Molto competenti o “figlie di”, ecco le donne del mondo nuovo

Molto competenti o “figlie di”, ecco le donne del mondo nuovo

Dal giugno 2011, quando Gleisi Hoffmann è stata nominata alla Casa Civil, l’equivalente della Presidenza del Consiglio, in seguito delle dimissioni di Antonio Palocci, il Brasile è governato da due donne. Dilma Rousseff, che da pochi mesi era il secondo capo di Stato femmina del G20 (insieme a Cristina Fernández de Kirchner, mentre Julia Gillard e Angela Merkel sono capo di governo), ha scelto un’avvocatessa di 45 anni che da pochi mesi era senatrice dello stato di Paraná, come per Dilma, il primo incarico elettivo nella sua carriera. Gleisi, così battezzata in omaggio a Grace Kelly e che in gioventù pensò di farsi suora, prima di entrare nel Partito Comunista del Brasile, è stata in precedenza Cfo (direttore finanziario) di Itaipu Binacional, l’impresa brasiliano-paraguayana che gestisce la più grande centrale idroelettrica al mondo. Nel frattempo un’altra donna, Maria das Gracas Foster, ha assunto il più importante incarico manageriale del Brasile – come Ceo (amminstratore delegato) di Petrobras.

Certo tre rondini a Brasilia – e neanche il fatto che Dilma sia stata la prima donna a tenere il discorso inaugurale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – non fanno la primavera delle donne brasiliane. Secondo il Global Gender Gap Report 2011 del World Economic Forum, il Brasile è all’82esimo posto al mondo in termini di discriminazione di genere. Meglio dell’India, ma peggio che Russia e Cina, e perfino dell’Italia che in materia ha notoriamente ben poco da insegnare al resto del mondo. E non è che la situazione migliori se si guarda alla rappresentanza politica. I dati dell’Unione Parlamentare mostrano come il Brasile sia il meglio piazzato tra i Bric: meno del 9% dei deputati sono donne, poco meglio che il Bhutan ma pur sempre il peggior risultato tra i G20 – e la situazione è solo apparentemente migliore al Senato, che esiste soltanto in 73 paesi. In ogni caso tutti i Bric sono messi maluccio – e nulla lo mette meglio in evidenza che il fatto che pure l’Italia, per lo meno nel caso della Camera alta, ha una presenza femminile più elevata.

Donne in politica, dati Global Gender Gap Report 2011

In Cina, 24 dei 25 membri del diciassettesimo Politburo del Partito Comunista sono maschi – l’eccezione è Liu Yandong, con un incarico secondario – mentre non c’è nessuna donna nel Consiglio di Stato. Nel 1998-2008 vi siedeva Wu Yi, un ingegnere petrolifero nota per il pugno di ferro, che era in pratica la terza figura più importante del governo cinese, con responsabilità per l’economia e il commercio estero, prima di diventare Ministro della Salute nel delicatissimo frangente della crisi della Sars. Liu sedette anche nel quattordicesimo e quindicesimo Politburo e, al momento della nomina ministeriale, fu la prima donna ad occupare un incarico così importante dall’inizio delle riforme. Non a caso nel periodo 2004-2007 Forbes, la rivista americana, l’ha inclusa tra le tre donne più importanti al mondo.

Pratibha Devisingh Patil è da quattro anni la dodicesima Presidente dell’India, la prima donna ad assumere questa carica, così come era stata la prima donna Governatore del Rajasthan. Quella di Presidente è una carica sostanzialmente cerimoniale, e nel governo – che pure conta 37 ministri – l’unica donna è Selja Kumari, che combina due dicasteri ironicamente agli antipodi (la Povertà urbana e il Turismo). Aveva una collega, Mamata Banerjee alle Ferrovie, che ha però lasciato l’incarico dopo essere stata eletta Primo Ministro del Bengala Occidentale. Un successo notevole, dato che la Banerjee viene da una famiglia povera, mentre le politiche più note nella storia indiana – in particolare Indira Gandhi, figlia di Jawaharlal Nehru, e Sonia Gandhi, nuora di Indira e vedova di Rajiv, che prese il posto di Primo Ministro alla morte della madre prima di venire egli stesso assassinato – sono cresciute per così dire a politica e lassi. Come del resto le tante orfane e vedove della politica del Pakistan e del Bangladesh, figlie e mogli di capi di governo.

Dove poi hanno proprio deciso che il posto più adatto per le donne è in cucina a preparare vareniki è in Russia. Né Dmitry Medvedev né Vladimir Putin hanno avuto predecessori femminili. E nel governo attuale, composto da 28 membri, trovano posto soltanto tre donne – Elvira Nabiullina allo Sviluppo economico, Yelena Skrynnik all’Agricultura e Tatyana Golikova alla Sanità e affari sociali. In Unione Sovietica, malgrado la retorica comunista sull’uguaglianza di genere, la situazione fu persino peggiore – soltanto due donne hanno fatto parte del Politburo e oltretutto per periodi assai brevi, Yekaterina Furtseva nel 1957-61 e Galina Semyonova nel 1990-91.

Insomma, per le donne in politica neppure nei Bric la strada è in discesa. Predominano le tecnocrati – come detto la stessa Dilma non è una vera e propria politica – e le dinastie – marito della Golikova è il Ministro dell’Industria e commercio Viktor Khristenko (di nove anni più vecchio), della Hofmann in seconde nozze il Ministro delle Comunicazioni Paulo Bernardo (di 12 anni più vecchio). Deve ancora emergere una Margaret Thatcher dei Bric.