L’ombra dei fatti di Tolosa sulle elezioni francesi

L’ombra dei fatti di Tolosa sulle elezioni francesi

Gli eventi di Tolosa sono cruciali per tre motivi. Hanno causato la sospensione della campagna elettorale dei due principali candidati. Hanno catalizzato l’attenzione e l’emotività dell’intera nazione. Hanno messo all’ordine del giorno temi che le presidenziali avevano finora evitato o lasciato in secondo piano: il rischio terrorismo, la sicurezza nazionale e l’efficacia del modello d’integrazione francese. Bisogna però sforzarsi di individuare e scindere tre piani diversi.

I fatti

Molti dubbi restano sulla gestione dell’inchiesta. Perché ci è voluto così tanto tempo per individuare il killer Mohamed Merah, se uno degli elementi chiave per l’identificazione – le tracce lasciate su internet – era a disposizione degli inquirenti da domenica 11 marzo, giorno in cui fu assassinato il primo militare a Tolosa? Come ha potuto Merah andare e ritornare dall’Afghanistan, munirsi di un arsenale e mettere in atto il suo piano omicida senza che nessuno se ne accorgesse? Sono queste le due principali domande a cui non si trova risposta, da cui nascono diverse interpretazioni, tutte inverificabili al momento. La lettura più calzante è probabilmente ancora quella di Napoleone: «mai attribuire alla malizia ciò che si spiega adeguatamente con l’incompetenza». Per far luce sulle eventuali incompetenze ci vorranno almeno alcune settimane.

Molti dubbi restano anche sull’assedio delle forze speciali. Sarkozy aveva pubblicamente dichiarato che «lo voleva vivo». Dopo 30 ore di negoziazione e un assalto finale Mohamed Merah è morto. Un’operazione iniziata tra le polemiche, con gli inquilini del palazzo infuriati per non essere stati evacuati subito, e terminata con il risultato opposto a quello auspicato. Si può pensare di tutto, tranne che a una «missione compiuta», come ha titolato Le Figaro. Ma anche in questo caso è praticamente impossibile accertare in breve tempo gli eventuali errori o precipitazioni. Anche la ricostruzione dell’assalto è ancora lacunosa e resa pubblica solo nella versione del ministro dell’interno Guéant e del direttore dei servizi Squarcini, coloro che coordinavano le operazioni. L’accertamento dei fatti richiede tempo, elemento che l’opinione pubblica, i leader politici e i media non sono disposti a concedere. Per questo motivo il dibattito politico e l’ipertrofia mediatica finiscono sempre per sequestrare i fatti.

Piano politico

Davanti alla tragedia nazionale, la sola figura a risultare autorevole è il Presidente della repubblica. Dal punto di vista politico, l’opinione di ogni persona che non ha potere d’intervento – sia essa candidato, giornalista, esperto – nell’immediato viene annullata. La possibilità di gestire la situazione a ogni livello (fattuale, politico ed elettorale) è il vantaggio che i tragici avvenimenti di Tolosa hanno conferito a Sarkozy. Egli ha fatto tutto ciò che un presidente della repubblica doveva fare: si è recato sul posto, ha incontrato i famigliari delle vittime, ha parlato alla nazione, ha partecipato alla commemorazione nella sinagoga di Parigi, ha ricevuto le rappresentanze religiose ebraiche e musulmane, ha partecipato ai funerali dei militari, ha seguito da vicino le operazioni dei corpi speciali e ha chiesto di non cedere «alla generalizzazione e alla vendetta».

Tuttavia ogni suo gesto, ogni sua parola si sono inscritti inevitabilmente anche nella dimensione del candidato. La divisione formale dei ruoli, annunciata con la sospensione della campagna elettorale, si è di fatto rispecchiata in una loro sovrapposizione. La forte emotività degli avvenimenti ha inoltre sovraccaricato simbolicamente la figura del capo dello Stato, attribuendogli meriti e assolvendolo, almeno per il momento, da eventuali errori nella gestione delle operazioni. Mettere sotto accusa il presidente in un momento così tragico, significa mettere sotto accusa la Francia. Un’azione razionale che l’emotività non permette. L’unico punto debole della condotta del Presidente è stato il discorso alla nazione a conclusione dell’operazioni.

