ruolo di controparte del contribuente che di mediatrice di se stessa nella controversia).
     
  • Qualche ritocco alle regole di determinazione del reddito di impresa.

Infine, l’ipotesi di tassare separatamente dal reddito complessivo i redditi delle imprese individuali e dei liberi professionisti, nonché delle relative società di persone e associazioni professionali, fino a quando le somme non vengono prelevate per il loro impiego ai fini del mantenimento personale e familiare. Un cambiamento di logica concettuale senza dubbio significativo, ma ben lungi dal poter costituire, da solo, una svolta epocale del nostro fisco.

Qualcos’altro ancora o tutto qua? Tutto qua.
Tempi grami e, da giugno in avanti, sotto con l’IMU e l’aumento di due punti percentuali dell’IVA. In bocca al lupo a tutti.
 

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