Portineria MilanoL’occupazione pacifica di piazza Affari e la Fiom che si spacca in due

L'occupazione pacifica di piazza Affari e la Fiom che si spacca in due

Chi si aspettava black block e violenza al corteo contro il governo Monti di Milano, organizzato dal movimento No Debito insieme con le sigle dei sindacati di base e i No Tav, è rimasto deluso. Al contrario di quanto titolato in questi giorni dal Giornale di Vittorio Feltri, circa 10mila persone hanno marciato in modo pacifico nel centro del capoluogo lombardo, tra lo shopping del fine settimana meneghino, al grido di «Monti attento, ancora fischia il vento». È stata una manifestazione «sobria» quella di Occupiamo Piazza Affari. Ma senza loden, con una nuova edizione del giornale Lotta Continua e un unico modello tedesco da applicare all’articolo 18 che vuole riformare il ministro del Welfare Elsa Fornero: il filosofo Carl Marx.

È stato il ritmo del bonghi e dei balli dei tanti lavoratori di colore iscritti al Cub a segnare la marcia della protesta contro il governo dei padroni e del duo «Monti-Napolitano». C’era pure una piccola delegazione di destra camuffata, a cui la questura ha intimato in mattinata di non presentarsi dopo gli annunci di ieri. Roberto Jonghi Lavarini, detto il Barone Nero, si è presentato lo stesso con un centinaio di persone. Qualche manifestante si è lamentato. Ne è nata una piccola scaramuccia, ma esponenti dell’Ugl, sindacato di destra, e altri sindacalisti di sinistra li hanno difesi.

Sarà che i bersagli politici sono più sobri, un tempo c’era Silvio Berlusconi, ma a parte qualche scritta sulle banche, un paio di fumogeni subito spenti da altri manifestanti di fronte a una sede di Unicredit, questa volta non si sono registrati momenti di tensione con le forze dell’ordine. Corre voce che l’ala dura dei centri sociali milanesi, quelli del Vittoria e del Cantiere, sia rimasta a casa. O meglio, che gli organizzatori abbiano sconsigliato di venire per «alimentare tensione inutile». Per questo motivo, il corteo partito da piazza Medaglie D’oro in corso di Porta Romana ha risparmiato tutti i negozi simbolo del capitalismo, come Mc Donald o la boutique Zara.

Certo, un pullmann proveniente da Napoli è stato fermato al casello di Melegnano con a bordo mazze da baseball. Ma l’unico momento di tensione «verbale» è stato tra i No Tav e i carabinieri in tenuta antisommossa («La Valsusa non si tocca») di fronte alla Banca d’Italia. Le stesse forze dell’ordine hanno riconosciuto che è stato un corteo «complessivamente sotto controllo». Sarà anche per questo che secondo alcuni partecipanti si sono visti in giro pochi «studenti» e «giovani»?

Qualche strascico di polemica nel movimento, però, la «prima manifestazione nazionale contro il governo Monti» (copyright Giorgio Cremaschi) la sta lasciando. Inizia a crearsi una divisione tra le frange dei centri sociali, mentre la più vistosa delle spaccature è quella dentro la Fiom. La manifestazione aveva tra gli organizzatori appunto Cremaschi, presidente del Comitato Centrale Fiom Cgil, ma di bandiere del sindacato non se ne sono viste. Maurizio Landini, segretario, non ha appoggiato l’iniziativa, anche perché, hanno chiosato alcuni iscritti durante il sit in in piazza Affari, «starebbe cercando di riavvicinarsi alla Cgil di Susanna Camusso».

Il gruppo più folto di manifestanti è stato quello composto dai valsusini, che hanno ricevuto la solidarietà di tutti gli altri partecipanti. Poi i Carc, bandiere di Alternativa Politica, Sinistra Critica e altro ancora. Un manifestante nudo si è presentato in piazza Affari senza creare particolare scalpore, tra raffigurazione della Piovra finanziaria e diversi insulti a banche, Monti e Napolitano.  «Il licenziamento economico scardina l’articolo 18 ed è ridicolo dire che la reintegrazione impedisce gli abusi. , ha spiegato Cremaschi di fronte al dito medio di Maurizio Cattelan. E alla domanda sul fatto che mancassero le sigle sindacali, Cremaschi ha risposto secco «Questa è una manifestazione specificamente contro il governo Monti mentre la Cgil ha deciso una politica di iniziative sindacali. Invece qui si vuole costruire un’opposizione più ampia e trasversale alle politiche del governo e che raccolga l’opposizione sociale e anche la No Tav». 

Il leader No Tav, Alberto Perino, all’arrivo del corteo in piazza Affari ha attaccato di nuovo l’esecutivo: «Il governo Monti è il peggiore della storia della Repubblica, perchè è un governo teppista. Monti vada fuori dalle scatole, torni a casa». Le critiche sono state soprattutto per Napolitano: «Il presidente della Repubblica non difende la Costituzione, si comporta come uno zar – ha dichiarato – si diceva un uomo di sinistra, io lo considero un sinistro». Il clima comunque tranquilo del corteo non ha dissuaso l’ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato a un attacco a testa bassa: «Quella che è stata la mobilitazione della Fiom, dei Cub, di Usb, dei no-global, dei No-Tav, degli antagonisti arrivati con bus da Roma, da Napoli e da tutto il Nord, ha visto radunato secondo la polizia solo alcune migliaia di persone, un bel flop per le tante sigle messe in campo».