Sarkozy ha annunciato che «chiunque consulterà abitualmente siti internet che giustificano atti di terrorismo o che fanno appello all’odio e alla violenza potrà essere perseguito penalmente». Ha poi chiesto ufficialmente al ministro della Giustizia di compilare un rapporto sulla «diffusione delle ideologie fondamentaliste negli ambienti carcerari» e ha promesso la persecuzione penale dell’«apologia di crimini terroristici». Parole che guardavano già alla campagna elettorale, anticipando i tempi ed esponendo il ruolo del presidente agli attacchi che da tempo i francesi riservano al candidato: più parole che fatti, populismo a scopi elettorali.

Piano elettorale

Il primo esponente di rilievo a commentare polemicamente l’intervento delle forze speciali e dell’intelligence è stato il ministro degli Esteri Alain Juppé. Mentre tutti i membri dell’esecutivo facevano quadrato, Juppé ha avanzato l’ipotesi di «una falla». Una mossa, probabilmente concordata con Sarkozy, che ha tolto fin da subito l’esclusiva della critica all’opposizione. Le pesanti accuse d’incompetenza lanciate da Marine Le Pen in materia di sicurezza nazionale, o le caute insinuazioni di alcuni esponenti del Ps non hanno potuto colpire nel segno, dal momento che è stato lo stesso governo ad avanzare i primi dubbi.

La strategia di Sarkozy sembra quella di voler prendere distanza dai fatti e contemporaneamente sviluppare i temi che questi ultimi evocano: paura del terrorismo, unità nazionale, affermazione muscolare dei principi repubblicani. Molto probabilmente lascerà le polemiche ai compagni di partito e pronuncerà in prima persona frasi come quelle dette a Strasburgo nella ripresa della sua campagna: «La Francia non è colpevole», «la Repubblica non arretrerà di un centimetro». L’obiettivo è impedire l’elaborazione del lutto, la razionalizzazione degli eventi (che implicherebbe l’attribuzione delle responsabilità), stimolando l’emotività dell’elettorato.

Questa campagna non può che peggiorare. Se per i francesi era già difficile valutare le differenti ricette anticrisi e contro la disoccupazione, temi che dominavano il dibattito prima di Tolosa, ora sarà ancora più difficile scegliere il futuro presidente in base a proposte su questioni in cui l’esperienza quotidiana non aiuta. Il salario, le tasse, il potere d’acquisto sono elementi della vita dei più, ma la lotta al terrorismo, le strategie d’intelligence, il reale rischio d’attacco, la connessione tra islam e cellule di Al-Qaeda sono questioni che alimentano opinioni ideologiche o convinzioni pregiudiziali. Più Sarkozy riuscirà a tenere alta la tensione emotiva e più la sua rielezione sarà probabile.

Infine c’è un dettaglio di cui non si parla. Della strage di Tolosa per il momento ci sono cronache, racconti, analisi e polemiche. Mancano le immagini, che però esistono: il killer ha videoregistrato le sue azioni criminali. Immagini per il momento censurate, ma che se rese in qualche modo di pubblico dominio potrebbero amplificare lo choc. Anche per questo motivo, l’impatto elettorale degli eventi di Tolosa resta per il momento indecifrabile nel suo complesso. Un sondaggio di Csa commissionato dall’emittente televisiva Bmf, e condotto dopo gli eventi, dà Sarkozy in vantaggio su Hollande al primo turno 30% a 28%. Un altro realizzato pressoché contemporaneamente da Ifop per Europe1 riduce il vantaggio a mezzo punto percentuale, 28% a 27,5 per cento. I fatti di Tolosa hanno acceso ulteriormente i toni di un finale di campagna di per sé già combattuto. Con buona pace di chi fa appello alla calma e alla moderazione.